Neuro2020 – Ottavi di finale – Portogallo-Russia

di Gianluca De Salve

Lisbona, 16 giugno 2004

PORTOGALLO-RUSSIA

Da un Europeo all’altro. Il Portogallo supera la Russia e si qualifica per i quarti di finale di Neuro 2020. CR7 non è ancora il leader della squadra, anche perché è più in età da Under 21 che da nazionale maggiore, e quindi a trascinare i lusitani ci pensano Luis Figo e un benfichista doc come Rui Costa che a pochi minuti dalla fine chiude la contesa con il gol del 2-0 (proprio su assist del giovane Cristiano) e si gode il trionfo nella sua Lisbona.
A sbloccare la partita dopo sette minuti è stato lo stantuffo di centrocampo Maniche, con un’astuta girata in area di rigore.

Lusitani ancora in corsa, così come in quella pazza edizione degli Europei del 2004 in cui i padroni di casa, il Portogallo appunto, giocarono la loro prima e ultima partita contro la stessa nazionale, la Grecia.
Perdendole entrambe.
Si cerca sempre la bellezza della vittoria ma, in quell’edizione del 2004, i vincitori furono talmente spigolosi (per essere generosi) che credo sia giusto elogiare la bellezza degli sconfitti che persero in casa alla prima finale della loro storia calcistica. Ecco, io credo che epilogo più romantico non potesse esserci.
Un epilogo che si adagiò perfettamente sulle strade di una Lisbona silenziosa per la cocente delusione in cui le note del fado accarezzarono la città e ogni suo tifoso, incapaci di credere a quel gol di testa dell’attaccante greco Charisteas in anticipo sulla difesa portoghese.
I vincitori non mi sono mai stati molto simpatici. Ridono, festeggiano, saltano tutti in cerchio, sollevano il loro allenatore e fanno anche gli sportivi con chi ha perso. Tutto troppo facile.
Ma quanto coraggio ci vuole ad affrontare una notte da perdenti come l’affrontarono i giocatori agli ordini del CT brasiliano Felipe Scolari quella notte di luglio del 2004, insieme a una nazione intera? Quando l’unica cosa che vorresti è far rigiocare una partita che non ti farà dormire per molte notti oppure mollare tutto e andare a bere un bicchiere, forse qualcuno in più, di Vinho Tinto in uno dei bar dell’Alfama, il quartiere più antico di Lisbona mentre il Tejo continua a scorrere attraversando la città e lasciando andare via ogni sogno di gloria.

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E tutta quella malinconia, tristezza, sconforto e delusione si sarebbero accumulati negli anni fino al 2016 quando il Portogallo si sarebbe preso la sua rivincita sportiva in una finale al contrario rispetto a quella del 2004, andando a vincere contro gli allora padroni di casa della Francia.
La Russia esce di scena ma è giusto ricordare che in quella edizione degli Europei fu l’unica squadra in grado di superare proprio i futuri vincitori della Grecia durante il girone di qualificazione per 2-1. Una volta di più gli sconfitti furono meglio dei vincitori.

 

Portogallo-Russia 2-0
7’ Maniche, 89’ Rui Costa

Portogallo: Ricardo, Andrade, Miguel, Nuno Valente, Ricardo Carvalho, Costinha, Figo (77’ Cristiano Ronaldo), Maniche, Deco, Pauleta (57’ Nuno Gomes), Simao (Rui Costa).
Allenatore: Scolari

Russia: Ovchinnikov, Evseev, Sennikov, Bugaev, Smertin, Karyaka (79’ Bulykin), Izmailov (71’ Bystrov), Alenichev, Loskov – Aldonin (45’ Malafeev), Kerzhakov.
Allenatore: Yartsev

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