L’eroe dei due mondi

di Emiliano “el buitre” Fabbri

Chi l’ha detto che gli eroi son tutti giovani e belli? Qui raccontiamo la storia di un eroe, sgraziato ma affascinante, non bello ma possibile. Una sorta di Shrek del rettangolo verde. Un eroe di due mondi nel profondo degli anni Ottanta. garellik
Quando sognare era ancora possibile, questo eroe coi guanti è riuscito nell’impresa titanica di legare a doppio filo la storia di due mondi diametralmente opposti, che anche grazie alle sue parate hanno disegnato sul petto due scudetti storici. Parliamo di Verona prima e Napoli poi. Due città, due popoli che possiamo serenamente affermare che non si amano, tanto da dar vita a scontri, verbali e non, resi indelebili dagli striscioni delle rispettive curve: il saluto per l’arrivo degli ospiti a Verona scandito da un “Benvenuti in Italia”, la risposta storica dei napoletani che asserivano che “Giulietta è ‘na zoccola”. Così, tra scaligeri e partenopei la storia la disegna un torinese grande e grosso, di nome Claudio Garella.
Quando arriva a Verona, Garella ha già passato esperienze tra il suo Piemonte con Torino, Casale e Novara condito addirittura da un gol su rigore. Segnato. Poi passa per Lazio e Sampdoria, dove comincia a intravedersi il suo potenziale, bello e non, tanto che Beppe Viola vedendolo in azione conia il termine garellate, e a Roma lo ricordano come Paperella, e il motivo è abbastanza chiaro. Ma il buon Claudio ha le spalle larghe e quando si colora di gialloblu contribuisce prima a portare la squadra in serie A, e poi, nel 1985, addirittura vincerla, quella serie A. Per la prima e unica volta nella storia della meravigliosa Verona. Così viene definitivamente ribattezzato Garellik. Il supereroe veronese. Un supereroe che parava anche senza mani. Anzi, soprattutto senza mani! Il suo stile non impeccabile lo portava a parare con tutte le parti del corpo, soprattutto coi piedi, e così questa volta fu lui creare un vero e proprio stile, non bello ma efficace: le parate alla Garella. Tanto da entrare nei pensieri di due mostri sacri del calcio: il primo, l’Avvocato Gianni Agnelli, disse che «Garella era il più forte portiere del mondo. Senza mani però». Il secondo, Italo Allodi, per cui l’importante era parare a prescindere dallo stile, lo comprò, e lo portò a Napoli. Già qualche anno prima un altro calciatore, ben più famoso, aveva fatto il medesimo tragitto ma senza fortuna, una sfortuna che poi gli arrivò poco più che quarantenne quando un incidente d’auto se lo portò via: José Guimarães Dirceu. Il sinistro che aveva punito Zoff al Mundial argentino. Claudio Garella invece, dopo essere entrato nella storia a Verona, passò direttamente nell’olimpo a Napoli, quando, scudiero di Dieguito, conquistò un altro pezzo di storia del calcio italico: il primo scudetto partenopeo. Fu così che Claudio, il portiere chiamato Paperella, si trasformò in supereroe ed entrò nella storia come Garellik, l’uomo che ha unito sotto le sue parate due pianeti diversi: Verona e Napoli. Claudio Garella, appunto, l’eroe dei due mondi.

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