Neuro2020 – Girone C – Austria-Olanda

di Gianluca De Salve

Vienna (Austria), 20 maggio 1978

AUSTRIA-OLANDA

Nella sua seconda partita del girone l’Olanda vince di misura senza entusiasmare. Un gol di Haan all’inizio del secondo tempo regala i tre punti ai lancieri e, probabilmente, esclude definitivamente l’Austria dalla competizione. Il calcio totale impone ancora una volta la sua legge. Una squadra, quella olandese, che è diventata negli anni una filosofia di vita e di gioco.


Tutti devono saper fare tutto, ogni movimento è collegato a quello del compagno e, nell’esaltazione della filosofia stessa, non è collegato a nessuno in particolare. Soltanto un giocatore può decidere di fare quello che vuole quando vuole, Johan Cruijff. Lui gioca come gli pare ma oggi non era in campo.
Cruijff non è l’unica presenza particolare nella squadra olandese. C’è un altro giocatore che sembra non c’entrare nulla con i suoi compagni e di certo non per un talento fuori dal comune come per il numero 14 più importante della storia del calcio mondiale.
Questo giocatore è il portiere Jongbloed. Un mistero in quella squadra di campioni.
Convocato per i mondiali del 1974 in Germania quando era un semiprofessionista fu costretto a trovare un sostituto che mandasse avanti la sua tabaccheria ad Amsterdam.
Scendeva in campo senza guantoni perchè gli davano fastidio ed era sicuramente molto più bravo con i piedi che con le mani.
È come se per i prossimi mondiali il nostro commissario tecnico Roberto Mancini lasciasse a casa Donnarumma o Sirigu e decidesse di puntare tutto su un portiere che gioca in Eccellenza, creandogli anche qualche problema perchè va bene l’onore di vestire la maglia azzurra ma c’è pur sempre da mandare avanti una cartoleria o una macelleria o un negozio di articoli sportivi. Non sono cose che si organizzano da un giorno con l’altro.
Jongbloed aveva anche una sua particolare filosofia in campo, non poteva essere altrimenti. jongbloedSe capiva che non sarebbe mai potuto arrivare su una conclusione scagliata verso la sua porta evitava di tuffarsi, era inutile. Nella finale mondiale del ’74 prese due gol facendo la figura di un portiere di calcetto durante la partita del venerdì sera con gli amici, quando non vedi l’ora che trascorrano i cinque minuti a testa da passare in porta per poi poter tornare a giocare fuori.
Solo che lui era il portiere di una nazionale e non di una nazionale qualunque, la nazionale del calcio totale. Forse solo di quella squadra poteva esserlo, di quella squadra che, per farne parte, dovevi saper fare anche altro, non solo giocare a calcio.
Malgrado lo scarso credito raccolto in patria il portiere che gioca a mani nude non ha preso gol neanche stasera, le stecche di sigarette possono attendere ancora per qualche anno.

«In partite del genere l’emozione era immensa. Ricordo che a Milano effettuai un intervento spettacolare e mentre ero proteso in tuffo ebbi la sensazione che avrei potuto fluttuare a mezz’aria in eterno se solo avessi voluto. La percezione estrema del concetto di libertà: questo è ciò che mi ha regalato il ruolo di portiere. Non esiste nulla di meglio al mondo.» Jan Jongbloed

 

Austria-Olanda 0-1
55′ Haan

Olanda: Jongbloed, Suurbier, Poortvliet, Rijsbergen, Krol, Van Hanegem, Jansen, Neeskens, Van de Kerkhof (Haan 46′), Rep (Van de Kerkhof 57′), Rensenbrink.
Allenatore: Happel.

Austria: Koncilia, Sara, Obermayer, Breitenberger, Pezzey, Prohaska, Jara, Hattenberger (Weber 46′), Happich (Baumeister 76′), Kreuz, Krankl.
Allenatore: Senekowitsch.

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