Il Pallonario (10-16 maggio)

10 maggio. Il Wolfsburg ha sospeso l’attaccante nigeriano Jonathan Akpoborie perché comproprietario della nave Etireno, coinvolta in un traffico di bambini schiavi dal Benin. (2001)

11 maggio. “Vietato fumare”: il divieto è giunto anche sui campi di calcio. A farne le spese, domenica scorsa, è stato l’allenatore del Montale, squadra modenese di promozione, Aurelio Dotti. Al quarantaquattresimo del primo tempo dell’incontro fra la sua squadra e il Ponte Ronca, Dotti è stato cacciato dal campo perché “sorpreso” a fumarsi una sigaretta. (1989) 

12 maggio. A New York, il calcio d’inizio di una partita di soccer, allo stadio di Ebbets Field, la casa dei Brooklyn Dodgers di baseball, tocca a Marilyn Monroe. Ad immortalare la scena il fotografo Sam Shaw. La bionda attrice è stata scelta quale madrina delle celebrazioni per il nono anniversario della nascita dello Stato di Israele. Lei è sposata con Arthur Miller, il celebre drammaturgo, ebreo. Lei stessa, l’anno prima, dopo il matrimonio, aderisce alla religione ebraica. Le compagini chiamate ad affrontarsi per celebrare l’anniversario d’Israele sono l’Hapoel di Tel Aviv e una rappresentativa dei migliori giocatori dell’ASL, l’American Soccer League. L’incontro lo vince l’Hapoel per 6 a 4. (1957)

13 maggio. Pesaola: crisi di nervi dopo Napoli-Brescia (0-0). L’allenatore, deluso dai mancati festeggiamenti del pubblico per il secondo posto conquistato dalla squadra partenopea, ha dovuto ricorrere alle cure del medico. È scoppiato in un pianto dirotto, niente di preoccupante: un principio di collasso, immediatamente superato. (1968) 

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Duckadam, il Superman romeno

di Emiliano “el buitre” Fabbri

7 maggio 1986. Interno notte.

Emiliano: «Sara…»

Sara: «Mmm…»

Emiliano: «Sara, svegliati!»

Sara: «Cosa vuoi…»

Emiliano: «La Steaua Bucarest ha vinto la Coppa dei Campioni.»

Sara: «E mi svegli per questo?»

Emiliano: «Sì, no, non solo…»

Sara: «Lo sai che non me ne frega niente del tuo dannato pallone!»

Emiliano: «Si vabbè, però stanotte è successo una cosa incredibile…»

Sara: «Tanto incredibile da tirami giù dal letto?»

Emiliano: «Beh… per la prima volta una squadra comunista ha vinto la Coppa dei Campioni, ha battuto ai rigori il Barcellona, e in Spagna poi, a Siviglia, se non è storia questa: ma non finisce qui…»

Sara: «E cosa ci sarebbe di più importante per svegliarmi? Fammi sentire, sono proprio curiosa.»”

Emiliano: «Helmuth Duckadam, il portiere dei romeni, ha parato quattro rigori di fila, ma ci credi?»

Sara: «Certo che ci credo: ma scusa, gli hanno dato quattro rigori all’altra squadra?»

Emiliano: «No, la partita era finita 0 a 0 fino ai supplementari, poi alla lotteria dei rigori Duckadam li ha parati tutti e quattro quelli tirati dagli spagnoli, incredibile!»

Sara: «Sarà pure incredibile, ma ora quelli devono tornare in Romania, e non so se preferiscono la dittatura di Ceauşescu alla Coppa dei Campioni.»

Emiliano: «Però stanotte i campioni sono loro, e l’eroe è Helmuth Duckadam, il Superman romeno!»

Sara: «Vabbè Superman, ho capito, ora però vieni a letto che domani devi lavorare, e magari quando il tuo Duckadam torna in Romania se dice o fa qualcosa di sbagliato, a quelli non gliene frega un bel niente di coppe e di campioni. Quelli gli spezzano le braccia!»

Il Pallonario (3-9 maggio)

3 maggio. Un lungo sonno ristoratore ha ritemprato le forze dei granata  dopo l’incontro di San Siro e l’emozionante volo che li ha portati in terra portoghese. Stamane, perfettamente a posto, i campioni d’Italia sono scesi sul campo dell’Estoril per un breve allenamento, che ha permesso di constatare l’ottimo grado di forma di tutta la compagine. Di conseguenza, i tecnici hanno deciso di schierare contro il Benfica la formazione standard. L’attesa, intanto, è diventata addirittura spasmodica: nessun dubbio esiste sul concorso del pubblico, che s’affollerà per vedere all’opera i campioni d’Italia. Domani, qui in Portogallo, è festa, per l’anniversario della scoperta del Brasile, ed i lusitani approfitteranno dell’occasione per gremire, nel limite del possibile, lo stadio dove sarà giocato l’incontro. Sarà tra gli spettatori anche Umberto di Savoia, che giungerà espressamente da Siviglia. (1949) 

4 maggio. Il suicidio di un negoziante rovinato dalla macchina per le schede del “Toto”. Si è sparato ieri nel suo negozio in via San Francesco d’Assisi a Torino. Alla notizia sua moglie s’avvelena. Il signor Zamperoni, 54 anni, inventò la “Totoprint” per compilare sei colonne, ma subito dopo avvenne la riforma del concorso e tutte le macchine rimasero inservibili. In esse aveva investito il suo intero patrimonio. Non ha lasciato che una schedina da giocare. (1949)

5 maggio. Si è diffusa insistente la voce, non ancora controllata, che Mazzola non fosse sull’apparecchio perché sceso a Barcellona. La trentesima vittima sarebbe pertanto un altro dirigente del Torino. (1949) 

6 maggio. Grande era l’attesa per la venuta a Trento della bella squadra della Reggiana per la prima volta e a cui furono fatte festose accoglienze. Gli ospiti furono accompagnati a visitare il Castello del Buon Consiglio dove deposero dei fiori sui cippi dei Martiri e quindi venne organizzata una gita a Sardagna dove venne offerto un rinfresco dall’Ente S.P.F. e il signor Malz che lo rappresentava portò ai giocatori reggiani il saluto degli sportivi trentini. Nel pomeriggio il campo sportivo del Littorio presentava uno spettacolo meraviglioso essendo il pubblico accorso numeroso in ogni ordine di posti. La bella partita, conclusosi con il risultato di 3-3, ha lasciato soddisfatti i giocatori e il pubblico. Alla sera al Savoia ai giocatori reggiani fu offerto un vermouth d’onore. (1928)

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Il calcio patologico

di Alessandro Trasciatti

Il calcio è una malattia. Ma non incurabile. Io sono stato affetto da questo morbo fino intorno ai quindici anni. I dirigenti della mia squadra mi facevano giocare con quelli più piccoli, per rafforzarne i ranghi, e si presero una multa di centomila lire, che per l’epoca era abbastanza significativa. Da allora ho smesso di giocare a pallone ed ho tentato con altri sport, soprattutto la pallavolo, che è sempre roba di palle da colpire, ma ben diverso, con le mani – si sa. Direi che la pallavolo sia l’erezione a regola di ciò che nel calcio è grave violazione della norma. Ma non è certo il solo sport a fondarsi su una tale inversione. E comunque una tendenza a smanacciare la palla invece che colpirla con i piedi io ce l’ho sempre avuta. Così, alla fine si decisero a farmi giocare in porta, almeno non facevo danni. Però da portiere riuscivo lo stesso a commettere fallo, per esempio sgambettando gli attaccanti quando riuscivano a superarmi e puntavano dritti a rete. Una volta entrai sulle gambe di un avversario tanto duramente da farmi male più io che lui. Rigore ovviamente. Ma io rimasi a terra cinque minuti buoni, con uno stinco che mi faceva impazzire. Perfino l’attaccante si impietosì. Non so se fu per questo che lui stesso poi sbagliò il rigore, forse lo fece di proposito, o forse fui bravo e fortunato io a intuire la parte giusta in cui tuffarmi. Insomma, fu un piccolo trionfo personale.

Ho detto che dal calcio si guarisce. Ma non è poi tanto vero. Perché anche adesso – a trentasette anni – che di campionati e processi di Biscardi non me ne frega davvero più niente, soffro di una strana coazione. Sono sempre stato juventino, prima per convinzione, poi per inerzia; ebbene, se so che il mercoledì la Juve gioca in coppa, io non posso fare a meno di restare in casa piazzato davanti al televisore per paura che la partita vada male. Sì, ho la certezza matematica che se manco io come spettatore la Juventus perde. Così annullo impegni, disdico uscite con gli amici, ceno in fretta e mi sprofondo nel divano come se fossi in tribuna. Credo che le sconfitte in cui la Vecchia Signora è incappata negli ultimi vent’anni in campo internazionale siano tutte imputabili ad una mia assenza di fronte al teleschermo. Quando lo dico in giro mi rispondono: «Che eri egocentrico lo sapevamo, ma fino a questo punto…» Lo so, lo so, è una piccineria, ma… piccineria un corno, io ho un amico che si occupa di statistica ed ha cominciato a compiere dei rilievi per vedere che relazione c’è tra le sconfitte della Juve in coppa e le mie assenze dal televisore. Mi ha detto che i dati sono sorprendenti e presto pubblicherà un articolo su un’importante rivista di calcio scientifico per convincere gli increduli.

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Bellugi e Luque allo stadio Paradiso

di Emiliano “el buitre” Fabbri

Leopoldo Luque, attaccante dell’Argentina del 1978, e Mauro Bellugi, stopper della nazionale azzurra in quel Mundial, si sono rivisti dopo tanti anni. Leopoldo se l’è portato via il Covid il 15 febbraio di quest’anno, Mauro lo ha raggiunto cinque giorni dopo. Il Dio Eupalla ha deciso di farli rincontrare sul prato verde dello stadio Paradiso…

LEOPOLDO LUQUE: «Che fai aquí Maurito?»

MAURO BELLUGI: «Sono venuto a marcarti, Leopoldo.»

LEOPOLDO: «Sempre spiritosi, voi italianos.»

MAURO: «Ma quale italianos, io sono toscanos!»

LEOPOLDO: «Vabbè Maurito… a parte gli scherzi, ma cosa ti è successo per arrivare fin quassù?»

MAURO: «Quel maledetto Covid!»

LEOPOLDO: «Tú también

MAURO: «Sì, Leo. A dire il vero io di problemi già ne avevo, diciamo che il virus mi ha dato la mazzata finale.»

LEOPOLDO: «Come me… e la tua gamba?»

MAURO: «L’avevo immolata sull’altare della mia speranza, ma se mi vedi qui sopra evidentemente non è servito a niente. Pensa, mi hanno tagliato la gamba di Monchengladbach, quella con cui ho segnato il mio unico gol in carriera!»

LEOPOLDO: «Sono arrivato cinco días prima di te e non sai quanti ne ho visti che sono volati in cielo per questo maledetto virus.»

MAURO: «E pensare che ci sono soggetti che lo negano pure… ah, se li marcassi io questi deficienti, sai che fine farebbero?»

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Il Pallonario (26 aprile – 2 maggio)

26 aprile. Si combatterà a colpi di magliette la “battaglia” per tutelare l’immagine dei tifosi inglesi. L’ufficio per gli inglesi che verrà aperto a Cagliari si occuperà della diffusione delle magliette che recheranno messaggi nei tre colori nazionali: da “ambasciatore inglese” a “amicizia attraverso il calcio”. I messaggi serviranno a controbilanciare le magliette degli hooligan, con scritte come “invasione inglese 1990” e “chiudete le vostre figlie sotto chiave”. (1990) 

27 aprile. Un tifoso burlone ha messo in vendita Dida su internet. Il portiere rossonero è stato messo all’asta su eBay.it e il suo  prezzo finora ha toccato la quota di 71 euro. Le offerte non mancano, fino ieri sera ne erano arrivate 25. Lo scherzo prosegue con la promessa di un omaggio per chi si aggiudicherà il portiere brasiliano: si legge infatti che il vincitore riceverà un “super lotto composto da cinque grandi portieri! (Kalac- Storari – Fiori – Coppola – Abbiati)”. (2007) 

28 aprile. Due consiglieri comunali di Bologna hanno rivolto un’interpellanza al sindaco Renato Zangheri chiedendo un intervento diretto dell’amministrazione comunale per contribuire alla “peraltro assai improbabile salvezza del Bologna”. Ecco come: acquisto di biglietti popolari da distribuire gratuitamente; prenotazione di autopullman da mettere a disposizione dei tifosi sempre gratuitamente; impegnare la giunta e i consiglieri comunali a partecipare alle prossime partite per confermare che l“’intero consiglio si sente vicino alla gloriosa squadra locale in questo difficilissimo momento”. (1982) 

29 aprile. Ieri sul campo sportivo di Marassi la squadra del Novara si è incontrata con quella della Andrea Doria. Quest’ultima ha battuto la squadra del Novara con 2 goals a 1. Dopo la partita uno dei giuocatori, certo Ettore Reimondi di anni 25, impiegato, da Novara, in compagnia di altri suoi compagni e amici, è stato aggredito e percosso da alcuni simpatizzanti della squadra doriana. Fuori del campo è avvenuta una vera rissa. Il Reimondi è stato ferito con una coltellata alla testa. Trasportato all’Ospedale, è stato giudicato guaribile in una diecina di giorni; gli altri suoi compagni riportarono contusioni lievi. (1920) 

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Un pianto salvezza

di Emiliano “el Buitre” Fabbri

Si può piangere per aver raggiunto la salvezza? Il dubbio dovrebbero averlo coloro che vogliono cambiare le regole, perché per chi ama il calcio la risposta è ovvia: sì! E allora capita anche di piangere due volte. Nello stesso luogo. Alla stessa ora. Praticamente nello stesso giorno. Per due salvezze. A sei anni di distanza.

Sono due calde domeniche di aprile, per motivi diversi come dirigente non sono riuscito a seguire la mia squadra in trasferta per la partita decisiva. La prima volta nel 2015 perché era da poco nata mia figlia, la seconda quest’anno per questo stramaledetto Covid. Non è facile stare lontano dalla propria squadra in certi momenti, e allora usi tutti i mezzi per rimanere attaccato al sogno, ma allo stesso tempo cerchi di esorcizzarlo. Me ne sono accorto subito che stavo vivendo un déjà-vu. Quasi inconsciamente mi sono ritrovato nel giardino di casa, cercando di non seguire la partita, ma sbirciando il risultato saltuariamente, nella vana speranza che i novanta minuti passino nella maniera più veloce possibile. Ma devi tenere d’occhio anche i risultati di altre squadre, qualora la tua non si comporti come dovrebbe. E allora cerchi di mantenerti occupato per evitare di fare calcoli assurdi e abbinamenti strambi di risultati che riescano a portare la tua squadra fuori dalla zona playout. Tua moglie e tua figlia sono in casa, ma tu cerchi di estraniarti, per rimanere concentrato su una partita a cui non puoi assistere. Ma che devi seguire. Col cuore. Il quarto d’ora d’intervallo è come un palliativo a una sofferenza che solo lo sport può regalare. Quando riparte il secondo tempo non vedi l’ora che termini una partita che sembra infinita. Tua moglie e tua figlia ti guardano. Sanno quanta passione hai per il calcio. Allora tua moglie cerca di spiegare a tua figlia come faccia suo papà quasi cinquantenne ad avere comportamenti così strambi, a parlare da solo e biascicare parole strane mentre cammina avanti e indietro. Aumentano i battiti cardiaci, senti intorno a te i rumori ovattati. Immagini solo quel triplice fischio lontano chilometri. Manca poco alla fine della partita. Ci stiamo salvando. Quasi non ci credi. Vorresti essere lì. Sul campo. Con la squadra. È proprio in quel momento che ti squilla il telefono. È il tuo amico che ti chiama dalla panchina del “Silvio Piola” e ti dice solamente: «Emi, se qui con noi». E in quel momento senti in diretta il triplice fischio. Quello che regala la salvezza al Piacenza dopo una stagione terrificante. Allora come in un déjà-vu, corri in garage, e come sei anni fa piangi per aver raggiunto la salvezza. Piangi di gioia. Nello stesso luogo. Alla stessa ora. Con la stessa passione. E poi dicono che è solo un gioco…

26 aprile 2015 h. 15:00 Stadio Comunale di Rezzato (BS) Eccellenza girone C Rezzato-FANFULLA 0-0

25 aprile 2021 h. 15:00 Stadio “Silvio Piola” di Vercelli Serie C girone A Pro Vercelli-PIACENZA 0-2

p.s. L’anno dopo quella salvezza il Fanfulla ha vinto il campionato…

Il Pallonario (19-25 aprile)

19 aprile. Waldir Pereyra, il famoso Didi della nazionale brasiliana campione del mondo 1958 (in Svezia) e 1962 (in Cile), attualmente direttore tecnico dello Sporting Cristal di Lima e della nazionale peruviana, ha rifiutato una proposta che gli avrebbe fatto la Juventus per dirigere la squadra bianconera. Didi ha dichiarato ai dirigenti bianconeri che potrebbe accettare dopo i Campionati del Mondo 1970 in Messico: d’altra parte, Didi ritiene che il Perù abbia grandi possibilità di qualificarsi per la fase finale della Coppa Rimet del prossimo anno nelle partite eliminatorie con l’Argentina e la Bolivia.  (1969)

20 aprile. Prosegue l’odissea dei 35 ostaggi rinchiusi nel Boeing delle linee aeree kuwaitiane dirottato due settimane fa e ora bloccato sulla pista dell’aeroporto di Algeri. Mentre i pirati dell’aria continuano a richiedere in cambio della vita dei passeggeri la liberazione di 17 loro compagni, la nazionale di calcio del Kuwait, attualmente in Malesia per un torneo, si è offerta in cambio dei prigionieri. (1988) 

21 aprile. Secondo «il Sole 24 Ore» di ieri, il presidente Enrico Preziosi avrebbe ricevuto nei giorni scorsi una misteriosa offerta dal Kazakistan per l’acquisto del Genoa. Il patron del club rossoblù starebbe al momento cercando di approfondire la proposta, dietro la quale però potrebbe nascondersi un investitore italiano. (2013)

22 aprile. Stanotte, al rientro in sede da Milano della comitiva spallina, i tifosi del noto caffè sportivo del centro di Ferrara che abitualmente attendono la squadra al suo rientro dalle trasferte, hanno potuto apprendere dalla voce dei giocatori i particolari dell’increscioso episodio verificatosi a San Siro, al termine dell’incontro. I protagonisti della brutta avventura hanno raccontato il drammatico momento vissuto sul pullman, fino all’arrivo delle forze dell’ordine che hanno potuto disperdere i facinorosi. Il primo a rendersi conto di quanto stava accadendo è stato il professor De Sisti, il quale ha avuto la prontezza di gridare ai giocatori un concitato «Tutti a terra!». Gli uni sugli altri, gli atleti si sono sdraiati sul fondo del pullman, cercando di ripararsi dietro gli schienali dei sedili, tenendo alte sulla testa le valigie. Fortunatamente, i pezzi dei cristalli rotti non sono caduti addosso alle persone, così che tutto si è risolto con danni alle cose. Quando è tornata la calma, lo stesso professor De Sisti è sceso dal pullman e prima di lasciare San Siro ha dettagliatamente illustrato i fatti al commissario di campo. (1959) 

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Pallonario (12-18 aprile)

12 aprile. Giocare a calcio nello spazio è impossibile. Il verdetto è arrivato dopo la missione di Marcos Pontes, 43 anni, primo astronauta brasiliano ad essere ospitato dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Pontes era giunto sull’ISS, disse lo scorso 1 aprile, a bordo della navicella spaziale russa Soyuz, dopo aver lasciato il cosmodromo di Baikonour, in Kazakhstan. Pontes ha effettuato una serie di esperimenti per conto dell’agenzia spaziale brasiliana. Ieri, però, ha illustrato anche i risultati dei suoi studi calcistici. «Mi ero portato un pallone,» ha detto «e volevo provare a giocare. Purtroppo, è stato impossibile palleggiare. L’assenza di gravità ha vanificato ogni sforzo.» (2006)

13 aprile. Sorpresa generale, sbalordimento. L’arbitro Michelotti ha riconosciuto il proprio errore ed il giocatore Bagni ha ottenuto giustizia. Non v’è nulla, in Italia, che desti tanta meraviglia quanto l’onestà. (1979) 

14 aprile. Due inspiegabili autoreti di testa che sono costate al Norimberga altrettante sconfitte (0-1 con lo Stoccarda il 16 marzo e 0-2 con il Karlsruhe sette giorni dopo), hanno portato lo jugoslavo Vlado Kasalo sul banco degli imputati con il sospetto di aver scommesso contro la sua squadra. Kasalo, difensore centrale di 29 anni per 15 volte nazionale, che il Norimberga ha acquistato nel 1989 dalla Dinamo Zagabria, si trova al centro di un’indagine aperta dalla Federcalcio tedesca, che dovrà accertare se le sue autoreti sono state provocate intenzionalmente per favorire un clan di scommettitori clandestini, noto come la “mafia delle bische”. Il giocatore è anche stato denunciato dalla polizia con una triplice incriminazione: partecipazione a gioco d’azzardo vietato, truffa assicurativa e guida senza patente. Ha pure trascorso una notte dietro le sbarre, ma è stato in seguito rilasciato con ordinanza del giudice istruttore di Norimberga, che ha confermato il mandato di cattura ma ha concesso al giocatore la libertà vigilata. Kasalo si trova in un mare di guai. Il club ha deciso la rescissione del contratto, la Federazione gli ha ritirato la licenza di gioco e lo ha deferito al giudice, e la moglie Vesna che non gli perdona il vizio del gioco ha chiesto il divorzio. Mentre la regolarità della Bundesliga sembra seriamente compromessa. (1991)

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Loco a Marsiglia

Marcelo “El loco” Bielsa non è solo un allenatore di calcio: ricorda più un guru, un maestro spirituale che guida le proprie squadre alla bellezza e alla realizzazione di un’ideale, piuttosto che al conseguimento di un risultato. Un “perdente di successo, dice qualcuno: un personaggio di spessore, diciamo noi, che il mondo del calcio, sempre più sottile, invece, dovrebbe tenersi ben stretto.

Loco a Marsiglia è un libro scritto da Fabio Fava e da poco uscito per Edizioni Incontropiede (che ringraziamo): quello che segue è un estratto che racconta Marcelo Bielsa meglio di qualunque presentazione. [G.R.]

Dal Cile all’Athletic Club (più noto come Athletic Bilbao, ma in quanto a correttezza quella senza riferimento alla città è la versione preferibile), nell’estate del 2011 Bielsa opta per il ritorno in Europa, tredici anni dopo la più che fugace esperienza alla guida dell’Espanyol. Di nuovo la Spagna, di nuovo la Liga. In mezzo, molta più consapevolezza, oltre alla solita, caratteristica, curiosità. La scelta cade su uno dei club più affascinanti, ricchi di storia e tradizione (otto titoli nazionali) anche se parecchio disabituato a vincere (gli ultimi due ad inizio anni ’80).
La prima stagione alla guida dei Leones (Lehoiak, alla basca) è quella dell’orgoglio, una cavalcata capace di restituire fascino oltre che di generare nuovamente paura e rispetto nei confronti di uno dei luoghi simbolo del calcio mondiale, lo stadio di San Mamés, per tutti La Catedral. In quell’annata, chiusa con un decimo posto in campionato, l’Athletic scriverà le pagine più belle attraverso un’indimenticabile cavalcata in Europa League, un cammino praticamente netto in cui verranno eliminate squadre come il Paris Saint-Germain – in una sorta di ritorno… al futuro – Manchester United, Schalke 04 e Sporting Lisbona, prima di arrendersi in finale, scherzi del destino, all’Atlético Madrid, guidato in panchina da quel Diego Pablo Simeone che di Bielsa è discepolo e che con lui ha condiviso l’esperienza in nazionale, comprese le lacrime nello spogliatoio del Miyagi Stadium dopo l’eliminazione nel Mondiale 2002. Senza storia la finale dell’Arena Nationala di Bucarest, troppo superiore l’Atlético a livello di individualità (doppietta di uno straripante Tigre Radamel Falcao e firma della meteora juventina Diego), troppo scariche le batterie di un Athletic portato ad un passo dalla gloria europea dopo una stagione per certi versi irripetibile, in cui ogni singolo aveva trovato una dimensione collettiva che ne sublimava il rendimento. È il caso di Muniain, Llorente, Javi Martínez, Ander Herrera e Susaeta.
Un’altra avventura, nella stessa stagione ma in Copa del Rey, venne interrotta solo all’ultimo atto, anche in questo caso da un volto conosciuto, quello di Pep Guardiola e del suo Barcellona, quello dell’asado a Maximo Paz. Lo stesso che Bielsa avrà modo di citare più volte durante la sua esperienza basca.

“Non dobbiamo perdere di vista che la squadra con il maggior possesso palla negli ultimi quattro anni è stato il Barcellona, una squadra ammirata in tutto il mondo, anche se tendiamo a dimenticarcene troppo spesso. Le squadre finiscono di essere ammirate appena vince una squadra diversa da quella che ha vinto fino a quel momento. Il possesso, però, è collegato con la bellezza, è la parte più accattivante per il pubblico”.

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