La tabella

di Maurizio Zoja

Non era stato un bell’anno per il Milan, tutt’altro. Appena risalito dalla serie B, dove era finito per la brutta storia del Calcioscommesse, aveva segnato la miseria di 18 gol in 29 partite, vincendone pochissime e lasciando tre punti su quattro (ai tempi la vittoria ne valeva due) persino al Como, che quel 16 maggio 1982, ultima di campionato, era già matematicamente retrocesso. Il neoacquisto Joe Jordan, centravanti scozzese con un discreto numero di reti tra Leeds e Manchester United, era stato fra i peggiori di una rosa che comprendeva diversi giocatori che solo tre anni prima avevano vinto lo scudetto agli ordini di Nils Liedholm. jordan
E se Maldera, Buriani e Antonelli non erano più giovanissimi, Tassotti, Evani e soprattutto Franco Baresi facevano ben sperare per il futuro dei rossoneri. Peccato che le cose erano andate molto peggio del previsto, e il Milan aveva stentato in zona retrocessione per tutta la durata del campionato, durante il quale l’allenatore Gigi Radice era stato esonerato e sostituito, senza miglioramenti tangibili, da Italo Galbiati. Anche il presidente era cambiato, quello nuovo si chiamava Giussy Farina e si era fatto conoscere, ai tempi in cui era padrone del Lanerossi Vicenza, per aver sborsato una cifra astronomica per riscattare Paolo Rossi dalla Juve.
Potevo scegliere un’annata migliore per iniziare a seguire in maniera assidua la squadra per la quale tifavo per tradizione di famiglia, ma il richiamo del calcio arriva in maniera imprevedibile, e per me era arrivato nell’anno di quarta elementare. Avevo quindi ascoltato con diligenza tutte le partite attraverso una minuscola radiolina, di quelle che al tempo si vedevano all’orecchio di tifosi che la domenica passeggiavano con aria annoiata in compagnia di fidanzate, mogli e figli. Io invece la radiolina la sistemavo sempre sul letto, mi sdraiavo e soffrivo con le voci di Tutto il calcio minuto per minuto, oppure con la radiocronaca tifosa di Carlo Pellegatti su Radio Panda.
Oltre all’ascolto delle partite e all’obbligatorio acquisto delle figurine dell’album Panini, leggevo con attenzione le cronache delle partite del «Corriere della Sera», il quotidiano ufficiale di casa mia, e soprattutto «Forza Milan», di cui ricordo i toni ottimisti nonostante l’annata molto più nera che rossa, con titoli come Eccezziunale veramente il Moro di San Siro, in omaggio alla buona prestazione del centrocampista offensivo che ci aveva permesso di cogliere contro il Bologna una delle poche vittorie della stagione.
Proprio il Bologna del diciassettenne Roberto Mancini era tra le squadre che, alla vigilia dell’ultima di campionato rischiavano di finire in B assieme al Como. Le altre eravamo noi, il Cagliari e il Genoa. Qualche giorno prima avevamo vinto la Mitropa Cup, cui eravamo iscritti in quanto vincitori del precedente campionato di serie B. Non certo un trofeo di cui andare fieri, ma se non altro un segnale di vita.
Era quindi con un misto di paura e ottimismo che mi apprestavo a vivere da lontano la partita del Milan, impegnato a Cesena, ma anche e soprattutto quelle delle dirette concorrenti alla salvezza: il Bologna ospite dell’Ascoli, il Genoa in casa del Napoli e il Cagliari che al Sant’Elia riceveva la Fiorentina, in lizza per lo scudetto con i campioni uscenti della Juve.
Che la situazione fosse degna della massima attenzione lo capii anche dal fatto che mio padre aveva portato a casa assieme al «Corriere» anche una copia della «Gazzetta dello Sport», che sfogliai compulsivamente fino a fermarmi su una pagina che conteneva una tabella sulla quale erano riportate le combinazioni di tutti i possibili risultati della giornata in chiave salvezza. La tabella mi disse una cosa che più o meno già sapevo, confermando però con il supporto della matematica le paure mie e di tutti i tifosi rossoneri: su 83 possibili combinazioni di risultati, solo 17 portavano alla salvezza del Milan, mentre le restanti 66 lo condannavano alla B. D’altronde la classifica parlava chiaro: Cagliari e Genoa 24, Bologna 23, Milan 22, con il Como già in B. In caso di arrivo a pari punti il regolamento stabiliva che a salvarsi sarebbe stato chi era messo meglio negli scontri diretti, poi c’era la classifica avulsa, e per fortuna in caso di arrivo a pari punti il Milan sarebbe stato salvo contro tutte le dirette concorrenti. Peccato che per raggiungere Cagliari e Genoa noi dovevamo vincere e loro perdere, anche se nel caso del Cagliari era verosimile che la Fiorentina l’avrebbe battuto, per poter arrivare allo spareggio-scudetto con la Juve.
Quella domenica niente radiolina sul letto: un’altra conferma del fatto che la situazione era degna della massima attenzione venne ancora da mio papà, che accese la radiona con cassetta che tenevamo in salotto. Io da un po’ di tempo avevo iniziato a usarla durante la settimana, vagando da un canale all’altro alla ricerca di canzoni da registrare. Ero già riuscito a beccare Der Kommissar di Falco, una delle mie preferite, e Un’estate al mare di Giuni Russo, interrotta però dal disc jockey che a un certo punto si era messo a parlare. Ma quel giorno a parlare sarebbero stati solo Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Alfredo Provenzali, Claudio Ferretti e gli altri radiocronisti Rai.

Fuori è una splendida giornata di primavera, le finestre sono aperte e la «Gazzetta» pure, stesa sul divano alla pagina della fatidica tabella. Si parte, e speriamo che non vinca il migliore, come più o meno diceva Nereo Rocco, icona rossonera di un’era che ai tifosi meno giovani sembra lontana anni luce.
Dopo pochi minuti siamo già nei guai, guai grossi. Il Genoa è in vantaggio a Napoli con un gol del suo bomber Briaschi, idem il Bologna ad Ascoli per opera di Mozzini, pochissimi gol in carriera ma uno pesantissimo: quello che ha dato all’Inter la certezza del primo posto nell’anno dell’ultimo scudetto. Bello pesante anche quello segnato al Cino e Lillo Del Duca, tanto più che verso la fine del primo tempo finiamo sotto anche noi, grazie alla coppia ottimamente assortita formata da Schachner e Garlini: assist del primo, gol del secondo, Cesena in vantaggio e noi sempre più in B.
Non ho neanche bisogno di consultare la tabella, perché il Genoa ha 26 punti, il Bologna e il Cagliari uno di meno e noi siamo fermi a 22: non c’è granché da capire.
Passo l’intervallo accasciato sul divano, ripensando alla stagione balorda appena vissuta, e non sarà certo la modesta Italia di Bearzot a rallegrarmi, nel mondiale che inizierà in Spagna tra meno di un mese.
Perse tutte le speranze, non faccio nemmeno caso al pareggio del Napoli all’inizio del secondo tempo, anche perché pochi minuti dopo il Cesena ci fa il 2-0 con Piraccini. Ci sarebbe ancora mezz’ora scarsa per fare tre gol, un sesto di quelli fatti finora nell’intero campionato. Uno arriva quasi subito con Jordan, seguito quasi in contemporanea dal 2-1 del Napoli sul Genoa e dal pareggio dell’Ascoli contro il Bologna. Il Cagliari rimane a 25, Bologna e Genoa a 24 e noi a 22. Siamo ancora in B, per sperare mancano ancora due gol. Che arrivano con un bolide da fuori di Romano e una grande azione di Antonelli. La tabella parla chiaro: «È salvo! Il Milan è salvo!!!» grido senza quasi crederci. Il Cagliari rimane un punto davanti a noi, ma abbiamo raggiunto Genoa e Bologna, che se tutto finisse in questo momento scenderebbero in B assieme al Como.bubu
Cosa potrebbe succedere di brutto? Succede che il Genoa fa il 2-2 con Faccenda. Ce l’ho presente, nell’album Panini, con la sua barba scura e la faccia antipatica. Per anni ripenserò a lui come “quello che ci ha mandato in B”, anche se in realtà, riguardando l’azione su YouTube, mi sono poi reso conto che il gol è arrivato su un errore quantomeno sospetto di Giaguaro Castellini, il portiere del Napoli.
È la prima e unica volta che piango per una partita di calcio, siamo di nuovo finiti in una delle caselle sbagliate della tabella. Ci rifaremo, ma questo ancora non lo posso sapere.
A consolarmi ci sono solo la scuola che sta per finire e il maggio che a Milano è il mese più bello. Il 13 giugno inizieranno i mondiali, almeno mi potrò divertire un po’ con le partite di Brasile, Argentina e Germania, quelli sono squadroni, altro che il povero Milan.

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