Orgoglio Special

di Gianluca De Salve

«Mister, siete uno in più.»
Richiamato dall’arbitro cominciai a contare i miei giocatori schierati sul terreno di gioco proprio mentre Tony, simulando il volo di un aereoplanino, mi correva incontro. Nell’intervallo gli avevo promesso che sarebbe entrato ma non avevo specificato quando.facebook_1544687705215
Mancavano poche partite alla fine del campionato di calcio a 7 di Quarta Categoria, torneo Lombardia. Immischiati nella dura lotta per non retrocedere quella mattina ci giocavamo una buona fetta di salvezza. Una gara delicata, con un avvio in salita. Dopo il primo tempo eravamo sotto 2-0 ma contavo sulla reazione dei miei. L’allenamento in settimana era andato alla grande, compreso il tiramisù a fine seduta per festeggiare il compleanno di Lorenzo.
Subito dopo l’uscita trionfale dal campo di Tony, accompagnato dagli applausi di tutto il pubblico, lanciai uno sguardo d’intesa ai miei guerrieri, pronti come non mai alla battaglia.
Sulla linea di porta Joshua si stringeva i guantoni nuovi ma anche la sciarpa invernale attorno al collo: gli avevo detto di togliersela perché lo bloccava nelle uscite alte ma non aveva voluto saperne perché aveva un mal di gola insopportabile. Mi aveva comunque tranquillizzato confermandomi che le avrebbe parate tutte. Giusto dargli fiducia.
Davanti a lui la difesa a tre offriva ampie garanzie.
Sulla destra Mattia continuava a urlare: «DAI RAGAAAA». Un modo per incitare i suoi compagni, spaventare gli avversari ma, soprattutto, convincere se stesso. Il battersi i pugni sul petto stile King Kong era il passo successivo.
Al centro Lorenzo guardava tutti dall’altro dei suoi due metri e passa. Durante la settimana aveva deciso di farmi fidanzare con una ragazza che lui stesso aveva disegnato e colorato su un foglio a quadretti. Sinceramente non era il mio tipo ma lo avevo ringraziato comunque, in fondo si era impegnato parecchio per farci conoscere.
Sulla sinistra giostrava Nicola, detto Nick o anche Pasqualino (ancora ignoto il motivo di questo ultimo soprannome). Marcatore spietato, capitano e leader carismatico della squadra. Il suo punto di forza erano le urla che cacciava per spaventare chiunque tentasse di soffiargli il pallone. A volte funzionava.
A centrocampo Mirco continuava a predicare la calma. Lui era il faro della mia squadra, dai suoi piedi passavano tutte le azioni più pericolose. Il problema era fargli muovere quei piedi: statico è un aggettivo anche fin troppo movimentato per descrivere la sua mobilità sul campo. Purtroppo anche quella mattina non mi aveva dato retta e si era scofanato a colazione la solita mega tazza di latte con quantità industriale di biscotti. Effettivamente faceva bene a muoversi con una certa cautela.
A fare da raccordo tra centrocampo e attacco ci pensava Mary, la nostra lady. Prima di entrare in campo mi aveva fatto notare il nuovo smalto che si era messo per l’occasione e quanto si abbinasse bene al colore della maglia. Un po’ di glamour non guastava mai.
In attacco Marchino era pronto a fare male alla prima occasione. Il classico attaccante d’area di rigore. Non lo vedevi per tutta la partita e poi all’improvviso la buttava dentro, altrimenti non lo vedevi proprio fino a quando non si risaliva sul pullmino per tornare a casa.
Questo erano i miei giocatori, i miei guerrieri pronti all’impresa. Oltre a loro potevo contare su una panchina di tutto rispetto. Infatti, guardandomi alle spalle, le soluzioni da giocarmi a gare in corso non mancavano.
Oltre al già citato Tony, che cercavo in ogni modo di tenere seduto, potevo contare anche su Daniele, Matteo e Kosta. Tre attaccanti di primissimo livello.
Il primo era il veterano del gruppo, dovevo centellinare il suo utilizzo. Un competitivo di natura, respingeva con disprezzo ogni complimento se non concludeva la partita con almeno un gol. Alla faccia di qualsiasi falsità e ipocrisia, la gioia personale prima di tutto.
Teo, invece, andava tenuto a bada da un punto di vista disciplinare. Unico ammonito durante la stagione in corso per le continue polemiche con l’arbitro, aveva l’abitudine di chiedermi, appena entrava in campo, in quale porta dovesse tirare. Meglio spazzare via ogni dubbio.
Kosta aveva l’abitudine di attribuirsi il ruolo da solo, in base al giocatore famoso del momento. Dopo un lungo trascorso da Balotelli aveva avuto un momento di confusione per Buffon e adesso oscillava tra Higuain e Dybala. Quando si dice che l’autostima è un elemento fondamentale nella carriera di ogni giocatore.
L’arbitro diede il fischio d’inizio del secondo tempo e Tony mi pestò i piedi con i tacchetti per il disappunto. Giocatore di carattere, Tony. Lui era il fantasista naturale della squadra. Un po’ per la sua facilità di corsa e un po’ perché ancora non avevo capito quale ruolo affidargli. Preferivo quindi lasciargli carta bianca.
Per la cronaca la partita ci vedrà uscire sconfitti per 7-0 ma i miei giocatori mi avrebbero reso orgoglioso di loro per l’ennesima volta. Viva la Special, sempre.

[La Special Onlus è una scuola calcio e un centro d’avviamento allo sport per atleti con disabilità intellettiva, mentale e relazionale. Un progetto di integrazione tra il cosiddetto “mondo normodotato” e quello delle persone diversamente abili, in uno scambio reciproco di esperienze ed emozioni.]

 

 

 

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