Allenamento?

di Alessandro Toso

Sto facendo colazione, e mentre intingo una quantità inusitata di Gocciole dark nella seconda tazza di caffelatte del mio primo mattino, penso alla squadra del Revine. Sono vecchi quasi quanto noi, ma a differenza dei miei dopolavoristi, loro hanno un approccio alla Arrigo Sacchi verso il football, e questo me li rende istantaneamente antipatici. Intanto fanno la preparazione atletica, e poi ti aggrediscono come cagnacci da guardia dalla momento in cui il pallone esce dall’area difensiva.

Per fortuna il pressing non è un compagno di viaggio ideale, quando la carta d’identità segnala che hai superato i quaranta, apposta non finiscono mai la partita con gli stessi effettivi con cui l’hanno cominciata. Strappi, contratture, mi sa che i fisioterapisti di quelle parti sono più ricchi dei dentisti, a forza di rimettere a posto vecchie cariatidi. Però giocarci contro non è mai divertente, soprattutto se i tuoi attaccanti hanno nel cuore il calcio romantico del dribbling a tutti i costi.

Il telefonino vibra un paio di volte sulla tovaglietta a quadri, poi si acquieta. Un messaggio. Vediamo chi mi scrive a quest’ora?

Mister non ce la faccio. Caviglia gonfia. Sorry!

Pancho. E la sua ennesima scusa per saltare allenamento. Oggi però dovrei ringraziarlo, perché mentre mi viene in mente il modo migliore per rispondere, sento un sorriso schiudermi le labbra. E questa è una cosa che non avrei creduto possibile fino a un attimo fa.

Nessun problema Pancho. Mi mandi una foto via whatsapp? Così vedo come stai?

Riappoggio il telefono sul tavolo, finisco di bere il caffè, mangio un altro biscotto. Da qualche parte, seduto nella sua vecchia Audi A6 station wagon, il mio bomber sta pensando. Sa perfettamente che continuando nel suo bluff rischia di saltare la trasferta di Revine, ché una caviglia gonfia il martedì non guarisce nel giro di pochi giorni, specie se ci devi camminare sopra. Nel tempo perso tra una donna e l’altra, infatti, Pancho fa il rappresentante di liquori, cosa che lo obbliga a macinare chilometri e a riempirsi di robaccia dalla mattina alla sera. Tramezzini, polpette, spritz, patatine rubacchiate nelle ciotole dei banconi di mezza provincia. Ecco perché è grasso come un maiale. Però quella della caviglia infortunata non gliela passo, se appena qualcuno degli altri si rendesse conto che gli faccio certi favori sarebbe la fine. Perciò adesso voglio proprio vedere come ne esce.

Continua a leggere “Allenamento?”

Il Pallonario (21-27 settembre)

21 settembre. Si è spento ieri a Derby, per un tumore intestinale, Brian Clough. Aveva 69 anni. Ex attaccante del Middlesbrough e del Sunderland, 251 gol in 274 partite, è entrato nella leggenda come il più grande tecnico inglese di club, campione con il Nottingham Forest un anno dopo la promozione, nel 1978 e quindi vincitore della Coppa Campioni 1979 e 1980. In precedenza aveva vinto il campionato inglese con il Derby, nel 1972. Egocentrico, eccentrico e controverso, era un fenomenale motivatore di giocatori poco più che ordinari. Aveva lasciato l’attività nel maggio 1993, con il Forest retrocesso in seconda serie. (2004) 

22 settembre. Il Manchester United è particolarmente interessato all’acquisto del centravanti della Juventus John Charles. Il «Sunday Dispatch» infatti pubblica un editoriale nel quale afferma che sta effettuando una sottoscrizione “pro” Charles che fu pagato dalla Juventus di Torino ben 63.000 sterline. Il Manchester, che come noto, ebbe la squadra decimata da un incidente aereo, ha concluso le trattative (per la notevole somma di 43.000 sterline) della mezz’ala sinistra Albert Quixal. (1958) 

23 settembre. Squadre e campi disponibili. Domande e offerte (rubrica a pagamento L. 1 la parola). Società Sportiva Pro Patria Taranto cerca ottimo centro-sostegno già prima Divisione. Fare offerta nominandosi. Borsa Valori cerca partita fuori campo domenica 26 squadre quarta divisione oppure libere. Telegrafare offerte Rossi, Clerici 8. Milano  (1926) 

24 settembre. I tre giocatori della Roma, Guaita, Scopelli e Stagnaro sono da ieri a Mentone. Dopo aver passato la frontiera in automobile al Ponte Saint Louis verso le due del mattino sono discesi in un albergo della città in attesa delle signore Guaita e Scopelli, che sono giunte solo oggi nel pomeriggio, dopo essere state fermate per dodici ore a Ventimiglia. Essi contano ripartire al più presto per Marsiglia in attesa di imbarcarsi per l’Argentina. (1935)  

Continua a leggere “Il Pallonario (21-27 settembre)”

Vite brevi di calciatori #4

di Gianvittorio Randaccio

Tullio Pestalozzi (Parma, 1981) ex difensore centrale, vanta qualche apparizione in serie B, ma ha solo accarezzato il sogno di sfondare nel calcio che conta. Il suo grande rimpianto è legato a una sera del maggio del 2010 quando, prima di un’importante sfida del campionato cadetto, ha sbattuto la testa contro un pensile della cucina lasciato inavvertitamente aperto dalla moglie, Natasha, procurandosi una ferita lacero-contusa che ha richiesto quindici punti di sutura in pronto soccorso. Pestalozzi ha dovuto così saltare le ultime tre, decisive sfide del campionato. Un anno e mezzo dopo Pestalozzi ha divorziato da Natasha.

Kevin Martuscello (Milano, 1997) è un giovane attaccante dal carattere un po’ focoso che negli ultimi tempi ha sbagliato un po’ troppi gol davanti al portiere, guadagnandosi il soprannome di “sciagurato Kevin”. Rimproverato severamente dal suo allenatore, all’ultimo allenamento Kevin all’improvviso ha estratto una pistola, sparando due colpi che, però, hanno mancato il mister, sfiorando invece la porta alle sue spalle. Una volta che Martuscello è stato allontanato dal campo, il mister ha commentato: «Nemmeno con una pistola riesce a centrare la porta…»

Remo Spallanzani (Roma, 1943), un elettricista in pensione, racconta sempre ai suoi nipoti di essere stato per qualche anno un calciatore di serie A, un difensore, e di avere incrociato nella sua breve carriera grandi calciatori come Facchetti, Rivera, Anastasi e altri di questa risma. Quando i nipoti, però, gli pongono delle domande un po’ più precise, chiedendo dettagli e particolari, il nonno Remo dice sempre di essere molto stanco e che non si ricorda più tutto, perché a una certa età non si ha più la memoria di una volta.

Il Pallonario (14-20 settembre)

Stampa

14 settembre. Giornata movimentata per Carlitos Tevez, talento argentino protagonista all’Olimpiade di Atene. È un suo gol a permettere al Boca Jrs di battere 2-1 il Gimnasia La Plata e conservare la vetta del campionato insieme al River Plate, vittorioso sul Racing. Nella notte tra domenica e lunedì, però, per l’attaccante arriva anche una denuncia per aggressione a un fotoreporter e furto della sua macchina fotografica, poi restituita senza rullino. Tevez non ha gradito di essere immortalato all’uscita di una discoteca insieme all’attrice argentina Natalia Sassi, ma il suo gesto ora potrebbe costargli caro. (2004) 

tevez

15 settembre. Giovanni Lodetti, 22 anni, milanese di Caselle Lurani, non passa per un cannoniere. La stagione scorsa, nel Milan, disputò 24 partite andando in gol una sola volta. Quest’anno ha sorpreso tutti, facendo secco Vavassori dopo appena 47 secondi di gioco: primo gol del campionato. Sarà bene precisare tuttavia che, in materia, i 47 secondi di Lodetti non fanno primato assoluto. Sandrino Mazzola nel derby milanese del 24 febbraio 1963 aveva battuto Ghezzi a 13 secondi dal fischio d’avvio. Non solo: anche come prima segnatura di un campionato, qualcuna ha fatto meglio di Lodetti. Miguel Montuori, a Udine, nella prima giornata del campionato 1956-57 era riuscito a segnare un gol ai bianconeri dopo 18 secondi di gioco. La gara di San Siro, ospite il Catania, ha avuto – almeno in fatto di realizzazioni – un esito sconcertante, che ha ben pochi precedenti, con la squadra di casa che segna dopo 47 secondi e con gli ospiti che raggiungono il pari al novantesimo. Quanti, dei ventimila spettatori presenti, hanno visto i due gol? Per chi va allo stadio in anticipo e in anticipo lo lascia, era un 1-0; chi è andato in ritardo ed è rimasto sugli spalti sino al novantesimo ha visto lo 0-1; peggio per la… maggioranza che entra in ritardo ed esce in anticipo: qui si è trattato addirittura di uno 0-0! (1964)

Continua a leggere “Il Pallonario (14-20 settembre)”

Il catenaccio

di Emiliano “el Buitre” Fabbri

Negli ultimi anni, quando si nomina il catenaccio, lo si fa sottovoce, quasi per evitare di essere associati a una tattica considerata obsoleta e agli antipodi di un calcio moderno fatto di possesso palla, uscita dal basso e alzamento del baricentro. Poi vai a studiare bene alcune squadre di livello internazionale e ti accorgi che alcuni allenatori “moderni” si rifanno proprio a quei principi che hanno portato il catenaccio a trionfare in Europa e nel mondo, magari rivisitati e attualizzati, ma comunque un sistema di gioco basato su difesa attendista e contropiede. Tenendo sempre a mente che non esiste solo un tipo di calcio, ma diverse interpretazioni di esso, e lungi dallo schierarsi a favore di uno o dell’altro, con questa analisi si vuole ripercorrere la genesi del catenaccio e come è arrivato ai giorni nostri. Nell’immaginario collettivo il catenaccio è una tattica di ispirazione italiana, ma non è propriamente così.

La nascita dell’idea del catenaccio, o per meglio dire in lingua francofona verrou (serratura), avviene negli anni Trenta in Svizzera. È difficile pensare che una nazione così piccola e con scarsissima tradizione calcistica possa essere la culla di una tattica calcistica, ma sono state proprio queste caratteristiche a far nascere quest’idea a Karl Rappan. Nato a Vienna, cresce e gioca con uno stile danubiano nel Rapid Vienna e nella nazionale austriaca, ma sarà quando diventa allenatore che accende la sua lampadina. Accade in Svizzera, quando prende le redini del Servette, e il suo ragionamento si basa proprio osservando il basso livello tecnico dei giocatori a sua disposizione, che a sua detta non avrebbero mai e poi mai potuto controbattere giocatori più forti: così, invece di accettare confronti singoli, pensa di giocare di squadra. Insomma, dà un’impronta di organizzazione collettiva per affrontare squadre più forti, cominciando a rinforzare la difesa. All’epoca il sistema di gioco più in voga è il WM, una sorta di 3-4-3 con un quadrilatero a centrocampo e difesa in linea. Rappan sposta uno dei due mediani sulla linea dei terzini, arretrando uno di quest’ultimi dietro la linea. Di fatto ha inventato il verouller, ovvero il libero come lo ribattezzerà anni dopo Gianni Brera, che gli anglofoni chiameranno sweeper, letteralmente tradotto: spazzatore. Un difensore senza compiti di marcatura. Dal 1931 Rappan vince sei campionati e otto coppe nazionali, col Servette prima e il Grasshoppers poi, fino ad arrivare a guidare la nazionale elvetica nei mondiali di Francia 1938, che condurrà fino ai quarti di finale, uscendo dignitosamente con la grande Ungheria, e togliendosi la soddisfazione di eliminare la Germania nazista che nel frattempo aveva assorbito con la forza la nazionale austriaca.

Per rivedere un sistema di gioco simile al verrou di Rappen bisogna andare in Unione Sovietica negli anni Quaranta, dove a cavallo della seconda guerra mondiale Alexander Kuzmich Abramov, un ex professore di ginnastica allenatore del Kryla Sovetov, adesso Samara, riprende i principi svizzeri, ma oltre ad abbassare uno dei mediani e facendo scalare dietro uno dei terzini, dispone la fase difensiva a zona. La sua squadra, presa dai bassifondi, riesce a tenere testa a squadre più blasonate, senza però arrivare mai ad alzare trofei, e per questo la sua tattica chiamata “Volzhskaya Zashchepka” ovvero “Volga Clip”, viene considerata ancora un espediente per le squadre più deboli. Nella terra dei soviet l’esperimento rimane un fuoco di paglia, che però verrà riacceso trent’anni dopo, con modalità differenti ma con gli stessi principi, da Valerij Lobanovs’kyj.

È il 1946 quando il catenaccio entra in Italia. E lo fa dal porto di Salerno. Gipo Viani allena la Salernitana in serie B, campionato che vincerà. Lo fa applicando quello che sarà chiamato “Vianema”, ovvero un sistema di gioco in cui uno dei due mediani diventa un vero e proprio stopper sul centravanti avversario, col centrale della linea difensiva che si abbassa a fare il libero. A maggior protezione difensiva, Viani abbassa il baricentro della squadra. In Italia allenatori come Mario Villini della Triestina nel 1941/42 e Ottavio Barbieri dei Vigili del Fuoco La Spezia nel 1944 avevano già usato il libero, ma Viani ha il merito di applicare questa idea di gioco con regolarità, espandendola alle squadre di fascia medio bassa che cominciavano sempre più a farne un uso sistematico.

Ma il primo grande club che utilizza il catenaccio è l’Inter di Alfredo Foni, che nell’interpretazione ci mette del suo. Infatti Foni sposta il terzino di destra dietro a fare il libero e abbassa l’ala destra che in tale modulo deve coprire tutta la fascia. In pratica inventa quella che sarà chiamata appunto “l’ala tornante”, e il primo rappresentante del ruolo è Gino Armano. L’interpretazione del ruolo di libero con Foni è di un difensore arcigno e senza fronzoli, uno che una volta recuperata la palla la calcia forte e il più lontano possibile, da qui l’appellativo di “battitore libero” che aveva in Ivano Blason il suo esempio. Con questa impostazione di gioco Foni vince due scudetti consecutivi nel 52/53 e 53/54, arrivando ad allenare la nazionale italiana, purtroppo però con minori fortune, non riuscendo a qualificarsi per i mondiali del 1958.

Dall’altra parte dell’Italia, un macellaio triestino coglie meglio di tutti questa idea di gioco, e porta la squadra della sua città al secondo posto della serie A nella stagione 1947/48. Inizia così l’epopea di Nereo Rocco: el Paròn. Dopo Trieste consolida la sua tattica a Padova, fino a quando nel 1961 viene chiamato dal Milan, il cui direttore tecnico era proprio Gipo Viani, che decise di affidarsi a Rocco per la sua idea di gioco perché utilizza il libero. L’idea fu vincente. Per la prima volta questo sistema di gioco viene portato alla ribalta internazionale e, cosa più importante, vincendo scudetti, coppe dei campioni e coppa intercontinentale. Il catenaccio è ufficialmente sdoganato e nessuno si vergogna più di utilizzarlo. Rocco in rossonero ha ovviamente dalla sua un’alta qualità dei calciatori: il suo catenaccio portava sì grande attenzione difensiva ma, una volta recuperata palla, invece di buttarla cercava di giocarla grazie alla classe del suo libero Cesare Maldini, che aveva il compito di farla arrivare tra i piedi di Gianni Rivera, che a sua volta innescava gli attaccanti. Insomma, un catenaccio sì, ma di qualità.

Ormai il catenaccio è diventato parte integrante del bagaglio tattico di ciascun allenatore italiano, ma sarà con un argentino che entrerà definitivamente nella storia. Quando Helenio Herrera arriva all’Inter nel 1960 lo chiamano già “il Mago”. Ha allenato in Francia, Portogallo e soprattutto in Spagna. È un giramondo e dovunque abbia vissuto e allenato ha accresciuto il suo bagaglio culturale che riversa in un’innovativa interpretazione del ruolo dell’allenatore, dalla preparazione fisica all’impostazione psicologica, passando ovviamente per la tattica. Quando nel 1960 Moratti lo ingaggia a suon di milioni, Herrera gioca un calcio spregiudicato e offensivo che però nelle sue prime due stagioni non gli fa vincere niente. È nel 1962 che il mago intelligentemente si adatta al calcio italiano, ma soprattutto adatta il suo sistema di gioco ai suoi eccellenti giocatori. Herrera decide di applicare il catenaccio alla sua Inter, e la fa diventare Grande. Tra il 1962 e il 1966 vince tre scudetti, due coppe dei campioni e due coppe intercontinentali, entrando nella storia del calcio appunto come la “Grande Inter”. La tattica è semplice, recuperata la palla bisogna arrivare al tiro in tre passaggi. Così da una linea difensiva composta, oltre che dal portiere Sarti, dal libero Picchi e due marcatori fissi sull’uomo – Burgnich e Guarneri – la palla deve arrivare subito tra i piedi del regista Luisito Suarez che con i suoi lanci lunghi e precisi la deve recapitare tra i piedi degli attaccanti Mazzola e Peiró o allargarla sulle fasce per lo scattante Jair a destra o sul piede mancino di Mariolino Corso. Il tutto con il centromediano Bedin davanti alla difesa a coprire le spalle di Suarez e il terzino fluidificante più forte della storia: Giacinto Facchetti. Furbescamente il Mago racconta in giro che il catenaccio lo ha inventato lui e che sia stato il primo a giocare col libero in una gara del 1945 con lo Stade Français, ma sappiamo che la storia dice ben altro. Sicuramente Herrera ha il merito di aver portato il catenaccio al picco massimo della sua espressione, sia in fatto di gioco che di vittorie. Da quel momento il catenaccio diventerà un marchio di fabbrica del calcio italiano, tanto che sarà sinonimo proprio di “calcio all’italiana”, e verrà utilizzato prevalentemente fino agli anni Ottanta, quando sul panorama del calcio mondiale arriverà un certo Arrigo Sacchi, che spariglierà le carte tattiche del calcio all’italiana  e le rimescolerà sotto la sua visione di zona, pressing e squadra alta. Ma questa è un’altra storia.

[Questo è il primo pezzo di Mister volante, una nuova rubrica di Portiere volante, in collaborazione con Trovamister, il sito di riferimento per i mister in cerca di panchina, e per tutto ciò che ha a che fare con l’allenatore e gli allenamenti. Ogni due giovedì gli autori di Portiere volante scriveranno un pezzo che verrà pubblicato su entrambi i siti.]

Il pallonario (7-13 settembre)

7 settembre. Diego Armando Maradona potrà lasciare la clinica psichiatrica di Buenos Aires, in cui è ricoverato da oltre tre mesi, e fare rientro a Cuba. Lo ha stabilito il giudice Norberto García Vedia accogliendo la richiesta del Pibe de Oro, che dovrebbe lasciare l’Argentina nel prossimo fine settimana. (2004)

8 settembre. Giunge notizia da Busto Arsizio che in città ha suscitato molto scalpore il fatto che il giocatore della Pro Patria Settembrini, che con le sue dichiarazioni alla Commissione di Controllo ha aperto il famoso scandalo calcistico Udinese – Pro Patria, è stato fatto segno ieri pomeriggio ad una specie di aggressione da parte di alcuni individui non identificati. Pare che il Settembrini, il quale è fidanzato con una signorina di Busto, abbia avuto appunto ieri una vivace discussione con il fratello della ragazza alla soglia dell’albergo che lo ospita. Ad un certo punto nella discussione sarebbero intervenuti alcuni estranei i quali avrebbero approfittato della circostanza per colpire ripetutamente con pugni il giuocatore bustese. Si ha ragione di ritenere che gli aggressori siano da ricercare in persone che avevano motivi di rancore personale nei confronti del Settembrini il quale, com’è noto, aveva provocato l’apertura dell’inchiesta che portò alla retrocessione dell’Udinese e alla squalifica di alcuni giuocatori della Pro Patria. (1955)

9 settembre. Tale il padre, tale il figlio. E qualche volta anche la madre. È il caso della famiglia Dewey. Ernest è presidente dell’associazione calcistica inglese di Haddenham, la moglie Phyllis ne è il segretario. Entrambi hanno superato con successo il difficile corso di arbitraggio organizzato dalla Federcalcio inglese, così come il figlio Gary di appena 13 anni. I Dewey per il calcio vanno proprio matti, ma se la signora Phyllis è riuscita a far modificare I vecchi regolamenti che non contemplavano donne-arbitro, non altrettanto ha potuto il giovanissimo Gary: per entrare ufficialmente in campo col fischietto dovrà aspettare di aver compiuto 16 anni. E non c’è dubbio che se Gary, invece di essere figlio unico, avesse altri dieci fratelli, l’Inghilterra avrebbe il suo bravo Dewey Football Club. (1977)

10 settembre. Fra i maggiori calciatori inglesi, secondo notizie provenienti da Stoccolma, sono caduti in guerra Gallacher e Mapson del Sunderland, Roberts dell’Arsenal, Allen del Newcastle e Cook dell’Everton. (1941)

Continua a leggere “Il pallonario (7-13 settembre)”

Il pallonario (31 agosto-6 settembre)

31 agosto. Corre voce negli ambienti calcistici romani che Gigi Allemandi sia in procinto di firmare (o abbia addirittura già firmato) il cartellino per la Lazio. (1938) 

1 settembre. La schedina n. 1 dell’otto settembre del Totocalcio contiene, oltre a nove incontri di Serie A del campionato italiano, quattro incontri e due di riserva di Serie A del campionato svizzero che ha avuto inizio domenica 25 agosto. In testa al campionato svizzero scorso, che è composto su quattordici squadre, si trovava il Young Boys che si presenta anche quest’anno molto agguerrito:  esso ha già avuto un inizio felice battendo alla prima giornata il Chiasso per 5 a 1. (1957) 

2 settembre. Un grave incidente è avvenuto questa sera, quasi all’ingresso del paese di Mirabello Monferrato, che si trova a circa quattordici chilometri da Casale. L’ex “nazionale” e allenatore di calcio Silvio Piola, proveniente da Chiavari in compagnia della moglie a bordo di una Opel targata VC 33123, ha travolto e ucciso sul colpo una contadina. La vittima, Assunta Castellaro vedova Sarpedo, di 56 anni, era sbucata da una strada laterale e, con la bicicletta a mano, stava attraversando diagonalmente la statale per imboccare un’altra stradina che l’avrebbe portata alla propria abitazione, la cascina “Rosa”, situata in regione Martinello. La macchina proveniva dalla direzione di Alessandria: la Castellaro, sbucata sulla strada, si è fermata un istante per guardare alla sua destra, quindi senza accorgersi che dall’altro lato era in arrivo l’auto di Piola, ha attraversato di corsa la via. L’ex giocatore vercellese non è riuscito di evitare l’investimento: ha frenato disperatamente, ma la vettura ha proseguito la corsa per oltre trenta metri sbandando ed investendo in pieno la donna. Subito Piola scendeva dall’auto ed accorreva presso il corpo della donna, nel vano tentativo di soccorrerla. Piola e la consorte, sconvolti per la disgrazia, ancora a tarda sera erano interrogati sul luogo della sciagura. L’ex giocatore afferma che non viaggiava ad eccessiva velocità poiché aveva rallentato essendo vicino al paese: sarebbe stato ingannato dal fatto che la donna si era momentaneamente fermata. La sciagura ha destato grande impressione in paese ove la donna, vedova con quattro figli, due maschi e due femmine, era assai benvoluta e stimata. (1959) 

3 settembre. Gino Cappello rinviato a giudizio. Come si ricorderà il “caso Cappello” è derivante dal noto incidente fra il popolare giocatore del Bologna e l’arbitro Walter Palmieri nel corso di un incontro del Palio Pretoriano. Infatti per le lesioni segnalate nel rapporto dei Carabinieri e della perizia medica (rapporto e perizia che non sono ancora stati resi noti), il pretore dott. Alfredo Testoni ha ordinato il rinvio a giudizio del giocatore e ha fissato il dibattimento per martedì prossimo 9 settembre, alle 9. Il capo d’imputazione parla di rinvio a giudizio per rispondere di “lesioni volontarie in ordine all’articolo 582, prima parte del C.P., procurate in danno dell’arbitro Walter Palmieri, al quale Cappello ebbe a sferrare un calcio”. L’arbitro Palmieri ha ribadito tutte le sue accuse verso il Cappello, accuse già formulate, anche a mezzo della stampa, subito dopo l’incidente. L’arbitro non si è ancora costituito come parte civile; è però molto probabile che lo faccia in sede di udienza. (1952) 

Continua a leggere “Il pallonario (31 agosto-6 settembre)”

Il Pallonario (24-30 agosto)

Stampa

24 agosto. La seconda giornata del campionato olandese ha visto per l’ennesima volta la strapotenza delle due regine del calcio olandese. Ajax e Feyenoord, dopo soli due turni, sono già in testa alla classifica e guidano appaiate. L’Ajax era impegnato ad Amsterdam nel derby con i cugini del FC Amsterdam. La vittoria degli “ajaxiacidi” è stata più netta di quel 2 – 1 finale con il quale i biancorossi si sono giudicati i due punti in  palio. Passata in vantaggio dopo appena dieci minuti di gioco con una rete di Neeskens, l’Ajax ha  dominato l’avversario a suo piacimento e ha raddoppiato sei minuti prima del riposo con il centrocampista Gerd Muhren. Alla ripresa delle ostilità il FC Amsterdam ha avuto due buone occasioni per accorciare le distanze ma il portiere dei campioni, Stuy, superava se stesso con altrettanti prodigiosi interventi. Non riusciva comunque ad impedire, al settantesimo, a Cruijff di … accorciare le distanze. Era proprio il Pallone d’oro 1971 a mettere alle spalle del proprio portiere, intercettando un tiro di Dekker, il pallone che poteva riaccendere le speranze dell’Amsterdam. Per Johan Cruijff si è trattato della prima autorete della sua carriera. (1972) 

25 agosto. Concetto Lo Bello ad Enna alla nostra domanda circa i motivi del ritorno in città dopo esserci stato domenica scorsa per assistere al Gran premio del Mediterraneo, ha risposto: «Ad Enna si respira un’aria meravigliosa, clima ideale per poter svolgere la mia preparazione atletica in vista dell’incontro di Liverpool. Mi sento discretamente in forma. Domani e dopodomani effettuerò altri due allenamenti su questo campo. Ormai sono circa quattro mesi che non arbitro e ho veramente bisogno di fare molta atletica per rientrare nel mio peso forma. Penso che tra una settimana sarò già pronto per il mio primo impegno internazionale». (1972) 

26 agosto. Massimo Canales ha mantenuto la sua promessa. Il comandante dei ribelli venezuelani ha rimesso in libertà dopo tre giorni Alfredo Di Stefano. Il rilascio del popolare calciatore è stato ritardato di alcune ore per il massiccio intervento della polizia politica di Caracas che da ieri a mezzogiorno ha tenuto sotto controllo tutta la città e in particolar modo la zona dell’università dove si raggruppano aderenti alle “Forze armate di liberazione nazionale”. Durante il rastrellamento compiuto per rintracciare il giocatore, la polizia venezuelana ha tratto in arresto circa millecinquecento persone, per la maggior parte studenti. Questa mattina all’alba, incoraggiati dalla notizia del rapimento, duecento componenti del F.A.L.N. rinchiusi nella prigione di El Dorada, la più dura del paese, ai confini con la Guiana inglese, avrebbero tentato di ribellarsi per protestare contro il trattamento disumano cui sarebbero sottoposti. Ma la sommossa è stata soffocata sul nascere. I dirigenti del Real Madrid, che fino a questa mattina avevano dimostrato molto sangue freddo, nel primo pomeriggio avevano perso la loro serenità e apparivano perplessi e preoccupati. Si cominciava, insomma, a non credere che Di Stefano potesse essere rilasciato così presto, perché le centinaia di telefonate anonime arrivate alla redazione delle agenzie, ai giornali e alla sede dell’ambasciata spagnola, davano notizie contrastanti sul luogo e l’ora della riconsegna del giocatore. (1963) 

27 agosto. Fabrizio De Andrè e la moglie Dori Ghezzi rapiti in Sardegna. Il 23 dicembre di quello stesso anno il Genoa, la squadra del cuore del cantautore, supera in casa il Taranto 2 – 1. Ad arbitrare la partita è Lo Bello di Siracusa che espelle i due allenatori (Di Marzio e Seghedoni) e ben sei raccattapalle per aver «trattenuto indebitamente il pallone». Direte: De André, dove sta? Fabrizio De André, tifoso del Genoa nel senso più assoluto e totalizzante, era libero da ventiquattro ore. Il giorno prima infatti era stato rilasciato dai sequestratori che l’avevano tenuto prigioniero per mesi in Sardegna, “Hotel Supramonte”, insieme alla moglie. La prima partita del suo Genoa, una volta liberato, fu quella. Ed è certo che volle sapere subito risultato e marcatori. Perché De André, con penna biro rossa e blu, era solito scrivere – su decine di agende ritrovate dopo la  sua morte – formazioni, classifiche, risultati, statistiche del suo Genoa. Quel che non fece, De André, è scrivere una canzone, dedicata alla squadra. Disse: «Per fare canzoni bisogna conservare un certo distacco verso quello che scrivi, invece il Genoa mi coinvolge troppo». (1979)

Continua a leggere “Il Pallonario (24-30 agosto)”

Il pallonario (17-23 agosto)

Stampa

17 agosto. Combi se ne è andato ma a noi, suoi ammiratori nella verde età, egli ci ha restituito nell’istante stesso della nostra reverente pietà le immagini del tempo d’allora, quando avevamo i calzoni corti e le illusioni intatte, quando rannicchiati tra un tifoso e l’altro spingevamo lo sguardo verso quella porta magica e lui era là, il portiere delle meraviglie e i tifosi dicevano ch’era una porta stregata. Davvero, Combi?  Era proprio stregata? (1956) 

18 agosto. Aveva giocato nella nazionale marocchina ai mondiali di calcio del Messico del 1986. Mohammed Assad, 29 anni, una carriera calcistica finita, era poi venuto in Italia per mantenere, con un lavoro da quattro soldi, la sua numerosa famiglia. Ieri è stato condannato a Bergamo a un anno con la condizionale per spaccio di hashish e ha ricevuto il foglio di via. Riusciva a mandare a casa mezzo milione al mese lavorando per una ditta bergamasca che gli pagava lo stipendio in nero. «Sono vittima di una macchinazione, io non avevo né soldi né droga», ha spiegato al pretore. Mohammed giocava in Marocco in una squadra di prima divisione, la Wac di Casablanca. Quando arrivò in Italia aveva due credenziali: un diploma in informatica in una scuola francese e il bacellierato in legge alla facoltà di Fez. «Meglio morire che tornare in Marocco con una condanna», ha commentato con le lacrime agli occhi Mohammed al termine del processo. (1990)

19 agosto. Lido – Moulin Rouge 2-2. Forse il campo, con quell’erba un po’ troppo alta non era dei più regolamentari, anche se si trattava del glorioso Parco dei Principi parigino. Neppure il pubblico era quello solito e, tutto sommato, anche le due squadre protagoniste dell’incontro erano assolutamente straordinarie, in tutti sensi. Undici Bluebell del Lido hanno affrontato, in maglietta e calzoncini (un abbigliamento peraltro castigatissimo…)  undici Doriss girls del Moulin Rouge, che non hanno resistito alla tentazione di indossare anche qui le super sexy calze a rete. Le ballerine dei due night più famosi del mondo sono esibite in una partita di football che, se ha lasciato un po’ a desiderare sul piano tecnico, ha ugualmente entusiasmato i suoi spettatori, e soprattutto l’arbitro. Un arbitro “vero”, internazionale per giunta: Robert Wurtz. Nel suo taccuino ha annotato quattro gol, due per parte. E forse anche qualche numero di telefono… (1977) 

Schermata 2020-08-15 alle 18.25.11

20 agosto. Casalecchio – Ramsofen 6 a 2. Il  Casalecchio ha concluso vittoriosamente anche la seconda partita disputata contro il Ramsofen alla presenza di oltre quattromila spettatori. Il gioco italiano, basato su velocità e improvvisazione ha colto di sorpresa i metodici austriaci che sono stati travolti dal comportamento bersagliero degli ospiti.  Il pubblico applaude, a fine partita, I meritevoli vincitori e i dirigenti della Federcalcio austriaca vanno ad esprimere le loro congratulazioni ai giocatori italiani per la magnifica prestazione compiuta. In conseguenza di questa entusiasmante esibizione il Casalecchio è stato invitato a disputare un incontro contro il First di Vienna. Tale partita si svolgerà in notturna a Vienna, prima dell’incontro internazionale Wacker – Tel Aviv Israele, mercoledì sera 21 corrente. (1957) Continua a leggere “Il pallonario (17-23 agosto)”

Il pallonario (10-16 agosto)

Stampa

 

10 agosto. Toneatto si è infortunato ad una caviglia scalando colline, saltando fossi con iJqbd8aT suoi: la preparazione “arrabbiata” del Bari ha fatto una unica vittima, proprio lui, l’allenatore. †Motivo per cui stamane i villeggianti che erano sparsi sulla montagna amiantina hanno visto una comitiva di una ventina di atleti, preceduta da una… staffetta motorizzata. Non potendo reggere il ritmo dei suoi allievi, Toneatto ha provveduto in questo modo singolare, sedendo sul sellino di una rombante motocicletta. Tutto passerà in un paio di giorni, Toneatto potrà tornare al suo… rendimento normale. «Meglio a me», dice il vulcanico allenatore, «che non a uno di loro».  (1968)  

11 agosto. A Londra la mezz’ala Wilf Mannion, più volte internazionale, attualmente sospeso dalla Lega, ha dichiarato che abbandonerà il gioco del calcio e farà parte di un settimanale del sabato, come scrittore di cose sportive. Attualmente giocava nella squadra di seconda divisione Hull City.  (1955)

12 agosto. Vegra-Montecchio 3-2 (sospeso). Incontro durissimo e incerto: tanto incerto che a un certo punto della ripresa il Montecchio per protesta contro una giusta decisione arbitrale, ha, antisportivamente, ritirata la squadra: gesto antipatico, che deve essere punito con rigorosità. In ogni modo, la Vegra ha dimostrato di meritare la vittoria. Arbitro Pozzato Giuseppe. (1932)

13 agosto. Dramma a Santa Cruz nello stato di Bahia, in Brasile. Un ventiseienne  calciatore dilettante del Fatima, Renato Alves dos Santos, è stato aggredito a bastonate (è morto in ospedale)  da tifosi del Cosmos dopo la concessione di un rigore contro la loro squadra. (1987)

14 agosto. L’ex calciatore della Fiorentina e della nazionale Guido Gratton è statogratton ammazzato per un sacchetto di arance e un fiasco di vino. A sostenere questa tesi sono i carabinieri del nucleo operativo di Firenze, che continuano a lavorare alle indagini dell’omicidio di Gratton, trovato in fin di vita il 18 novembre scorso nel suo appartamento all’interno del tennis club che gestiva alle porte di Firenze. A parte le arance e il vino, infatti, da quell’appartamento non era stato portato via altro. Sarebbe stato il rumore della bottiglia, trovata in seguito a terra rotta, a mettere in allarme l’ex calciatore della Fiorentina e farlo uscire per affrontare i ladri. Ai militari sembrò subito chiaro che a compiere il delitto fossero stati due balordi. (1997) Continua a leggere “Il pallonario (10-16 agosto)”