Un derby in paradiso

di Andrea Maietti

Scuote la barba bianca il vegliardo, barbellando sotto il gran tabarro bianco. Stringe le palpebre grinzose sugli occhi miopi per leggere l’insegna bicoscante nell’aria livida tra gran volute di nebbia: «Osteria del Gioann: è qui». Gentilmente dà di nocca sul vetro smerigliato della porta prima di entrare. Lo accoglie l’odore buono del camino. Un gran ceppo di rovere scoppietta fiamme e faville su per la cappa nera. La fiamma scalda un padellone bucherellato: dentro vi sfrigolano castagne quasi a puntino. Un tavolo di noce avvolto dal profumo delle castagne: è coperto da un drappo verde e liso, marchiato dai circoletti violacei delle rustiche tazze del vino. 1513152708580_2048x1152
Quattro avventori giocano a carte tra nuvolette di fumo. Il vegliardo riconosce subito el Gioann: mezzo toscano tra i denti, gli occhiali a lunetta sul naso da pugile, l’aborto di barba hemingwayiana. Di fronte a lui un’elegante anziana signora, in coppia per la briscola: «Toh, Lady Real Moratti» dice il vecchio. «Veramente, signora, le donne non sarebbero ammesse qui…» La sciora Erminia si è alzata con gli altri a salutare con il dovuto riguardo il visitatore: «Che el me scusa, scior Peder, eccellenza, ma che mal a fo?». «Cossa la vol , signora , quando i xe santi…», interviene a difesa un altro degli ospiti, un tipo tarchiato dal barbozzo solenne come una prua di bastimento. «Eh, Nereo,» dice il vecchio con indulgente tono di rimprovero «ho mai fatto tante storie io? Però, nella mia posizione, bisogna pure che finga di far rispettare le regole.» «Lo scusi, Pietro,» dice il quarto della compagnia «el Nereo l’è un mona de triestìn sensa creànsa», e giù un moccolo che il vecchio finge di non sentire: «Conosco bene anche te, Gipo, sei una bella lenza pure tu».
«Siediti, Pedar,» ordina el Gioann «sarai il quinto per la briscola chiamata. C’è del Barbaresco nel boccale che ti puoi sognare nella tua Galilea!» Il vecchio gli siede accanto, togliendosi lentamente il tabarro: «Appena un goccio,» dice «sono in servizio. Dopo quella fotta che ho combinato, là presso Pilato, quando il gallo ha cantato, devo stare ben attento». «Non fu certo colpa del vino,» dice el Gioann «è stata umanissima fifa. Gli eroi non abbondano né tra noi italioti né tra voi galilei.» «Immagino che, a modo vostro, avrete già recitato il rosario dei poveri morti…» dice il vecchio guardando con intenzione la grinta del Gipo che sta per calare con un «’orco boia» il settebello. «Mi manda lui in persona» aggiunge, abbassando la voce e incrociando il dito sulle labbra. «O Maria santissima!» esclama Lady Erminia, con lo scongiuro di un segno di croce. «Forse non sapete» prosegue il vecchio «che Lui si diverte ogni tanto a premere il telecomando sulle partite. Ma adesso gli pare che non sia più la stessa cosa di un tempo, insomma si diverte di meno. Ha saputo che ci sarà presto il derby. Mi ha incaricato di organizzarne uno, tutto per Lui. Che si rifaccia il morale. Allora ho pensato a un derby speciale, il derby dei derbies, con i migliori giocatori di ogni tempo. Ovviamente ho subito pensato al massimo esperto per la scelta dei campioni, degli allenatori e dell’arbitro, che ne dici Gioann?», e il vecchio strizza l’occhio con bonaria adulazione. «Avrei voluto vedere che tu scegliessi qualcun altro, galileo de l’ostia (scusami, Pedar)! Meriti di fermarti a cena. Dopo le castagne, abbiamo una zuppa alla pavese che è la fine del mondo, vero Lady? Un piatto rustico, ma ci ricorda i poveri che siamo stati, tutti noi, anche tu Pedar, anche la Lady». «Non starò a discutere con te di cucina,» dice Lady Erminia «già sto vigilando che te làsset minga foeura el Mariolino!». Intanto Gipo guarda con sospetto Nereo, che sta grattandosi il barbozzo imbarazzato. «Non devi prendertela, Gipo,» taglia corto el Gioann «allenatore del Milan per l’occasione sarà Nereo. Con un affettuoso omaggio al bisiaco Capello. Tu hai avuto dei meriti per noi “italianisti”, ma hai pure ballato nel manico quando ti ha sfruculiato la critica qualunquista della scuola napoletana». «Se podarìa restà amisi il Gipo e mì: ghe lassémo el posto a l’omino de Fusignan o al Zacheròn». «Tasi, mona» ruggisce el Gioann. «Sai bene che Sacchi ha un solo grande merito, di aver convinto gli italianuzzi ad imporre il gioco in casa degli inglesi, con un piglio mai visto dalle nostre desolate lande. Come tattico è una sciagura e poi tende a sfessare gli atleti con insopportabili ossessivi allenamenti. Zaccheroni viene da una sua costola minore. Lui e Sacchi vorrebbero sempre l’attack: un vantaggio troppo grosso per l’Inter e io devo essere imparziale, vero Lady?» «Affari loro,» replica secca l’Erminia «basta che tu non voglia fare un dispetto al Mago. A pruposit, Scior Peder, indùe l’è che l’è finì l’Herrera?» «Aveva qualche debituccio da saldare, ma potrà presto venire all’osteria. Il Padrone si è molto divertito a sentire le sue autogiustificazioni in accalorato franco-italo-spagnolo.» «Come vuoi tu, Lady. Io sarei per un’italianista arguto come Schopenhauer Bagnoli, che tra l’altro parla milanese antico, con un pensiero a Lippi, che fuma il toscano con classe superiore. Ma vada per il Mago: in fondo gli ho voluto bene. Anche lui della razza dei poveri. Azzannava, è vero, però dopo essere stato lui azzannato dalla peggiore delle belve, la fame. E se stimava se stesso più di chiunque sulla terra era soltanto umano e normale. Con la differenza che tutti, in genere, si nascondono, mentre lui si mostrava qual era».
«Veniamo ai giocatori» interrompe il Gipo, cominciando a balbettare per la non digerita offesa. «In porta devi metterci Cudicini e in difesa ci vuole un posto per Cesare Maldini.» El paròn prende a tossicchiare con intenzione. «Citto, paròn. È affar mio. Sul ragnone Cudicini sono d’accordo. Albertosi era troppo matto e il giovane Abbiati deve ancora dimostrare che l’anno scorso non è stato un “fiorone”. Quanto a Maldini certo che gli trovo un posto, ma non al padre, un elegantone che faceva rischiare l’infarto ai compagni in difesa; al figlio Paolo che ha pochi rivali al mondo sulla fascia sinistra. La difesa è presto fatta: Tassotti l’altro terzino, Baresi libero e Baby Rosato stopper: nessuno ha mai avuto la sua candida ferocia». «Mediano offensivo di-dico Fogli!» tartaglia il Gipo. «El Trap, o el Basletta, una delle due cocorìte» bofonchia il Nereo. «Tu sai» dice el Gioann «quanto io voglia bene ai miei due paìs. Ma Rijkaard ha i polmoni e il cuore del Basletta, l’affidabilità del Trap, e una possanza atletica sconosciuta agli altri due.» «Adesso viene il bello» insiste a balbettare il Gipo. «Giuro che se la-lasci fuori il Pepe, togo su e me ne vago.» «Dove?» obietta soavemente il vecchio. «Per Schiaffino c’è la porta spalancata» conviene el Gioann, mentre Rocco fa enfatico cenno di sì col barbozzone. «Nessuno al mondo ha mai saputo navigare nel mare magno del centrocampo meglio dell’uruguagio.» «Me racomando el Gianni,» alza il tono il Nereo «no me lassar fora el bambìn!» rivera rocco-kFVF-U90920157724oQE-620x349@Gazzetta-Web_articolo
«È lui quello che dicono sia nato a Betlemme? Ci mancherebbe che stesse fuori!» dice il vecchio. «Non c’è bisogno della tua raccomandazione, Pedar. Credi che non sappia quanto sia bravo l’abatino? Sì, l’ho attaccato spesso, perché da lui mi aspettavo quello che non potevo chiedere a Lodetti o Trapattoni. Pensavo che avrebbe superato Schiaffino, invece è rimasto un grandissimo mezzo giocatore. Per lui, comunque, un posto è garantito. A patto che tu gli faccia la predica, paròn. Dieci o non dieci sulla maglia, lui deve stare largo a dipingere cross e rifinire». «In mezzo, accanto a Pepe ghe starìa ben el Lidas» propone il Gipo. «Xe uno bon, ma el camìna, orcoccan» commenta il Nereo. «Lidas è troppo intelligente e simpatico per essere lasciato fuori» dice el Gioann: in cuor suo pensa che nessuno al mondo è stato più grande di lui, diavol d’on svedes! Però è vero che non eccelle in dinamismo. «Bisogna che una delle punte torni a puntellare il centrocampo. Direi Treccina Gullit che è un uragano atletico. Sia lui a far coppia col cigno imperiale Marco Van Basten. Tu, Gipo, vorresti Nordhal? Va a scoà el mar! Il pompierone faceva brancate di gol grazie alla dabbenaggine dei doppioviemmisti. Basta, riassumiamo: Cudicini, Tassotti, Maldini; Rijkaard, Rosato, Baresi; Rivera, Liedholm, Van Basten, Schiaffino, Gullit. Pausa, adesso. Senti, Pedar, come cantano le castagne. Paròn, apri quel Barolo del ’66: mi ha salvato dall’infarto il giorno della Corea».
Si ricordano gli amici: quelli alloggiati altrove, anch’essi a viaggio ultimato, e quelli rimasti per le ultime stazioni. «Diglielo al Capo,» sbotta a un certo punto el Gioann «non doveva portarsi via il mio Carlo, a poco più di quarant’anni. Per me, passi: avevo vissuto anche troppo. La quietanza firmata in un amen, come avevo sempre desiderato. Su una strada della mia Bassa dopo una pacchiata tutta lombarda. Ma lui, Carlo, portato via prima dei cinquant’anni da quel fottuto male senza nome!» Anche Nereo e Gipo e l’Erminia vorrebbero dire la loro ma il vecchio li zittisce alzando alta la mano e corrugando la fronte: «Questi non sono discorsi,» dice «capirete a suo tempo, quando Lui vorrà e sarà giusto. Torniamo alla partita: fuori l’Inter, Gioann.» «Qui le cose sono più semplici, Pedar. Bisogna prendere in blocco almeno sette undicesimi dell’Inter del Mago.» «El Mariolino, Gioann, el Mariolino!» «Tranquilla, lady. Anche se è il participio passato del verbo correre, un posto al Mattobirago glielo troviamo. In porta Deltaplano Zenga, per quanto estroverso fino alla smargiasseria. Mediano di spinta il ruggente Lothar Matthäus. Mazzandro lo defilo sull’ala, come ho fatto con Rivera (sono o non sono stati storica staffetta?) . Suarez a tuttocampo secondo la sua insopprimibile vocazione di fasso-tuto-mì: ci pensi il Mago a mettergli le briglie. Corso finta ala sinistra (contenta, Lady?) con obbligo di tornare a dare una mano a centrocampo. Primo puntero da scegliere tra Ronaldo, se torna in sé, e Bisonte-Vieri, che ultimamente ha molto affinato i piedoni granitici. Siccome sono avverso all’invasione esterofila, Christian parte titolare. Manca una punta o una mezzapunta da affiancargli. Penso a Valentìn Angelillo che prometteva di eguagliare DiStefano per completezza tecnica, di superarlo per eleganza. Il sentimento mi fa propendere per il Peppin Meazza, che valeva Angelillo a ritmi più blandi, e poi parlava meneghino come Bagnoli. Riassumiamo: Zenga, Burgnich, Facchetti; Matthäus, Guarneri, Picchi; Mazzola, Suarez, Vieri, Meazza, Corso. Va bene, Lady?» L’Erminia fa cenno che sì, insòma… che sarìa staa ben denter anca el Jair. El Gioann non raccoglie. Adesso l’arbitro: «Nessun dubbio, Concetto LoBello» decide el Gioann («El ne g’ha ciolàa uno scudeto» bofonchia Rocco). «È il solo che abbia carisma degno di tanto derby. E poi dicono che io ce l’ho con i terroni. Per quanto, uno come Lo Bello potrebbe benissimo aver radici in Val Padana. Lo stadio? San Siro, ovviamente. Ma non l’attuale con quell’obbrobrio di copertura. Meglio quello vecchio a due soli anelli, quello dei perduti anni Sessanta. Neppure allora c’era la pelouse ideale, ma che suggestione cromatica, di questa stagione, l’area della porta del freddo ricoperta di candidi trucioli.betlemme
È ormai notte. Il ceppo di rovere si va assottigliando nell’ultima vampa. El Gioann si distrae a guardare i fiati di nebbia che appannano il vetro della fnestra: «È tempo di beccaccini,» dice «basta col folber. Domani esco a caccia». «Padronissimo, Gioann,» sorride il vecchio «ricordati però che qui le cartucce sono a salve.» E Pedar centellina l’ultimo sorso, posa il bicchiere sul tavolo, si avvolge solenne nel tabarro bianco. «Mi raccomando Gioann, niente pentimenti sulle formazioni. Soprattutto non toccare il “bambino”, sì, quello nato come Suo Figlio a Betlemme. Vuoi che te la dica tutta? Il derby è una scusa per il Capo, che voleva assolutamente rivedere in campo il tuo “pallido principe mandrogno”. Ah, ah, Gioann: ti ho letto nel pensiero: stavi per dire che a Lui sono devoti gli abatini.»

[Andrea Maietti, zio Athos, scrittore lodigiano e biografo ufficiale di Gianni Brera, nonché apprezzato collaboratore di fogli e riviste nazionali, ha pubblicato vari libri ispirati alla humanitas civile e sportiva delle periferie. Un derby in paradiso è tratto da Nato a Betlemme. Il calcio perduto di Gianni Rivera, Limina, 2000.]

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