Neuro2020 – Quarti di finale – Olanda-Inghilterra

di Alessandro Toso

Guimaraes, Portogallo, 6 giugno 2019

OLANDA-INGHILTERRA 

 

Le luci dei bar e delle sale biliardi illuminavano a giorno il marciapiede, e gli schiamazzi degli olandesi riempivano le distanze tra un caseggiato e l’altro. Stavano festeggiando, ma Steve li aveva osservati e, in base alla sua lunga esperienza di trasferte, non c’era di che preoccuparsi. Lui e Jeannie non si perdevano una partita dell’Inghilterra da quanto? Saranno stati… almeno dieci anni, perché si erano incontrati proprio durante un’amichevole con il Belgio, e da lì non si erano più lasciati.
«Capisci? Quel fottuto Stones gli ha regalato la partita! Erano nostri, e quell’idiota si è messo a giocherellare con il pallone al limite dell’area! Urrrghhhh, se ce l’avessi tra le mani gli staccherei la testa!»
Steve non aveva un dubbio al mondo, che sarebbe stata capace di una cosa del genere. Jeannie viveva per il calcio, e se dopo una vittoria dei Leoni diventava dolce come lo zucchero filato, nei giorni successivi a una sconfitta era come avere in casa un hooligan del Millwall alla settima pinta.

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«Beh, ma eravamo andati in vantaggio, no?«
«È proprio questo che mi fa incazzare!» ruggì lei dopo essersi accesa una sigaretta. «Tu segni al 32′, controlli la partita, becchi l’1-1 su un colpo di testa, che dovrebbe essere il nostro gioco, non il loro, e poi quando sei ai supplementari, già sicuro che finirai ai rigori, becchi il due a uno! E poi anche il tre a uno, su un errore ancora peggiore! Ah, ma adesso se ne saranno già dimenticati, quelle fottute fighette, perché saranno nel privé di qualche club, a farsi consolare dalle loro wags! Noi qui a mangiarci il fegato, e loro a bere champagne! Ma se li avessi tra le mani… cinque minuti, mi basterebbero!»
«Certo l’arbitro non ci ha esattamente dato una mano» tentò ancora lui. Sull’uno a uno avevano annullato un gol di Lingard che allo stadio era parso regolare a tutti, e chissà, magari trovare un capro espiatorio che non fossero i giocatori di Southgate avrebbe allentato la tensione.
Il sibilo che seguì la sua frase gli diede la prova che no, non aveva scelto l’argomento del secolo.
«Hai deciso di farmi incazzare?» ruggì lei subito dopo.
In realtà era tutto il contrario, ma Steve cominciava a disperare di riuscire a trovare un modo per farglielo capire. Poi, gli venne un’idea.
«Senti, e se provassimo ad andare a cercare i giocatori?»
«Per?» chiese lei guardandolo con un occhio semichiuso, annebbiato dal fumo della sigaretta.
«Se riuscissimo a sapere in quale club si sono rintanati, potremmo aspettarli fuori e fare una contestazione!»
«Cazzo, sì!»
«Fammi mandare un paio di messaggi, secondo me li becchiamo di sicuro!»
Lei fece un sorriso maligno, e gli assestò un colpo ai reni che lo fece vacillare.
«Quando fai così mi piaci, Steve-O!»
Steve armeggiò per un paio di minuti con il cellulare, poi le mostrò una mappa di Google sulla quale aveva evidenziato un punto.
«Ecco! È il V Lounge, non ci sono dubbi! Ed è a neanche tre chilometri da qui!»

La strada la percorsero immaginando piani di guerra, lei, e annuendo a ogni sua parola, lui. Col passare dei minuti gli sembrava che Jeannie si fosse come illuminata, e che la prospettiva di potersi vendicare di quel 3-1 subito dagli olandesi ai supplementari l’avesse messa di un umore inimmaginabile solo fino a pochi minuti prima. Finalmente arrivarono davanti al locale, il cui ingresso era celato da una fila interminabile di fuoriserie dai colori sgargianti.
«Questa volta gliela facciamo pagare, Steve! Vedrai che si ricorderanno dei loro tifosi, la prossima volta che butteranno via una partita già vinta!»
Era bellissima. Gli occhi accesi da un furore degno di un’eroina del Trono di Spade, le guance arrossate dopo la camminata a ritmo sostenuto; Steve la guardò, e decise che doveva farlo lì, e subito. Altrimenti, non avrebbe più trovato il coraggio.
«Senti, Jeannie, io questa cosa me l’ero preparata da un sacco di tempo, e lo so che abbiamo perso, ma… vuoi sposarmi?»
L’anello era una cosa clamorosa, e sotto i fari della discoteca luccicava come la Stella Polare.
«Tu… mi hai appena chiesto…»
Steve annuì. Era proprio quello che le aveva appena chiesto.
Lei non rispose, ma lo prese per il bavero del giubbino di jeans, lo tirò a sé e gli stampò sulle labbra un bacio prodigioso. Poi, quando finalmente si staccarono, lo guardò negli occhi e parlò.
«Steve, io ti sposo, ma a una condizione.»
«…sì?»
«Che noi, questa cazzo di contestazione, la portiamo fino in fondo!»
Lui fece per rispondere, poi ci pensò sopra un attimo, e annuì a sua volta. Felice.
Da una come lei, non si sarebbe aspettato niente di meno.

Olanda-Inghilterra 3-1
32′ rig. Rashford (I), 73′ de Ligt (O), 97′ aut. Walker (O), 114′ Promes (O)

Olanda: Cillessen; Dumfries, van Dijk, de Ligt, Blind; de Roon (68′ van de Beek), Wijnaldum, de Jong (114′ Strootman); Bergwijn (90′ Propper), Depay, Babel (68′ Promes). Ct: Koeman

Inghilterra: Pickford; Walker, Stones, Maguire, Chilwell; Rice (106′ Alli), Barkley, Delph (77′ Henderson); Sancho (61′ Lingard), Sterling, Rashford (46′ Kane).
Ct: Southgate

 

 

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