Portieri volanti (e rossoneri)

di Michele Ansani, Gino Cervi, Gianni Sacco, Claudio Sanfilippo

Il maglione giallo di Albertosi
Vorremmo evitare che qualcuno ricordi Ricky Albertosi solo per il suo coinvolgimento nel Totonero e nella vicenda che spalancò il baratro della serie B. Corre l’obbligo di sottolineare come sia stato probabilmente (anche se a Milanello arriva già trentacinquenne) il più forte portiere rossonero. Per fisico, tecnica, talento, spettacolarità, sfrontatezza. Il suo maglione giallo rimane un’immagine iconica nell’album milanista (quasi come la foto che ritrae in primo piano Vecchi in una amichevole precampionato dove, sullo sfondo, compare Albertosi in tenuta da gioco che serenamente fuma in panchina).milan
Per Ricky vorremmo enfatizzare la conquista della Stella come il coronamento di una carriera straordinaria e non come l’inizio della fine, il preannuncio dell’inclemente sipario che lo costrinse a rinunciare all’ingaggio da parte del Cosmos di Pelè e lo portò a parare i rigori tirati dal pubblico nell’intervallo delle partite degli Harlem Globetrotters.

«Giovanni, addio e grazie»
Vorremmo evitare che qualcuno ricordi Giovanni Galli (ma, sotto questo punto di vista, anche il compianto Andrea Pazzagli) solo come un ingranaggio secondario, non ritenuto fondamentale nella macchina sacchiana. Fu un portiere solidissimo e affidabile che si guadagnò l’affetto sincero della tifoseria. Non è da tutti incassare la riconoscenza delle Brigate Rossonere con uno striscione («Giovanni, addio e grazie») in una occasione così particolare come la sua ultima partita in rossonero che era anche la finale di Coppa dei Campioni al Prater di Vienna, quando i pensieri avrebbero potuto volare da un’altra parte.

I 929 minuti di Seba Rossi
Vorremmo evitare che qualcuno ricordi Sebastiano Rossi solo come un romagnolo sanguigno e a volte capace di gesti bislacchi. Bisogna andare oltre il fumogeno raccolto e rispedito nella curva dei tifosi foggiani, il 17 ottobre 1993. Bisogna andare oltre il tentativo di decapitare (non è un’iperbole) Bucchi in un Milan-Perugia, quando l’attaccante cercò di raccogliere il pallone finito in rete dopo un rigore segnato da Nakata, nel campionato 1999-2000. Seba era un atleta che considerava alla stregua di una profanazione e di una grave offesa personale qualsiasi goal subito, e a volte reagiva maluccio. Era piuttosto territoriale (come i migliori esemplari delle razze canine da difesa) nella sua area: le uscite con il ginocchio alto, a intimorire l’avversario ma anche con la speranza nascosta di fratturargli lo sterno, erano un marchio di fabbrica.
Sopra di tutto fu il portiere che difese la rete del Milan per 29.457 minuti e che la mantenne inviolata per 929 consecutivi, che non uscì sconfitto per 58 partite di fila, che era tecnicamente eccellente e con un prodigioso senso del piazzamento. Molti colleghi tentarono di portargli via il posto da titolare ma i vari Francesco Antonioli, Mario Ielpo, Angelo Pagotto, Massimo Taibi, Jens Lehmann, pur ottimi, pur riuscendoci per brevi periodi, si ritrovavano, di riffa o di raffa, a guardarlo dalla panchina. Li disattivò tutti, si dice anche logorandoli psicologicamente durante gli allenamenti.

[…]

Giuseppe Sacchi: esordio sotto le bombe
Frugando tra le pieghe della storia rossonera, però, l’eccezionalità del debutto di Gigio Donnarumma si ridimensiona al cospetto di un’altra storia di portieri, ben più drammatica.
Sempre il 25 ottobre (le solite coincidenze di cui non ci sorprendiamo più) ma del 1942, all’Arena Civica, esordisce tra i pali del Milan un altro ragazzino, in un incontro perso con la Fiorentina per 1 a 3. Ha anche lui 16 anni (anzi, è di undici giorni più giovane). Si chiamava Giuseppe Sacchi, giocò solo quella partita, e non si può dire che somigliasse a Donnarumma: era alto 170 centimetri e il suo soprannome era “nano” (forse una italianizzazione del milanese nanu, bambino). Il giorno precedente, alle 17 e 57, 88 bombardieri Lancaster Avro 686 appartenenti al Bomber Command inglese avevano sconvolto la città con la prima incursione diurna mai tentata su Milano, a ben due anni di distanza dall’ultima (notturna). La popolazione fu sorpresa (anche per il brevissimo tempo intercorso tra l’allarme e le prime bombe) e l’effetto fu devastante. Ci furono 150 morti e più di 300 feriti, ed è famosa la fuga di 118 detenuti da San Vittore che approfittarono della breccia aperta da un ordigno caduto sul carcere. Tra le vittime ci fu anche la madre di Jimmy Rossetti, il portiere titolare.
Vista l’assenza per strappo muscolare anche della sua riserva Alfonso Ricciardi, ecco che per necessità dovette esordire il ragazzino. Tutto questo per ricordare che quando, per una partita di pallone, si parla di dramma, coraggio, sacrificio, battaglia e di portieri assediati e bombardati, bisognerebbe forse pesare le parole.

[Portiere volante pubblica con piacere qualche passo di A.C. Milan 1899, Le storie, libro scritto a otto mani da Michele Ansani, Gino Cervi, Gianni Sacco e Claudio Sanfilippo, con bellissime illustrazioni di Osvaldo Casanova, uscito qualche giorno fa per Hoepli. Ovviamente si parla di portieri…]

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