Undici in giallo

di Gianni Sacco

L’amico e sodale Gino Cervi (che è volante prima ancora che portiere) da sempre intravede in me uno sciamano dell’inutile o forse un sacerdote del cazzeggio. Un bel dì mi provoca: «Perché non butti giù una formazione, ma fatta bene, con raziocinio, composta da investigatori della letteratura poliziesca? Mi raccomando: competitiva!».

Ovviamente ho preso la cosa molto sul serio.

In prospettiva di uno storico match contro una all stars di serial killer o di un incontro di qualificazione per il mondiale del crimine contro la nazionale usurai, ho deciso, però, di sviluppare un progetto tecnico (come si dice oggi). Pescando anche tra personaggi meno conosciuti. Fuori alcuni grandi, imborghesiti dalla fama (Poirot, Philip Marlowe, Montalbano), dentro alcuni fuoriclasse assoluti di grande esperienza ma attorniati da gente meno famosa ma in grado di esaltarsi nel collettivo. C’è anche un progetto per uno stadio nuovo: l’Edgar Allan Poe Stadium. Dove, ovviamente, i tifosi e spettatori che vogliono delinquere avranno vita grama.                

(tra parentesi gli autori o, se preferite, i procuratori)

1 Myron Bolitar, USA (Harlan Coben)
Prima di fare l’investigatore privato ha messo a frutto il suo talento atletico immenso alla Duke University. Quasi due metri di altezza, ottava scelta assoluta dei Boston Celtics, viene bloccato da un grave infortunio. Confidiamo nella possibilità di recupero nella convinzione, soprattutto, che possa riciclarsi in un ottimo e solido portiere.

2 John Rebus, SCO (Ian Rankin)
Un terzino con la tigna scozzese (è di Glasgow) fa molto comodo. Potrebbe essere un Billy Mc Neill, il leader del Celtic che vinse la Coppa dei campioni nel 1967.

3 Martin Beck, SWE (Maj Sjöwall e Per Wahlöö)
Viene naturale affidargli la “sorveglianza” della fascia sinistra. Essendo lui un poliziotto di sinistra. Che addirittura critica da sinistra la socialdemocrazia svedese degli anni Sessanta.  

4 Camille Verhœven, FRA (Pierre Lemaitre)
Potrebbe essere un azzardo, nel calcio atletico di oggi, affidare le chiavi del centrocampo a un giocatore alto 145 centimetri. Ma il commissario Verhœven non crea problemi, li risolve. Instancabile. Azione e risultati. Piccola taglia ma intelligenza e tenacia in grado di essere preziosa in mediana.

5 Jules Maigret, FRA (George Simenon)
Esperienza, calma e tranquillità a governare la difesa. Notevole capacità di fare reparto e migliorare i propri compagni: ha fatto salire eccezionalmente di livello mediocri investigatori (come Lucas, Janvier, Lapointe, Torrence, Lognon) che gli erano stati affiancati. Affidabile per serietà. Salvo qualche concessione alla buona tavola, ha una vita regolare e la signora Maigret è una garanzia per tenerlo lontano dalla mondanità notturna e festaiola.

6 Hans Bärlach, CH (Friedrich Dürrenmatt)
Libero. In tutti i sensi. È un intellettuale. Qualcuno ha detto che è un Maigret che ha letto Martin Heidegger. Ma, quando è necessario, è in grado di colpire duramente l’avversario, senza tanti complimenti (vedi Il giudice e il suo boia).

7 Nestor Burma, FRA (Léo Malet)
La maglia numero 7 va portata in una certa maniera, secondo noi. Alla George Best, per intenderci. Vogliamo un’ala di grande talento, anticonformista, ironico, alcolico, anarchico. E allora preferiamo Burma a Matt Scudder (Lawrence Block) perché questi ha smesso di bere e alla scelta autarchica di Lazzaro Santandrea (Andrea G. Pinketts), anche se la tentazione di avere in squadra una versione letteraria di Ezio Vendrame ci ha tentato a lungo.

8 Steve Carella, USA (Ed McBain),
Carismatico e deciso, grande dedizione al collettivo. Elemento fondamentale per un reparto (l’87° distretto della immaginaria città di Isola si muove come una grande squadra grazie soprattutto a lui) in cui la coralità prevale a scapito delle individualità. Indispensabile come un Iniesta, come un Gerrard.   

9 Sherlock Holmes, ENG (Arthur Conan Doyle).
Alto, profilo affilato, atletico, geniale, maniacale, vessatorio nei confronti dei suoi collaboratori, vincente sempre, imperscrutabile a volte. Sicuramente senza problemi di autostima. Sembra il ritratto di Zlatan Ibrahimovic. E quindi il posto al centro dell’attacco è suo.

10 Francesco Santamaria, ITA (Carlo Fruttero e Franco Lucentini)
Bello, elegante, (non per niente sullo schermo è stato interpretato da Marcello Mastroianni), geniale e intelligente, quintessenza della piemontesità (malgrado le origini romane). Lasciamo perdere lo stile Juve, però. Negli anni Sessanta e Settanta l’immagine è solo una: Gianni Rivera.

11 Adam Dalgliesh, ENG (P.D. James)
Punta di grande efficacia, un vincente. Certo, questa è la descrizione del quasi omonimo Kenny Dalglish. Ma l’assonanza sia di buon auspicio. Scelta dolorosa preferirlo all’ispettore Morse (Colin Dexter), altro profilo che ci sarebbe stato, alla grande.

Allenatore: Nero Wolfe, USA ma di origine montenegrina, (Rex Stout)
Burbero, scontroso, fisico imponente alla Nereo Rocco. Enorme intelligenza e capacità strategica. Si fa preferire ad altri per la possibilità di sfruttare le potenzialità del suo vice Archie Goodwin per il lavoro sul campo. Sul modello della collaborazione tra Brian Clough e Peter Taylor (Derby County e, soprattutto, due Coppe dei Campioni col Nottingham Forest).  

Gravi infortuni ci hanno privato della possibilità di inserire Cormoran Strike (Robert Galbraith, ma pseudonimo di J.K. Rawling), che ha perso una gamba su una mina antiuomo in Afghanistan, e l’estroso Héctor Belascoarán Shayne (Paco Ignacio Taibo II) messicano ma figlio di un basco e di una irlandese, orbo e un po’ zoppo dopo alcune “battaglie”.

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