L’ombra del campione

di Gianvittorio Randaccio

Il titolo del romanzo d’esordio di Luca Crovi, L’ombra del campione, è a dir poco azzeccato. Uno, infatti, se compra il libro convinto di trovarci dentro la storia del campione citato, che poi è il celebre Giuseppe Peppìn Meazza, a cui dal 1980 è intitolato anche lo stadio di San Siro, può rimanerci male, 8772138_3372309perché, in realtà, il Peppìn è, per l’appunto, un’ombra che aleggia sui personaggi e le loro storie per tutto il romanzo, con un paio di fugaci apparizioni nella nebbia delle prime pagine (nonché un’altra in un Duomo molto affollato) e la ricomparsa finale, più sostanziosa, con una chiusura a effetto sicuramente riuscita.
Il lettore che ammira Meazza, però, ha di che consolarsi: in realtà la vera protagonista dell’Ombra del campione è Milano, per essere più precisi la Milano del 1928, in piena epoca fascista, immersa nella scighera («la poesia del Milan»), in cui pulè e malnatt si affrontano con un codice d’onore oggi sconosciuto, mentre misteriosi attentati sconvolgono la città fino nelle fondamenta.
Crovi ridà vita al glorioso commissario-poeta De Vincenzi, protagonista dei gialli di culto degli anni Trenta di Augusto De Angelis, in un continuo omaggio a Milano: alla sua cucina, al suo dialetto, ai suoi luoghi. A volte sembra quasi di trovarsi davanti a una guida turistica, e non a un romanzo: le storie di alcuni luoghi e dei loro nomi (come la leggenda di San Vittore, per esempio, o le vicende della Gioconda, il tram “funerario” che attraversava la città) sono accurate e dettagliate, e le descrizioni della cassoeula, della busecca, della torta di michelach hanno lo stesso peso di una scena importante o di un dialogo risolutivo, magari in dialetto. «In trippa veritas», non per niente, dichiara a un certo punto il Ballerini.
Milano è una protagonista che parla e si racconta attraverso i ricordi e le meticolose ricerche di Crovi, che ha attinto tanto dalla sua bisnonna quanto da libri e archivi. Di suo ci ha messo l’inventiva, un intreccio che riesce a mettere al loro posto storia, realtà e leggenda e una scrittura piena di mestiere ma anche di vero e autentico sentimento, che finisce per accompagnare con discrezione e leggerezza questo viaggio in una Milano ormai dimenticata.

[Luca Crovi, L’ombra del campione, Rizzoli, 2018, pag. 210]

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