Ciao_L’Italia del Novanta_16 giugno

di Antonio Gurrado

16 giugno 1990

La partita del giorno si gioca a Cagliari, non allo Stadio Sant’Elia dov’è in programma Inghilterra-Olanda, ma in via Diaz, piazza dei Centomila, via Milano: invase da un migliaio di tifosi inglesi che alle sei del pomeriggio attacca la polizia con un’azione di guerriglia urbana che sembra troppo ben coordinata per risultare spontanea. La polizia reagisce con cariche, lacrimogeni e qualche colpo di arma da fuoco mentre gli hooligan lanciano sassi e bottiglie e sfasciano i parabrezza delle auto parcheggiate. Da casa propria, i cagliaritani che abitano in zona lanciano fiori dai balconi in segno di pace: ma, per risultare più convincenti, li lanciano senza toglierli dai vasi.

È la scena più movimentata di una partita molto attesa, che finisce 0-0 con due reti annullate agli inglesi, di cui una al novantesimo. Più interessante seguire la contemporanea Scozia-Svezia, una buona amichevole fra dilettanti a Marassi che vede gli scandinavi soccombere e abbandonare il Mondiale in grande anticipo rispetto alle aspettative della vigilia. costa-rica-en-italia-901Ma il picco di emozione si raggiunge al pomeriggio, quando a Torino la Costa Rica si presenta contro il Brasile indossando la maglia della Juventus: una sorta di riproduzione tarocca, che funge da divisa di riserva, a strisciolone bianconere e che sembra pensata più per l’Udinese che per più nobili stemmi; il Brasile vince 1-0 su autorete e inizia a serpeggiare il subdolo sospetto che segnare troppo significhi sprecare troppo, e che quindi in finale l’Italia più che la Germania deve aspettarsi il Brasile. Qualche illuminista tuttavia fa notare che, se il Brasile vince il proprio girone, si trova dallo stesso lato di tabellone dell’Italia quindi al massimo può sfidarla in semifinale. Ma il patriottismo è un sentimento romantico anche nel calcio, che non accetta simili pastoie.

D’Alema è un doroteo, intanto, almeno stando all’accusa che gli muove Luciano Lama; mentre Armando Cossutta teme che, a furia di prendere atto che è caduto il Muro di Berlino, si finisca per far confluire il Pci sotto le insegne di Craxi; fatta fuori l’Urss lui vorrebbe, anche se non lo dice, che il Mondiale lo vinca la Germania, però quella Est che purtroppo non partecipa. Ma il tempo è galantuomo e dà sempre ragione ai giusti. Come all’imprenditore emiliano, colpito da un’ingiusta accusa di stupro nel 1922, che viene finalmente assolto con formula piena dopo soli dieci anni dalla propria morte. Resta invece ancora irrisolta la querelle ottocentesca fra Manzoni e Leopardi: il ministro dell’Università Antonio Ruberti, che pochi giorni prima aveva stabilito che la nuova laurea di scienze dell’educazione poteva fare a meno dei corsi di letteratura italiana, si vede raggiungere dai paralleli appelli di insigni studiosi manzoniani e leopardiani; ciascun gruppo ritiene che il proprio autore sia fondamentale per formare i futuri maestri ma non si esprime sul rivale.

 

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