Ciao_L’Italia del Novanta_5 luglio

di Antonio Gurrado

5 luglio 1990

Il sesto giorno di riposo dei Mondiali è utile a fare il punto sui ventidue azzurri di Vicini, speranze deluse d’Italia, alla cui carrellata la stampa (il «Guerin Sportivo», il «Radiocorriere Tv», il quaderno apposito della «Gazzetta dello Sport») aveva dato ottimo risalto alla vigilia lasciando ai posteri, di lì a meno di un mese, pagine e pagine di materiale per l’epicedio di eroi incompiuti. s-l400 (2)Walter Zenga (1) fissa l’obiettivo con sguardo diritto che contraddice la curva pugilistica del setto nasale, la frettolosa virgola di uno scrittore di genio. Di Franco Baresi (2) non si trovano foto d’infanzia che non lo ritraggano in divisa da calcio, come se fosse nato così, e due austere righe sugli zigomi mal sbarbati gli conferiscono venerabilità anche se ha solo trent’anni. Beppe Bergomi (3) è colto con le mani dietro la schiena ma con la bocca appena aperta nell’atto di star per dire qualcosa che non lo convince al fotografo, ma è troppo tardi. Luigi De Agostini (4) ha gli occhi che ridono sul sembiante esile, ciuffi di capelli incolti che gli precipitano sulla fronte come se uscisse or ora da un bel sogno. Ride Ciro Ferrara (5) e confida che, se non avesse fatto il calciatore, avrebbe voluto essere tecnico ortopedico come suo padre. Riccardo Ferri (6) si è evoluto: da bambino, nel grembiulino d’ordinanza, aveva una cofana di capelli da adulto, un irsutissimo casco, che con l’età è diventato un giovanile taglio a spazzola. Se Paolo Maldini (7) non fosse stato italiano, avrebbe preferito giocare nella Costa Rica. Pietro Vierchowod (8) è al terzo mondiale; nato il 6 aprile 1959 a Calcinate (Bg), è alto 1,80 m e pesa 76 kg. Carlo Ancelotti (9) è perito elettronico. Più della pettinatura di Nicola Berti (10), che con gran dispendio di gel descrive una teoria di archi perfettamente paralleli dalla tempia sinistra all’orecchio destro, colpiscono gli occhi vispi che si girano da un obiettivo all’altro mentre è in posa, come se volesse trapassarne il vetro e capire cosa c’è nel cervello del fotografo. Pur di realizzare il sogno mondiale, Nando De Napoli (11) sarebbe disponibile a rinunciare a una bella donna. Stefano Tacconi (12) dice di essere sempre stato sicuro di venire convocato per i Mondiali; non spiega se fosse altrettanto sicuro di non giocare neanche per un minuto. Chissà cosa si sarebbe regalato Giuseppe Giannini (13) in caso di vittoria finale, visto che a esplicita domanda oziosa replica con un sibillino “Preferisco non rispondere”. Giancarlo Marocchi (14) deve la maglia azzurra esclusivamente a Dino Zoff, lo ringrazia per avergli dato carta bianca in campo durante tutta la stagione con la Juve, gli ascrive il merito di aver acquisito sicurezza e disinvoltura; unica nota stonata, conclude, è il malinconico congedo con cui l’allenatore ha dovuto lasciare la panca bianconera. image_2020_06_08T09_57_03_840Z-1200x1200Roberto Baggio (15), nella più tenera infanzia, era indistinguibile dal pertondo Winston Churchill se non per il fatto che indossava una vezzosa salopette con risvolti a quadrettoni. Andrea Carnevale (16) sta per sposare Paola Perego. Roberto Donadoni (17) ricorda che, quando l’Italia vinceva la finale del Mundial spagnolo, era al mare a Grado, incollato alla tv. Roberto Mancini (18) non sa ancora che un giorno sarà lui il ct, toccherà a lui non far giocare chi gli pare. Totò Schillaci (19) ha una sorellina identica, oltre al fratello che a un certo punto era diventato una celebrità dei cori da stadio; testimonia la somiglianza una foto d’epoca, seduti parallelamente con gli occhi spiritati ai due lati di una statuetta di, credo, Santa Rosalia. Il geometra Aldo Serena (20), non fosse stato per il pallone, un giorno sarebbe diventato l’architetto Aldo Serena. Nella prima foto in posa Gianluca Vialli (21) china lievemente il capo verso sinistra e, sotto i riccioli, socchiude appena gli occhi come chi pare voler concentrarsi su un dettaglio remoto durante una noiosa conferenza sui letti intarsiati dell’antica Etruria; nella successiva, si rià e raddrizza il collo, portando le mani ai fianchi con le braccia ad anfora, ma gli occhi si spengono definitivamente, un velo di sonno li avvolge senza far preoccupare Vicini, che si fida invece del titolo dell’articolo autografo: “Sono in gran forma”. Gianluca Pagliuca (22) dedicherebbe la vittoria del Mondiale a tutta la gente che gli vuole bene.

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