Caudano, uno di noi

di Carlo Martinelli

 

Non si può fare. Perché nella vita tutto si può cambiare, tranne la squadra del cuore. Ci è riuscito, dalle nostre parti, Emilio Fede, ed è tutto dire.caudano-250x343
Epperò se ad un essere umano fosse concessa questa possibilità (ma non lo è, giocoforza), si vorrebbe diventare atalantino. Perché? Perché ciò permetterebbe di condividere la stessa fede calcistica – pura, alta, onesta, intangibile (v’è qualche riferimento al contingente, in questo, ma altro non ve ne sarà: quando il dita indica la luna, l’imbecille guarda il dito) – con il professor Elvio Caudano. Augh, lo si è detto. E ai millanta lettori di Portiere volante il (ri)annuncio della buona novella. Un romanzo lieve lieve, il racconto di un piccolo grande uomo nella tempesta, la storia di un professore – insegna italiano in un liceo di Jesi –, che vive con la mamma, ama il suo lavoro, ancora aspetta di vivere l’innamoramento che ti rapisce, stravede per l’Atalanta. È bergamasco l’autore de Il campionato del professor Caudano, si chiama Stefano Corsi,  a sua volta insegna in quel di Lodi ed è  impossibile non volergli bene, per quel suo poetico aggirarsi tra le scritture di sport e di vita quotidiana, fedele ai colori della Dea ma anche ad un decoro, esistenziale e civile, che dovrebbe essere la cifra dei brav’uomini. Ecco, anche il professor Caudano è una bella persona. Lo scoprirà chi dovesse – il consiglio è caldo, quasi accorato – leggere un libro che ha ormai otto anni di vita e che forse non sarà facile trovare. Però provateci a mettere le mani su Il campionato del professor Caudano edito da Curcu & Genovese. È stato pubblicato nel 2011, ma visto quel che è capitato all’Atalanta in questi ultimi anni, la riscoperta ha un suo ulteriore perché.

Non ci spaventa l’idea, qui, di copiaincollare il risvolto di copertina: “Come i lettori del primo libro a lui dedicato ricorderanno, il professor Caudano è un mite e silenzioso insegnante di lettere di mezza età, pingue nel fisico e competente nelle sue discipline. Titolare di cattedra presso il liceo scientifico Leonardo da Vinci di Jesi, vive solo, fra molte letture e rare frequentazioni. Inopinatamente, è anche tifoso dell’Atalanta, squadra che segue da lontano ma con puntigliosa passione. Se si aggiungono le visite quotidiane alla madre, il chiuso orizzonte della sua esistenza è tutto descritto, e ben si intuisce come non possa assolutamente contare giornate avventurose. Tuttavia, qualcosa accade (o potrebbe accadere) anche a un umbratile professore della provincia italiana, sicché il semplice resoconto di un anno scolastico e di un campionato (quello di serie B 2010-2011, conclusosi con la promozione dell’Atalanta e insieme con l’esplosione dell’ennesimo scandalo legato alle scommesse illecite) finisce per offrire uno spaccato della nostra vita pubblica e di un piccolo rovello privato. Il professor Caudano attraversa l’una e l’altro con la l’umile pazienza dei solitari coscienziosi. Una tipologia umana oscura, ma, forse, tanto più preziosa in tempi di smarrimento”.

Lo si legga, questo romanzo. Vi si ritroverà l’Italia di oggi, con la sua scuola disastrata eppure ricca di risorse e di slanci, con i suoi tifosi comunque non rassegnati all’ineluttabilità della combine. E vada il pensiero a Géza Kertész,  l’allenatore dell’Atalanta nel 1938. Stefano Corsi ha voluto che la sua effigie comparisse nel retro di copertina, a ricordare chi finì la sua vita, dopo aver sfiorato la promozione in A con l’Atalanta, in un campo di concentramento nazista. Dice Caudano: “Forse, in questo ventisette gennaio aveva solo voglia di scrivere e di fantasticare sul volto umanissimo di Géza Kertész, ed è contento di averlo fatto. Anche se non servirà a nulla perché nessuno leggerà quel tributo di affetto al più sfortunato degli allenatori passati da Bergamo e dall’Atalanta. Alla sua promozione persa sul filo e alla sua esistenza persa per niente”.

Ed invece va letto quel tributo, caro Caudano. Ed è giusto che tanti – atalantini oppure no – lo facciano. Perché Caudano è uno di noi. Sapete? Uno dei capitoli più dolcemente cartavetrati del romanzo racconta proprio di Caudano che sotto la pioggia va allo stadio, a Bergamo, per un Atalanta-Foligno (!!!) di Coppa Italia. Il biglietto glielo regala un ultras, ruvido inizialmente, quasi commosso poi, nello scoprire che il mite professore conosce tutto, ma proprio tutto, della Dea. Talché accarezziamo l’immagine, un bel giorno. Nel rinnovato stadio di Bergamo si intona il canto, a mo’ di slogan: “Uno di noi, Caudano è uno di noi. Uno di noi, Caudano è uno di noi”. Come succede per Gasperini.

[Carlo Martinelli è nato a Trento, dove vive, nel 1957. Giornalista, scrittore, ex libraio, devoto alla carta.  È autore di Storie di pallone e bicicletta, Un orso sbrana Baricco e Campo per destinazione – 70 storie dell’altro calcio. Suoi racconti compaiono in diverse antologie. Per oltre vent’anni è stato redattore del «Trentino» e dell’«Alto Adige», quotidiani dei quali tuttora cura le pagine “Libri” e “Libri di Sport.”  Se in Facebook trovate l’Archivio Martinelli, restituiteglielo. È suo.]

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