La partita e l’aspirapolvere

di Gianvittorio Randaccio

Domani tornano moglie e bambine a casa e allora stasera devo dare almeno un giro di aspirapolvere, per passare via i resti di qualche giorno di placida vita domestica. È un po’ una scocciatura, ma mi tocca. Stasera, però, c’è anche Armenia-Italia: dovrò alternare la mia attività aspiratrice dando un occhio alla tv, e sperare che il rumore dell’aspirapolvere non copra la voce del telecronista nel caso che succeda qualcosa di importante in Armenia. Intanto ho già detto a Paolino che stanotte dormirà sul balcone, perché non ho nessuna intenzione di vedere i suoi peli di gatto svolazzare per tutta la casa, rendendo vano il mio lavoro. Armenia vs Italy
Arrivo a casa, però, e mi rendo conto che non basta passare l’aspirapolvere: partono gli inni, infatti, ed eccomi a piegare la roba che avevo steso ieri. Dalla camera da letto mi arrivano suoni confusi, che faccio fatica a distinguere, poi, dopo dieci minuti, sono sul divano, pronto a vedere la partita. Si vede subito che l’Armenia è più in palla e infatti dopo un paio di azioni pericolose un armadio chiamato Karapetyan uccella Bonucci e la mette all’angolino. Va be’, niente di male, mi dico, recupereremo. Nel frattempo, tanto vale che svuoti la lavastoviglie, se no come faccio ad apparecchiare dopo? Ed è con lo scolapasta in mano che dalla cucina sento che Belotti ha pareggiato, dopo un bel cross di Emerson Palmieri, che gioca in Nazionale ma mi sembra che un passaggio di destro non sia capace di farlo.
A questo punto mi sembra arrivato il momento di passare l’aspirapolvere in salotto e cucina, così se succede qualcosa non me lo perdo di sicuro. E invece, dopo aver cercato la schuko nel ripostiglio, scopro che Karapetyan è stato espulso, principalmente, mi sembra, a causa dei suoi movimenti sgraziati. Dopo aver passato l’aspirapolvere finalmente mi siedo, pronto per il secondo tempo, ma ecco che un inconfondibile odore mi dice che devo cambiare la sabbia a Paolino, che decide di fare i suoi bisogni sempre nei momenti meno opportuni. E allora vai di paletta e sapone, proprio nel momento in cui Pellegrini raddoppia con, lo scopro dopo, un preciso colpo di testa all’angolino.
Bene, mi dico, ormai la partita è in discesa e infatti è vero, tanto che mentre sto distribuendo nei cassetti e negli armadi la roba che avevo piegato durante gli inni, ecco che Belotti segna anche il terzo che, vedo dal replay, forse è un autogol del portiere, ma fa lo stesso.
Quando mi rimetto davanti al televisore, alla fine, mi accorgo di aver visto solo un gol in diretta, tanto che mi sembra di aver seguito la partita alla radio, e mi sento addosso anche una certa stanchezza, perché la vita del casalingo porta via un sacco di energie.
Ma non è tempo di piangersi addosso, penso subito dopo, devo mettere su l’acqua per la pasta. Questa volta, però, per farlo, aspetto il triplice fischio dell’arbitro: almeno questo non me lo voglio perdere.

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