Neuro2020 – Girone B – Belgio-Russia

di Emiliano “el buitre” Fabbri

Rio de Janeiro (Brasile), 22 giugno 2014

BELGIO-RUSSIA

Quando si pensa al Maracanã vengono in mente i brasiliani. Tutto iniziò con quel drammatico Brasile-Uruguay del 1950, quando ancora col vecchio nome di Municipal si consumò il Maracanazo per mano di Obdulio Varela e i suoi fratelli. Il nome Maracanã lo deve al fiume e a una specie di pappagalli originari di quella zona di Rio de Janeiro. Poi sotto il nome di “Estadio Jornalista Mário Filho” sulla sua erba danzarono i maggiori artisti brasileiri della pelota, come Pelé che ci segnò il suo millesimo gol con la maglia del Santos su rigore contro il Vasco de Gama. E oltre al Vasco qui diedero spettacolo Flamengo, Fluminense e Botafogo. Insomma, uno stadio dal palato fine.

In un terreno dal colore verde sacro, nella calda domenica del 22 giugno 2014, lo calpestano due nazionali europee che hanno transvolato il Pacifico per partecipare ai mondiali brasiliani. Davanti a 73.000 spettatori si gioca Belgio-Russia. I Diavoli di rosso vestiti contro l’Armata rossa, per l’occasione in bianco. Sulle rispettive panchine due ex centrocampisti dalle opposte carriere: Marc Wilmots guida i suoi connazionali belgi, Fabio Capello è stato chiamato per rialzare il calcio russo. fabio-443549
Sul campo due squadre completamente differenti. I diavoli rossi composti da calciatori che militano nelle migliori squadre europee e con un sistema calcistico in ascesa, molti di essi originari dalle più disparate nazioni: Congo, Martinica, Marocco, Congo DR, Spagna, Kenya, Mali e Kosovo. Di contro l’armata rossa, che vorrebbe ricalcare i fasti dell’ultima nazionale di livello, quella guidata dal colonnello Lobanovskij, la vecchia URSS. Quell’Unione Sovietica dove sono nati tutti i suoi calciatori in rosa, ad eccezione di Pavel Mogilevets, il più giovane della truppa, nato nel 1993, quando la perestrojka aveva fatto il suo corso. Non sarà un caso che a dirigere l’incontro è stato designato il tedesco Felix Brych, nato e cresciuto nell’allora Germania Ovest. Insomma, un incrocio di destini geografici in una strana storia mondiale, che sarà decisa a due minuti dal novantesimo da un attaccante di origine keniota che milita nel Lilla, al suo primo gol in nazionale, e che cinque anni dopo si rivelerà decisivo per la conquista della Champions League del Liverpool. Col suo gol Divolk Origi ha dato la vittoria al Belgio, ma non ha zittito lo stadio. Perché nella storia solo tre persone sono riuscite a zittire il Maracanã: Frank Sinatra, Giovanni Paolo II e Alcides Ghiggia.


Belgio-Russia 1-0
Origi 88′

Belgio: Courtois, Alderweireld, Vermaelen (Vertonghen 31′), Fellaini, Van Buyten, Kompany, Mertens (Mirallas 75′), Witsel, Lukaku (Origi 57′), De Bruyne, Hazard.

Russia: Akinfeev, Kozlov (Eshcenko 62′), Kombarov, Glushakov, Berezoutski, Ignashevitch, Samedov (Kerzhakov 90′), Faizulin, Kokorin, Shatov (Dzagoev 83′), Kanunnikov.

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