Il Pallonario (22-28 febbraio)


22 febbraio. L’inarrestabile ondata di violenza che ha colpito il Sudafrica dalla fine dell’apartheid a oggi non ha risparmiato neppure il mondo del calcio. Anzi, comincia a lasciare segnali pesanti. E sembra incredibile, ma è vera la notizia di quanto è accaduto ieri a Harthbeesfontein, un piccolo centro a sud-ovest di Johannesburg. Un arbitro ha sparato due colpi di pistola calibro nove a un calciatore che gli si era avventato contro armato di coltello. Il giocatore è morto, sul campo in cui si stava disputando la partita. Il calciatore ucciso aveva vent’anni e si è avventato contro l’arbitro, tentando di accoltellarlo, dopo aver protestato a lungo per un gol dubbio convalidato alla squadra avversaria. Si era quasi alla fine della partita e la formazione della vittima era comunque in vantaggio per 2 a 1. Il direttore di gara, 34 anni, non è stato arrestato, ma soltanto denunciato a piede libero, anche se dovrà successivamente rispondere di omicidio, come ovvio. Primo atto nei suoi confronti, il sequestro della pistola che l’arbitro, peraltro, deteneva regolarmente. Ma che razza di partita poteva mai essere, se un arbitro si portava in campo una pistola, e se i giocatori sotto la divisa nascondevano dei coltelli? Follia pura. (1999)

23 febbraio. Francisco Gento Lopez, la famosa ala sinistra del Real Madrid, rischia di essere coinvolto in un caso giudiziario a pochissimi giorni dal’incontro che i madrileni disputeranno a Parigi contro la Juventus. L’attaccante spagnolo, al volante della sua auto, ha investito e ucciso un caporale della Guardia Civile. L’incidente è avvenuto presso San Sebastian de los Reyes, una cittadina a circa 15 chilometri dalla capitale. Secondo quanto dichiarato da alcuni testimoni oculari, l’agente si era portato sulla strada per controllare un autocarro di sosta, quando la potente vettura guidata dal calciatore è uscita a forte velocità da una curva investendolo in pieno. Gento è stato fermato ed interrogato, alla presenza dell’’avvocato della sua società, nei locali della polizia; successivamente è stato rilasciato in libertà. (1962) 


24 febbraio. Un truffatore ha incassato in poco più di due mesi assegni falsi per oltre un milione spacciandosi per un giocatore della Juventus. Fermato ieri sera dalla polizia aveva in tasca documenti contraffatti e libretti d’assegni forse rubati. Si chiama Giuseppe Ferrabone, 25 anni, nato a Felizzano, senza fissa dimora. Si presentava in negozi e locali pubblici facendosi passare per Giuseppe Zaniboni, il giovane giocatore acquistato dalla Juventus lo scorso anno. Esibiva una patente falsificata oppure una tessera del club torinese che aveva fatto stampare: data la notevole rassomiglianza con il calciatore nessuno aveva mai sospettato. Al momento di pagare i conti chiedeva di cambiare un assegno; ne ha messi in circolazione per oltre un milione in città in decine di città. (1971)

25 febbraio. I tifosi del Genoa Club San Teodoro sono disperati: qualcuno ha rubato il loro striscione sociale, di cui andavano fierissimi perché era il meglio piazzato fra tutti, allo stadio Bernabeu di Madrid, durante la finale Italia-Germania nel campionato mondiale 1982. Una ricompensa è stata offerta a chi lo ritroverà. (1983)

Continua a leggere “Il Pallonario (22-28 febbraio)”

La Disparition – Il fantacalcio senza la “e” #19

di Gianvittorio Randaccio

“Tra la fantaItalia in cui mi ha fatto vivere Enrico Brizzi e il fantacalcio senza la ‘e’ non ci saranno poi tutte queste differenze” deve aver pensato Lorenzo Pellegrini prima di accettare l’offerta dei magnati cinesi dello Xiao nana Xiao in estate. Sì, perché Lorenzo Pellegrini ha vissuto tante vite, e quella di adesso, nella quale è un centrocampista della Roma e, per l’appunto, dello Xiao nana Xiao, è solo l’ultima di una lunga serie, tutta farina del sacco di Enrico Brizzi, che l’ha messo al centro di una saga di calcio immaginario, in tre fortunati libri. Noi della Disparition abbiamo ben presente il primo della serie, L’inattesa piega degli eventi: nel 1960, in un’Italia in cui Mussolini è ancora vivo, ha vinto la guerra e ha messo in un angolo i Savoia e il papa, Pellegrini è un giornalista di «Stadio», un quotidiano sportivo, e, soprattutto, un tombeur de femme: proprio a causa dei danni provocati dalla sua intensa attività amatoria, viene spedito in Africa Orientale, nelle colonie italiane, per scrivere due pezzi sulla Serie Africa, la lega che raduna il meglio del calcio di quelle parti, in vista del Torneo delle Sette Repubbliche, che si svolgerà a Roma. È lì, tra Asmara e Addis Abeba, che Pellegrini conosce una realtà nuova e inaspettata, che lo porterà a cambiare idea su molte cose.

Nella sua nuova veste di calciatore della Roma, Lorenzo Pellegrini sembra aver fatto tesoro degli eventi del libro di Brizzi: oggi non è più uno sciupafemmine, ma una persona con la testa sulle spalle, da poco diventato capitano della Roma, un centrocampista equilibrato e talentuoso, che mette le sue capacità al servizio della squadra. È così cambiato, rispetto al passato, che giusto qualche giorno fa ha rifiutato l’invito a passare una serata con una velina che gli avevo pervenire da Mkhitaryan, suo compagno nella Roma e centrocampista della Disparition, nel tentativo di sfiancarlo un po’ prima della partita: Pellegrini ha declinato con gentilezza, dicendo che la situazione della Xiao nana Xiao è seria, sono penultimi, e lui non vuole perdersi in svaghi inutili che possono deconcentrarlo in questo momento decisivo della stagione.

Continua a leggere “La Disparition – Il fantacalcio senza la “e” #19″

La Disparition – Il fantacalcio senza la “e” #18

di Gianvittorio Randaccio

Fin dalle prime giornate di ritiro, quest’estate, mi sono reso conto che avrei potuto avere qualche problema con Manuel Lazzari, brillante uomo di fascia della Lazio e della Disparition. Lazzari ha un carattere un po’ chiuso, introverso, e si innervosisce facilmente, soprattutto quando qualcuno lo prende in giro confondendolo con il Lazzaro del vangelo di Giovanni, quello che è morto e poi è risorto. Una volta, per esempio, siccome Lazzari non usciva dagli spogliatoi, Lozano ha urlato «Lazzari, vieni fuori!», come se fosse Gesù, e quando Lazzari è venuto fuori veramente abbiamo dovuto fermarlo in tre, perché voleva picchiarsi con il povero Lozano. Oppure un’altra volta quel bonaccione di Consigli, dopo che Lazzari è caduto tenendosi il ginocchio, ha detto: «Ma sì, adesso sembra quasi morto, poi tra tre giorni si rialza e salta come un grillo». Lazzari, a sentire quelle parole, si è rialzato subito e, zoppicando, ha tirato un ceffone a Consigli, per poi riaccasciarsi a terra. Per non parlare delle bestemmie, a volte appena accennate, altre volte urlate a squarciagola, per un cross sbagliato, un dribbling non riuscito o un pestone fortuito.

Una volta ho preso Lazzari in disparte e lui mi ha spiegato con grande tranquillità che ha un conto aperto con tutta la Santissima Trinità, che ha questa rabbia inestinguibile contro chi l’ha fatto risorgere e poi rimorire, rendendolo lo zimbello di ogni squadra in cui ha giocato: per lui la bestemmia è una sorta di rivincita, mi ha spiegato, uno sfogo con cui si libera da tutte le ingiustizie di cui si crede vittima. «Aveva ragione Saramago,» mi ha detto «quando nel Vangelo secondo Gesù Cristo ha fatto dire a Maria di Magdala che “nessuno ha compiuto tanti peccati in vita per meritare di morire due volte” e così Gesù si è placato e si è allontanato per piangere, senza farmi uscire da quella grotta puzzolente e lasciandomi solo e tranquillo nel sepolcro. Magari fosse successo veramente così, adesso non patirei le prese in giro che i compagni di squadra e gli avversari mi rivolgono come se niente fosse. Ma si sa, la poesia ha ragioni diverse dalla religione.»

Continua a leggere “La Disparition – Il fantacalcio senza la “e” #18″

Il Pallonario (15-21 febbraio)

15 febbraio. I nazionali Gehrard Weber, Mathias Muller e Peter Kotte sono stati arrestati al momento di partire per Buenos Aires all’aeroporto di Schoenenfeld a Berlino Est. I tre, che militano nella Dinamo Dresda, stavano per salire sull’aereo che gli avrebbe portati in Sudamerica dove già si trova la nazionale della Germania Est quando sono stati fermati dalla polizia che li ha accompagnati prima alla propria sede e, quindi, in carcere. Malgrado le autorità di Berlino Est non abbiano voluto rilasciare alcuna dichiarazione in merito, sembra che i tre popolari calciatori avessero intenzione, una volta sbarcati in Argentina, di chiedere asilo politico alle autorità di quel Paese. (1981)

16 febbraio. Sventata dalla Federazione Italiana Gioco Calcio una eccezionale frode sportiva. Arrestato a Milano un cameriere che voleva “drogare” una squadra. Per trecentomila lire il signor Ennio Ortolan ha proposto ai dirigenti dell’Udinese di versare una polverina nel cibo dei giocatori della Pro Patria, prima dell’incontro di domani per il torneo di serie B. I lombardi sarebbero scesi in campo intontiti. La denuncia è della Società veneta. Il cameriere era però stato licenziato: voleva truffare un po’ di soldi. (1963)

17 febbraio. Dolo Mistone è ormai una sicurezza. Il fortissimo difensore parte-nopeo e parte-innamorato non ha voluto saperne di “cambiare allenatore”, secondo l’annoso costume della squadra napoletana. Anzi, per non essere indotto in tentazione, non ha atteso (come s’usa) la fine del campionato e si è affrettato a condurre all’altare la (graziosissima) signorina Pina Fioretti. È stato il primo (autentico) successo dell’allenatore Pesaola, presente alla (lieta) cerimonia. Al velocissimo Mistone, auguri e figli maschi. (1962)

18 febbraio. Per la prima volta nel campionato di serie B un arbitro straniero. Alessandria-Catania, partita decisiva per il primato, è stata diretta ieri dall’austriaco Kainer. Il professionismo arbitrale è una questione che rimbalza. Al punto di partenza come una palla da ping pong dopo aver urtato contro un muro. In Italia i dirigenti di categoria non ne vogliono sentir parlare, però per un incontro difficile, sia pure di seconda serie, fanno venire il direttore dall’estero. Questi è un dilettante: Herr Kainer fa il maestro pasticciere in una cittadina della Carinzia, Wolfsberg. È un ex ala destra del Wiener Neustadt, obbligato a smettere la pratica del calcio da un brutto “menisco”. In vent’anni di carriera arbitrale ha messo all’attivo duemila partite. Nella stagione è già stato cinque volte in Italia. Tuttavia resta un dilettante, sebbene le sue trasferte costino come la prestazione di un professionista. Sfumature. Quel che conta è che ha autorità, e che ieri ha diretto bene, anche se – sfumatura per sfumatura – ha adottato una leggera impronta casalinga. (1957)

Continua a leggere “Il Pallonario (15-21 febbraio)”

Le parole sono importanti – Arrigo Sacchi

di Maurizio Zoja

Nato a Fusignano, in provincia di Ravenna, nel 1946, Arrigo Sacchi ha iniziato la propria carriera di allenatore nella squadra del suo paese natale. Dopo il Rimini e le giovanili della Fiorentina, si è seduto per due stagioni sulla panchina del Parma, in serie B, per poi centrare lo scudetto al suo esordio in serie A con il Milan, nel 1988. Nei due anni seguenti ha vinto altrettante Coppe dei Campioni, un bis mai più riuscito a nessuna squadra per oltre venticinque anni. Passato alla Nazionale, ha conquistato la finale dei mondiali disputati negli Usa nel 1994, per poi fare un breve ritorno al Milan e chiudere la carriera di allenatore con l’Atletico Madrid e infine con il Parma. È stato tra i primi allenatori a poter contare su un’imitazione: quella, straordineria, di Maurizio Crozza. 


«Iniziai ad allenare nel 1973, nel bel mezzo della rivoluzione olandese. Avevo 27 anni e da tempo mi era chiaro che non sarei mai diventato un calciatore professionista. Da piccolo facevo l’ala, poi mi spostarono mediano, poi terzino, poi fuori.»

«Per diventare un buon allenatore non bisogna essere stati per forza dei campioni: un fantino non ha mai fatto il cavallo.»

«A Barcellona prima della finale di Coppa Campioni contro la Steaua il nostro pullman avanzava a passo d’uomo tra la folla di tifosi milanisti. Baresi mi chiese: “Mister, chi lo spiega a tutta questa gente se perdiamo?” Gli risposi: “Franco, tu pensa solo che vinciamo”.»

«Alla fine del primo tempo, di Italia-Germania dell’Europeo 96, Rainer Bonhof, che era assistente allenatore dei tedeschi mi disse: “Ma quanto giocate bene?”. Pareggiammo e fummo eliminati, mentre loro avrebbero vinto il torneo. A fine partita tutti ci dissero che avevano ricevuto una lezione. Tutti pensano che se vinci sei bravo, se perdi sei scarso.»

Continua a leggere “Le parole sono importanti – Arrigo Sacchi”

Il Pallonario (8-14 febbraio)

8 febbraio. Un ex calciatore del Torino, invalido per un incidente di gioco, si è ucciso stanotte in casa con una trentina di pastiglie di barbiturici. Non si è ancora stabilito con sicurezza se si tratta di suicidio o di una disgrazia. Già altre volte, per lenire il dolore alla gamba, aveva abusato di sedativi finendo gravissimo al Centro di rianimazione delle Molinette. Stamane non sono riusciti a salvarlo per un tragico errore. Pierino Martinetto, 44 anni, faceva parte come riserva della squadra del Torino negli anni dei cinque scudetti consecutivi, dal 1943 al 1949. A vent’anni, quando già si parlava di lui come possibile titolare ebbe un grave incidente: un calcio alla gamba sinistra, la carriera troncata. L’arto infortunato non si riprese più. I legamenti spezzati, la circolazione sanguigna difettosa lo hanno a poco a poco atrofizzato. Dopo qualche anno i medici hanno dovuto amputargli la gamba. Ma il dolore di Pierino Martinetto non è cessato. Rimasto solo con la madre vedova è andato ad abitare in corso Taranto 159/2. Per sopportare le fitte lancinanti ha incominciato a prendere pastiglie, poi a fare iniezioni di calmanti. Ha preso anche stupefacenti. Stamane la madre quando si è svegliata l’ha trovato rantolante. Sul comodino tre o quattro flaconi vuoti di sedativi. La donna ha telefonato alla Croce Rossa, ma nell’affanno ha sbagliato il numero: corso Taranto 152 anziché 159. I barellieri hanno così perso parecchi minuti nel cercare la vera abitazione. Quando sono arrivati il Martinetto era già morto. (1971)

9 febbraio. Giovanni Maida, torinese, aveva chiesto al tribunale di Roma che il CONI fosse obbligato a versargli 5 miliardi per avergli impedito di utilizzare in Italia un suo gioco di pronostici. I magistrati gli hanno dato torto e lo hanno condannato a pagare 120 mila lire per le spese giudiziarie. Il sistema ideato da Giovanni Maida ha un nome: “Totogoal”. L’inventore depositò questo sistema presso l’ufficio per la proprietà artistica, scientifica e letteraria, lo prospettò al CONI il quale successivamente decise di non realizzarlo. Giovanni Maida sostiene che il Comitato Olimpico ha sfruttato taluni elementi del sistema da lui inventato per cui si è rivolto al tribunale chiedendo il risarcimento del danno. Il tribunale ha spiegato che soltanto allo Stato spetta il diritto di esercitare dei giochi con la conseguenza di poterli affidare a gestione di terzi. Questo vuol dire che nessun privato può vantare una posizione giuridica di “vantaggio” rispetto gli altri e quindi pretendere che gli sia riconosciuto il diritto di esercitare un gioco di cui sia ideatore. (1966)

10 febbraio. Il bambino della foto è Julien, 10 anni e mezzo, ultimo rampollo della dinastia calcistica Rio. Una dinastia nobile, perché suo padre Patrice è stato 17 volte nazionale, e suo nonno Roger 18. Ma anche una dinastia fedele, perché tutti hanno vestito i colori del Nantes e di nessuna altra squadra. Julien, come si vede, segue l’esempio. (1983)

11 febbraio. Dopo la vittoria egiziana a Napoli avremo ora una invasione di tecnici del  Cairo. Il primo allenatore d’Egitto che verrà in Italia è Ramsete III il quale, molto probabilmente, prenderà in consegna le mummie laziali. A meno che la Sampdoria non gli offra di più. (1958)

Continua a leggere “Il Pallonario (8-14 febbraio)”

La Disparition – Il fantacalcio senza la “e” #17

di Gianvittorio Randaccio

«Papà aveva La Domenica Sportiva, ed era contento quando arrivava il servizio di Beppe Viola. Io avevo “Linus”, ed ero contento quando arrivava la pagina con la rubrica di Beppe Viola. Non sapevamo già che si trattava dello stesso Beppe Viola, ci saremmo arrivati con una leggera sfasatura.» Così scrive Stefano Bartezzaghi nell’introduzione del necessario Vite vere comprese la mia (la ristampa di Quodlibet, curata nel 2015 dall’autore volante Gino Cervi): io, più modestamente, mi accontenterei di essere contento di un gol di Nicolas Viola, omonimo centrocampista del Benevento e, accidentalmente, della Disparition, la squadra del Fantacalcio senza la “e”.

Nicolas è ben diverso da Beppe, bisogna dirlo con grande sincerità, solo il nome li collega in qualche modo, anche se forse possono essere accomunati dalla fantasia, che uno scatenava con la macchina da scrivere e l’altro, invece, con un educatissimo piede sinistro che si ispira, tra gli altri, al Chino Recoba, altro elemento che genera automaticamente una grandissima simpatia. Per il resto Nicolas (che di secondo nome, ahimè, pare faccia Benito) sembra un tipo introverso, pieno di tatuaggi nemmeno fosse un idolo della trap, che studia psicologia ed è appena rientrato da un lunghissimo infortunio, cosa che mi ha costretto ad aspettarlo per tutto il girone d’andata.

Continua a leggere “La Disparition – Il fantacalcio senza la “e” #17″

«It’s shite being Scottish»?

di Maurizio Zoja

Ci sono volute due vittorie ai rigori, prima contro Israele e poi contro la Serbia, per mettere fine a un’astinenza durata ventidue anni: era da Francia ’98 che la Scozia non partecipava a un grande torneo. I ragazzi di Steve Clarke saranno in campo ai prossimi europei, anche se sono finiti in un gruppo durissimo: debutteranno contro la Repubblica Ceca, per poi affrontare i vicecampioni del mondo della Croazia e soprattutto gli arcirivali dell’Inghilterra, in un imperdibile derby britannico in programma il 18 giugno proprio allo stadio di Wembley.
L’impianto non è più lo stesso, ma anche agli europei del ’96 Scozia-Inghilterra si giocò a Wembley. Vinsero i bianchi per 2-0, mettendo la partita in cassaforte con un gran gol di Paul Gascoigne, che ai tempi giocava proprio in Scozia, nei Rangers di Glasgow. Un gol segnato un minuto dopo che Gary McAllister aveva sbagliato il rigore che avrebbe portato la Scozia sull’1-1.

Sognare l’impresa prima di subire una cocente delusione sembra essere il destino dei blu, basti pensare al gol di David Narey al Villamarín di Siviglia, grazie al quale la Tartan Army si portò in vantaggio contro il Brasile ai mondiali di Spagna ’82, per poi venire travolta dalle reti di Zico, Oscar, Eder e Falcão. Per non parlare dei mondiali del ’78, durante i quali la vittoria contro l’Olanda, futura finalista, venne resa vana dalla precedente sconfitta contro il Perù e da un incredibile pareggio contro l’Iran. «Non mi sentivo così da quando Archie Gemmil segnò all’Olanda nel ’78» fa dire lo scrittore scozzese Irvine Welsh a Mark Renton, uno dei protagonisti del suo Trainspotting. In effetti di quella partita contro gli Orange è rimasto nella storia soprattutto la serpentina del giocatore del Nottingham Forest, uno dei tanti punti di forza di quella squadra a militare nel campionato inglese (Graeme Souness e Kenny Dalglish giocavano nel Liverpool, lo squalo Joe Jordan nel Manchester United).

E anche sul rapporto tra scozzesi e inglesi Irvine Welsh ha le idee molto chiare, o perlomeno le ha Sick Boy, amico-nemico di Renton e abile businessman (a patto che il business non sia legale): «È una merda essere scozzesi! Siamo il peggio del peggio, la feccia di questa cazzo di terra, i più disgraziati, miserabili, servili, patetici avanzi che siano mai stati cagati nella civiltà. Ci sono quelli che odiano gli inglesi, io no! Sono solo delle mezze seghe! D’altra parte noi siamo stati colonizzati da mezze seghe, non troviamo neanche una cultura decente da cui farci colonizzare». 

Continua a leggere “«It’s shite being Scottish»?”

Il Pallonario (1-7 febbraio)

1 febbraio. Alcuni calciatori della squadra ungherese Honved, che si trova a Montevideo per una serie di partite, sono stati chiamati ieri per telefono da Budapest dalle loro mogli, che hanno chiesto loro di far ritorno in patria. Una scena commovente si è svolta all’albergo dove sono alloggiati i calciatori ungheresi allorché Bozsik è stato chiamato dal centralino con le parole «è in linea  Budapest». Dopo di lui, sono stati chiamati successivamente al telefono Budas, Baniay, Racovski, Suzsza, Farago e altri giocatori sposati. Al termine della comunicazione, i giocatori hanno raffrontato le annotazioni fatte in cabina, trovando che tutte contenevano le stesse parole: «ti prego di ritornare». Sembra probabile che, dopo l’attuale tournée, la maggior parte dei giocatori le cui mogli si trovano a Budapest rientreranno in Ungheria. Almeno undici dei ventuno giocatori avrebbero comunque deciso di non rimpatriare: alcuni di essi sono sposati, ma le loro mogli sono fuggite all’estero. (1957)

2 febbraio. Roberto Abrussezze, 41 anni, è da tre stagioni il tecnico del Nacional di Quito, squadra campione dell’Ecuador. Nato a Rio de Janeiro, Abrussezze si definisce studioso di calcio e, anche se pare non abbia mai infilato un paio di scarpette bullonate, afferma di sapere tutto della materia che insegna. I risultati conseguiti dalla sua squadra nel 1986 gli danno ragione. Quando gli si chiede cosa ci sia alla base dei successi ottenuti, Abrussezze indica, in ordine decrescente: certezza di aver ragione, grande voglia di lavorare, rifiuto della stanchezza e delle interferenze altrui. Poi, con noncuranza, aggiunge: «Fiducia nella macuba». Subito specificando che ogni brasiliano è, naturalmente, un “macumbero”. Ossia uno stregone. (1987)

3 febbraio. Un gruppo di soci del Bologna FC chiede come mai allo stadio bolognese, dopo una fugace apparizione, sia di nuovo scomparso il servizio dell’altoparlante, servizio che non manca negli altri campi anche minori e che è soprattutto utile per annunciare la formazione delle squadre. (1946)

4 febbraio. Politica forse, ma non con questo governo. Lilian Thuram, trentasettenne ex difensore di Parma e Juventus, ha rifiutato la proposta del presidente francese Nicolas Sarkozy di far parte del suo governo. «Entrare in politica? Per ora no. La politica è qualcosa di talmente nobile che non può essere affrontata con approssimazione. Io devo imparare ancora molte cose ed è quello che sta facendo incontrando persone che hanno opinioni diverse, un giorno chissà.» (2009) 

Continua a leggere “Il Pallonario (1-7 febbraio)”

La Disparition – Il fantacalcio senza la “e” #16

di Gianvittorio Randaccio

In questi mesi di pandemia ci siamo spesso trovati di fronte a giocatori e allenatori che, nel silenzio degli stadi vuoti, si sono lasciati andare a espressioni blasfeme per poi venire puniti, come se fossimo ancora nel Medioevo, con squalifiche, reprimende e articoli più o meno indignati sui giornali. 

Fa notizia, quindi, che il Real Catagna prenda una strada completamente diversa per cercare di uscire dalla crisi in cui è caduta fin dall’inizio della stagione: la strada della fede, della parola di Dio, dell’amore per il prossimo. Da fonti certe pare che nei giorni scorsi sia circolato nello spogliatoio del Real Catagna il testo della famosa enciclica di papa Francesco intitolata Lautaro si’, nella quale il papa argentino esalta il talento del suo connazionale ispirandosi alla famosa cantica di San Francesco. Fin dalle prime righe il messaggio è chiaro: «Lautaro sii, mi’ Signore, con tutte le tue segnature…» dice il papa, riferendosi al senso del gol di Lautaro Martinez, spronandolo a segnarne sempre di più, «con l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’azione offensiva», tenendo ben presente che «il gol è qualcosa di più che un problema da risolvere. È un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode». Lautaro ha preso subito sul serio le parole del suo papa connazionale, impegnandosi molto in allenamento e coinvolgendo anche molti suoi compagni, recitando appassionati rosari serali.

Continua a leggere “La Disparition – Il fantacalcio senza la “e” #16″