Ciao_L’Italia del Novanta_21 giugno

di Antonio Gurrado

21 giugno 1990

Finisce la fase a gironi e iniziano gli esami di maturità, a riprova dell’attenzione al minimo dettaglio con cui il Col ha organizzato questi Mondiali senza precedenti. Escono Giovanni Pascoli, il neoguelfismo, la grande oratoria di Demostene e Cicerone, i pericoli della scienza secondo Konrad Lorenz, lo sfruttamento dei minori, il realismo nell’arte, le conseguenze linguistiche della globalizzazione, la libera circolazione dei lavoratori; per la traccia di cultura generale, invece, ai candidati viene richiesto di cogliere nello scenario internazionale qualche segno in favore dell’auspicata pace universale.

Giulio Giorello dice che sono tracce conformiste ma almeno (la prova dura sei ore) si fa in tempo a tornare a casa per l’inizio delle gare decisive del girone E, decisamente più anticonvenzionali. giorello-400x205L’Uruguay deve aspettare un colpo di testa di Fonseca in pieno recupero per avere ragione dei sempre meno simpatici coreani e passare agli ottavi, dove troverà l’Italia; Spagna e Belgio restano sul filo per buona parte della partita, con un rigore per parte. Michel (sempre lui) lo segna, Scifo (sempre lui) lo sbaglia, quindi vincono gli spagnoli e passano anche i belgi. Intanto trapela la notizia che il ct della Jugoslavia, Ivica Osim, sia riuscito ad aggirare le ferree leggi temporanee che vietano il consumo di alcol all’aperto durante le partite, scolandosi (secondo una fonte slava ripresa dalle nostre gazzette) undici bottiglie di whisky in una sola sera; purtroppo non viene specificato quale partita possa avere causato tale reazione in Osim, che comunque è sopravvissuto.

A proposito di lucidità, folla al Pantheon davanti ai banchetti con cui i Radicali raccolgono firme per l’indizione di referendum; su cosa? «Io firmo, per che cosa non lo so», risponde un elettore non sottoposto all’etilometro. Viene proclamato lo sciopero generale per l’11 luglio. Carlo De Benedetti vince la battaglia per il controllo di Mondadori. Ci si scandalizza per i motivi più disparati: la soprintendenza dei Beni artistici e storici del Veneto minaccia di licenziare Vittorio Sgarbi dopo due anni di assenteismo; la Fondazione Pasolini pone il veto sulla rappresentazione di un testo teatrale inedito di Pasolini; la bella soubrette Tamara Baroni, già candidata del Partito Radicale, si sposa per la terza volta; un signore di Teramo, di fronte a una sentenza di separazione che gli ingiunge un’equa ripartizione dei beni con la moglie, prende l’ascia e taglia il mobilio a metà.

Le partite della sera sono il gran finale: Inghilterra ed Egitto, Olanda ed Eire, così accoppiate, sono perfettamente a pari merito, quindi va in onda una contemporanea ordalia. Dieci minuti di tempo e Gullit, triangolando con Kieft, piazza il vantaggio olandese, che resta l’unica rete della serata fino all’intervallo. Alle ventidue, dunque, l’Olanda è prima davanti a Inghilterra ed Egitto ex aequo, con l’Eire eliminato. Quando l’Inghilterra, un quarto d’ora dopo, passa in vantaggio sugli africani pare che i giochi siano fatti e sia ristabilita la giustizia poetica che vuole, benché deludenti, le due compagini più prestigiose agli ottavi e quelle volenterose fuori; ma al settantaduesimo, colpo di scena. A Palermo Van Aerle impazzisce e, per anticipare un irlandese immaginario a ridosso dell’area di rigore, spadella un pallonetto verso Van Breukelen il quale abbozza un singolare bagher facendo finire la palla sui piedi di Quinn: questi, con l’aria di uno che si è appena sdraiato a godersi il fresco dopo essere uscito dal pub, ha l’agio di infilare la palla nella porta vuota, sancendo il definitivo pareggio. Ne consegue un giallo, con gran dispendio di calcolatrici scientifiche della Texas Instrument: va bene, l’Inghilterra ha vinto ed è prima, l’Egitto ha perso ed è ultimo, ma Olanda ed Eire? Hanno tre punti ciascuno, abbastanza per qualificarsi entrambe, ma hanno la stessa differenza reti, hanno segnato lo stesso numero di gol e hanno pareggiato fra di loro: chi arriva seconda e chi arriva terza? Decide un sorteggio che sceglie gli irlandesi; alcuni illuministi fanno notare che così l’Eire viene collocata nella parte di tabellone vicina agli azzurri, mentre gli olandesi vengono mandati a schiantarsi subito contro la Germania, nel percorso che deciderà la squadra che sfiderà l’Italia in finale, sempre ammesso che non vinca prima per manifesta superiorità.

 

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