Neuro2020 – Girone B – Russia-Danimarca

di Emiliano “el buitre” Fabbri

Barcellona, 17 giugno 1964

RUSSIA-DANIMARCA

Quando la Russia era una delle repubbliche socialiste sovietiche e la sua nazionale aveva scritto CCCP sulla maglia, solo allora si incontrò con la Danimarca in una fase finale del campionato europeo. Era in Spagna, nell’anno di grazia 1964. L’URSS era campione in carica, nel pieno di un ciclo che l’avrebbe portata due anni dopo a raggiungere il massimo risultato nei mondiali col quarto posto in casa degli inglesi, e tra i pali aveva il pallone d’oro in carica, l’unico portiere riuscito ad aggiudicarselo: “il Ragno Nero” Lev Yashin. Mentre la Danimarca era giunta alla final four iberica grazie a un benevolo sorteggio che dall’urna aveva pescato: Malta, Albania e Lussemburgo. Quel 17 giugno 1964 a le diez y media de la noche, bisognava decidere chi avrebbe raggiunto in finale i padroni di casa che al Santiago Bernabeu avevano appena sconfitto ai supplementari l’Ungheria.

ERNnAYxWkAAaxJoAl Camp Nou di Barcellona, ancora denominato ufficialmente Estadi del Futbol Club Barcelona, i sovietici di candido bianco vestiti erano di fronte ai danesi in completo rosso spezzato dal bianco dei pantaloncini. A fischiare era stato designato il baffo di Siracusa: Concetto Lo Bello, che solo dieci giorni prima aveva arbitrato lo spareggio scudetto tra Bologna e Inter. Oltre a lui all’Olimpico di Roma erano in campo Luisito Suarez, futuro campeón europeo, e il danese Harald Nielsen, campione d’Italia e capocannoniere, che però quell’europeo non lo giocò in quanto professionista, e la nazionale danese per regolamento era composta da soli dilettanti. Danimarca e URSS, due diversi dilettantismi. Di fatto i primi. Di Stato i secondi.

La storia della partita ebbe un unico comune denominatore sovietico. A sigillarla dopo venti minuti con un tiro al volo di destra in spaccata da fuori area, fu Valerij Voronin, attaccante della Torpedo Mosca, che verrà assassinato vent’anni dopo quello splendido gol. Già alla fine del primo tempo la semifinale era virtualmente chiusa grazie al diagonale di destro dell’attaccante dello SKA Rostov Viktor Ponedelnik. La firma finale ebbe i crismi del calcio bailado: azione personale con doppio dribbling a lasciare sul posto altrettanti difensori e tiro secco di sinistro. Autore il centrattacco della Torpedo Mosca. Uno che è stato capocannoniere sia in un europeo (Francia 1960), che in un mondiale (Cile 1962), primato che condivide con David Villa e Gerd Müller. Il suo nome è Valentin Ivanov.

 

 

Russia-Danimarca 3-0
Voronin 22′, Ponedelnik 43′, Ivanov 89′

Russia: Yashin, Mudrik, Shustikov, Shesternev, Anichkin, Khusainov, Voronin, Ponedelnik, Gusarov, Ivanov, Chislenko

Danimarca: L. Nielsen, Larsen, K. Hansen, J.J. Hansen, Danielsen, Sorensen, E. Nielsen, Madsen, Bertelsen, Thorst

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