Vite brevi di calciatori #3

di Gianvittorio Randaccio

Alberto Scelli (Cinisello Balsamo, 1995) è un terzino destro di una squadra di Promozione brianzola. Qualche mese fa, nel corso di un’accesa partita con dei diretti rivali per la salvezza, per anticipare un avversario ha spazzato il pallone con una forza notevole, mandandolo a finire oltre la rete di protezione. Al di là della rete, però, c’era la Tangenziale Nord e il pallone è finito sul parabrezza di una macchina, dando vita a un tamponamento che ha provocato tre feriti lievi e il blocco del traffico per cinque ore. 800px-Gary_Hooper_-_tackle

Leonard Fumeaux (Lione, 1991) è un centravanti possente e arcigno, che segna poco ma gioca molto per la squadra, creando spazi e facendo da sponda per i centrocampisti. In questi giorni di forzata clausura per il coronavirus si sta allenando a casa, seguendo le indicazioni del preparatore e del mister attraverso delle videocall. L’altro giorno, però, si è fatto prendere dalla foga e con un tiro troppo forte ha distrutto il monitor del suo pc e anche il telefonino, che era lì di fianco. Adesso per seguire le indicazioni di mister e preparatore deve chiedere in prestito il telefonino a suo figlio sedicenne, che però non sempre glielo presta.

Willis MacGuire (New York 1979), era un difensore alto un metro e novantasette. A sedici anni era una promettente guardia nella squadra di basket del college ma il suo vero amore era il calcio. Con grande sorpresa di tutti, e con il disappunto dei genitori, che sognavano per lui una carriera nella Nba, Willis a diciotto anni scelse di tentare la fortuna nel soccer, firmando un contratto per una squadra del New Jersey. Era uno stopper con un grande senso della posizione ma sgraziato e non molto dotato tecnicamente. Dopo un paio d’anni finì in panchina, cadde in depressione e diventò un Testimone di Geova.

Giulio Bodoni (Bisceglie, 1979) era un terzino forte e determinato, soprannominato Nureyev: la sua specialità era il tackle scivolato, che Bodoni svolgeva con grande eleganza, scivolando anche per quindici metri, soprattutto sui campi fangosi. Recentemente è tornato a giocare una partita a undici con gli amici ma non ha fatto i conti con i campi di ultima generazione, in sintetico, e al primo tackle si è distorto la caviglia e sbucciato entrambe le ginocchia.

Stefano Presutti (Genova, 1962) è stato un centrocampista di buon talento, arrivato fino alla serie B. Nel 1985 un suo amico che viveva a Sheffield lo convinse a trasferirsi allo Sheffield Wednesday, in First Division, perché secondo lui il calcio inglese si stava alzando di livello e giocare per una squadra inglese poteva essere una bella esperienza. A Presutti fu offerto un buon contratto ma dopo tre mesi difficili tornò in Italia, perché secondo lui in Inghilterra si parlava una lingua incomprensibile, si mangiava malissimo e pioveva troppo.

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