Neuro2020 – Ottavi di finale – Olanda-Svezia

di Silvano Calzini

Amsterdam, 12 ottobre 2010

OLANDA-SVEZIA

Bella città Amsterdam. Avrei voglia di fare un salto al Van Gogh Museum per vedere la forza travolgente che può avere un genio, soprattutto e specialmente se è anche matto. Ma come si fa quando si viene da un Paese come l’Italia che ha abolito per legge la follia. Così, finiti i matti ci sono rimasti solo i cretini. Quindi, lasciamo perdere.download
Oppure potremmo andare a passare la serata a De Wallen, che tradotto letteralmente vuol dire “mura”, ma in realtà è il quartiere a luci rosse di Amsterdam. Ma come si fa quando si viene da un Paese come l’Italia dove abbondano i ditini perennemente alzati dei sacerdoti della morale, quelli in tonaca e quelli senza tonaca che sono ancora peggio. Quindi, lasciamo perdere.
E allora perché non ricordare la nazionale olandese degli anni Settanta, l’unica vera rivoluzione calcistica a cui abbiamo assistito. Ma come si fa quando si viene da un Paese come l’Italia, allergico a ogni tipo di rivoluzione, e calcisticamente parlando pietrificato ancora allo stucchevole dogma: “Quello che conta è solo il risultato. Il bel gioco non so cosa voglia dire”. Quindi, lasciamo perdere.
E così a forza di lasciare perdere ci stavamo perdendo l’inizio di questo ottavo di finale tra Olanda e Svezia. Sarebbe stato un vero peccato perché dopo appena quattro minuti gli olandesi entrano nella difesa svedese come il coltello nel burro con una splendida triangolazione e vanno in vantaggio con Huntelaar. L’Olanda gioca e dà spettacolo, ma, as usual, in difesa è anche troppo disinvolta, così lascia un paio di occasioni alla Svezia per pareggiare. Poi al 37’ una scellerata rimessa laterale degli svedesi da il la all’azione del raddoppio firmato da Afellay. Nel secondo tempo basta un quarto d’ora agli olandesi per arrivare sul 4 a 0 ancora con Huntelaar, che sembra il gemello sveglio dell’Huntelaar gatto di marmo ricordato dai tifosi del Milan e con Afellay. Il gol di Granqvist vale solo per le statistiche.
L’Olanda vista questa sera non sarà l’arancia meccanica dei bei tempi, ma ha lasciato un’ottima impressione. Della Svezia che dire? Una lontana parente di quella che negli anni Cinquanta poteva schierare un attacco con Hamrin, Gren, Nordhal, Liedholm e Nacka Skoglund. Oggi c’è solo il povero Ibrahimovic a predicare, o per meglio dire visto il caratterino del soggetto, a sacramentare nel deserto.
Al termine resta nell’aria la grande domanda. Dopo la vittoria di questa sera gli olandesi riusciranno a tenere a bada il loro superiority complex?
È tutto. Saluti da Amsterdam.


Olanda – Svezia 4 -1
Huntelaar 4’, 55’; Afellay 37’, 59’; Granqvist 69’.

Olanda: Stekelenburg, Pieters, van der Wiel, Heitinga, Mathijse, Afellay, van Bommel (71’ Brama), Van der Vaart, Sneijder, Kuyt (29’ Lens), Huntelaar (84’ van Nistelroy).

Svezia: Isaksson, Granqvist, Safari (46’ Wendt), Majstorovic, Lustig, Svensson, Larsson, Elmander, Toivonen (79’ Berg), Wernbloom (54’ Kallstrom), Ibrahimovic.

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