Come se (ci fosse il Giro)

di Stefano Fregonese

Immagina due piatti colmi di risi e bisi sul tavolino apparecchiato nel balconcino che dà sulla corte interna, una sera di metà maggio, la voce professionale di Enrico Messina che legge il pezzo di Daniele D’Aquila sulla quarta tappa del Senzagiro, Tito ed io che ascoltiamo con la forchetta a mezz’aria e all’unisono esclamiamo, Nibali maglia rosa!
E immagina, che noi due sul balconcino ci guardiamo negli occhi in così strano stato d’animo che il piccolo dei due, quello di sette anni e mezzo, il bocia, si senta in dovere di sussurrare, papà pensa se fosse vero, e l’altro, di cinquant’anni più vecio, risponda trasognato, come se?foto_frego
L’ha descritta Coleridge chiamandola suspension of disbelief, sospensione dell’incredulità, il requisito necessario per entrare nelle storie con un salto a piè pari tale quale quello che fanno Mary Poppins, Bert e i piccoli Banks per tuffarsi nel paesaggio disegnato coi gessetti sul marciapiede. Freud ne parla come «cecità dell’occhio che vede, lo strano stato d’animo per cui si sa qualcosa e nello stesso tempo non si sa». John Steiner usò l’immagine opposta attingendo all’aneddotica storica secondo cui l’ammiraglio Nelson, avendo portato il cannocchiale sull’occhio di vetro negò di aver visto i danesi sventolare la bandiera della resa e ordinò di continuare il bombardamento di Copenaghen; volgere l’occhio cieco è l’espressione usata dallo psicoanalista britannico per descrivere la difesa psichica che permette di negare qualcosa di cui al tempo stesso si è ben consapevoli. All’inverso, Ronald Britton parla di «sospensione volontaria della credenza che comporta che i fatti siano riconosciuti ma non creduti». Wilfred Rupert Bion, infine, parla di prospettiva reversibile, quel giochino mentale che permette di vedere, secondo convenienza, la raffigurazione in primo piano o quella che fa da sfondo, come nelle illusioni ottiche amate dai cognitivisti o nei quadri figura/sfondo di Munari; ma Bion l’intende come metafora dell’uso truffaldino che ne fa il paziente oscillando da uno stato mentale all’altro senza pagare dazio all’angoscia. In un caso o nell’altro la mente fa come se i fatti della realtà interna e quelli della realtà esterna non siano così vincolanti, e le credenze non debbano essere sottoposte all’esame di realtà.
Come se, disse Helene Deutsch nel 1942, è una trappola ordita dalla mente che ne rimane prigioniera; come se, scrisse Winnicott, e sottoscrisse Rodari, è anche la grande escogitazione che consente ai bambini di giocare, agli artisti di creare, agli eroi di compiere improbabili imprese, agli attori di recitare e agli scrittori di descrivere mondi irreali e storie inventate più reali della realtà. Come se è un gioco pericoloso se diventa un rimpiattino tra l’angoscia che sgorga dalle fantasie inconsce catastrofiche e quella che esonda dalla realtà pandemica. La difesa psichica che ci porta a volgere l’occhio cieco per non vedere le bandiere bianche issate sulle barricate delle terapie intensive da un lato; dall’altro, a sospendere la credenza che tutto quel che passa il telegiornale sia una raffigurazione della realtà e non invece una rappresentazione hollywoodiana dei fatti, che pur riconosciamo nella loro tragicità.
Che c’entra tutto questo credere e non credere col Giro d’Italia, direte voi, stanchi che si meni il can per l’aia. È che, il giorno prima di rivedere Nibali in rosa, immaginando l’arrivo dei girini in Sicilia dopo la tre giorni in Ungheria, mi sorpresi a chiedermi se i corridori fossero sbarcati con le mascherine in volto e se per accoglierli fotografi e giornalisti avessero fatto assembramento nei locali altrimenti vuoti dell’aeroporto. Cioè, nell’attimo in cui formulavo il pensiero, mi resi conto di trattare come reale, nella mia mente, un evento che sapevo immaginario. E pensandoci su, giunsi alla conclusione che tutto questo era coerente con il mio desiderio di veder chiusa l’emergenza, soprattutto per come ci è stata propinata, e ridimensionata l’angoscia paranoide a essa correlata.favicon-senzagiro
Subito dopo ebbi un moto quasi commosso di gratitudine nei confronti di quei quattro balenghi che hanno ideato il Senzagiro. Non perché il Senzagiro riempia un vuoto nel reale, o rappresenti una facile fuga dalla realtà ma perché – a me e a Tito – ci fa sentire meno soli. E perché già ci eravamo accollati la fatica improba di portare a conclusione Campionato e Coppa Italia, giù in cortile, e la Champions a porte chiuse sul campo di Subbuteo. Tra una didattica a distanza e l’altra, non ce l’avremmo fatta a iniziare anche il Giro, nemmeno ora che si può pedalare tra Basiliche, Ravizza e Baravalle. Invece, all’ora stabilita, come i nostri nonni si sintonizzavano trepidanti su radio Londra, noi ci connettiamo a Senzagiro; non certo per avere il bollettino di guerra ma per avere conferma che siamo ancora padroni di credere nella fantasia e di riconoscere la realtà, e viceversa; sapendo bene che i due reami son divisi da invisibili transenne che sta a noi imparare a muovere, ma sulle quali ci si può ribaltare come Sagan nella fantasia o come Cavendish nella realtà.

Qui il link di SenzaGiro per aiutare Namasté, cooperativa che aiuta e assiste persone fragili.

[Si può scrivere di psicoanalisi e di ciclismo? Di psicopatologia e di football? Si può ricavare analoghe emozioni e intime soddisfazioni intellettuali guardando il Giro d’Italia e leggendo Freud? Si può perlustrare l’immaginario di un bambino e una parete di roccia strapiombante con lo stesso brivido e cautela, e il medesimo sorriso? Psicoanalista, padre di tre figli, presidente di Spaziopensiero, Stefano Fregonese ha pubblicato un libro sul basket giovanile intitolato Bravi tutti! L’anno che battemmo l’Armani Jeans, e uno di psicopedagogia dal titolo Le tracce dei bambini. Ha curato insieme a Gabriella Gilli la traduzione italiana di Credenza e Immaginazione di Ronald Britton e pubblicato alcuni racconti “sportivi” nelle raccolte Io sto qui e aspetto Bartali, Rivera Rivera Rivera Rivera, Un coro per il Vecio, Inter nos. Nel tempo ho collaborato con diverse riviste.]

 

 

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