Inter-Sampdoria ai tempi del coronavirus

di Gianvittorio Randaccio

In momenti difficili come questo penso sia utile proporre una cronaca alternativa di una partita molto attesa ma disputata, per motivi di sicurezza, tra le mura domestiche di una casa per ora immune dal coronavirus. 216420-420x236
Sono le 20.45 e al fischio d’inizio io sono ancora intento a sciacquare i piatti da mettere in lavastoviglie: le mani corrono leggere tra posate, scodelle e bicchieri mentre il gatto, appostato nella tribuna centrale, rumoreggia per avere la sua cena. A metà primo tempo, le bambine escono dalla quarantena nella loro camera e affrontano il bagno, in un duro scontro che in breve le porterà nei loro letti. Dalla tv del salotto si sente Burioni che parla di virus, contagi e cinesi da isolare mentre in camera si prova a dormire, nonostante le sollecitazioni di una giornata molto intensa. Appena prima dell’intervallo, la Gaia viene pescata a simulare: sembra che dorma, infatti, ma ha gli occhi aperti e, dopo un sacrosanto cartellino giallo, dichiara che non riesce a prendere sonno e che da grande vuole fare la stilista, a Parigi o a Milano, si vedrà. E allora passa ancora un po’ prima che la stanchezza prenda il sopravvento e all’inizio del secondo tempo io possa sistemare e riordinare le bozze che dovrò leggere domani mattina a casa, visto che le scuole sono chiuse e qualcuno dovrà pur stare con le bambine. Corro velocemente sulle fasce per chiudere le persiane e, dopo essermi lavato almeno un minuto le mani e poi i denti, ecco che a metà del secondo tempo riesco finalmente a dedicarmi ancora alla lettura di La gioia fa parecchio rumore di Sandro Bonvissuto, e come in un sogno immagino che Brozovic stasera sia il mio Falcao e che l’Inter riesca a passare in vantaggio dopo un primo tempo molto difficile, in cui l’atteggiamento difensivo della Samp, asserragliata davanti alla porta del bagno, ha avuto la meglio. Ma in breve mi accorgo che non lo saprò mai: la partita sta finendo, povera di occasioni, le azioni sono molto confuse e questa cosa di leggere a letto porta facilmente al sonno. Il libro mi cade sulle coperte e dalla strada sento il portone che si chiude: qualcuno è entrato, o è uscito, chissà, la partita è quasi finita e i miei occhi si chiudono sotto i riflettori ancora accesi. Scoprirò domani mattina, dai giornali, se nel recupero è successo qualcosa in questo strano posticipo di cui non parla nessuno.

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