The Brit Team – Il campo come un palco

di Maurizio Zoja

Hanno inventato il calcio, su questo non si discute, e nella musica hanno pochi rivali. Secondo noi, con le chitarre sono i campioni del mondo, titolo che nel calcio hanno portato a casa solo una volta e con qualche ombra. Pochi dubbi, invece, sul valore assoluto di questa squadra di musicisti inglesi, che mettiamo in campo secondo uno schema che più classico non si può e una numerazione rigorosamente dall’1 all’11. Buona partita e buon ascolto.

1 Elvis Costello. Quando l’avversario ha la palla sul dischetto ti affidi al portiere. Non sempre para il rigore ma capita che lo faccia. Soprattutto se è esperto, solido, e ne ha viste di tutti i colori. Quando non sai bene che musica vuoi ascoltare ti affidi a uno come Declan Patrick McManus, angloirlandese che ha iniziato nella Londra arrabbiata del ’77 per poi cambiare mille squadre, da Nashville alla Verona di Romeo e Giulietta. Sempre con classe, colpo d’occhio e senso della posizione.

2 Ian Brown. Si è un po’ buttato via nel corso degli anni, ma a inizio carriera il cantante degli Stone Roses ha fatto meraviglie, nonostante doti tecniche non proprio da campione e comportamenti censurabili fuori dal campo, come quando diede di matto sul volo British Airways da Parigi a Manchester, beccandosi due mesi di reclusione.

3 Lee Mavers. Quanto a talento sprecato il cantante dei La’s non è secondo a nessuno. Ha ritardato di anni il suo esordio perché non si sentiva pronto, sfidando la pazienza di presidenti e allenatori, e poi, dopo un campionato memorabile, si è rifiutato di scendere di nuovo in campo. Ma There She Goes è un gol che neanche Van Basten contro l’Urss agli Europei ’88.

4 Paul Weller. Giovane fenomeno con i Jam, sembrava essersi smarrito negli anni degli Style Council, a furia di tocchi di fino non sempre efficaci. Invece da solista ha trovato la sua dimensione definitiva, una seconda vita. Stavolta da mediano, ma affidabile come pochi.   

5 Damon Albarn. Un altro che ha giocato in mille squadre, a volte entusiasmando, altre meno. Ma il cantante dei Blur è il sogno di tutti gli allenatori: un gran lavoratore capace di adattarsi a tutti gli schemi di gioco, sopperendo con qualche colpo di classe alle giornate, sempre più frequenti, di scarsa vena.

6 Keith Richards. Libero nel ruolo e nella vita. Da sempre sospettato di doping ma mai squalificato, il chitarrista dei Rolling Stones risponde con l’immenso mestiere a chi gli consiglia il ritiro mettendogli sotto il naso la carta d’identità. C’è chi dice che gli arbitri fossero condizionati dal braccio alzato di Franco Baresi. Quando Keith Richards alza il braccio per dare la pennata succede esattamente la stessa cosa.

7 Pete Townshend. Una finta, un cambio di passo, e Garrincha andava via all’avversario, che non lo prendeva più. Il chitarrista degli Who invece incanta con il suo windmill, il mulino a vento. Il braccio che rotea sulle sei corde è da anni un marchio di fabbrica, riprodotto anche all’interno del logo della squadra.

8 Mick Jones. I suoi denti un po’ così sono frutto di qualche duro contrasto con avversari senza paura. Non è un mostro di tecnica, ma quando ha giocato nella squadra giusta il chitarrista dei Clash ha fatto meraviglie. E dal calcio ha imparato qualche importante lezione, che vi abbiamo raccontato qui.

9 Liam Gallagher. Dopo gli inizi da scavezzacollo è diventato un affidabile punto di riferimento per tutta la squadra. E l’ha fatta finita con il doping e con le schermaglie gratuite. In allenamento i suoi duelli con Damon Albarn provocano ancora scintille, ma poi si scende in campo tutti insieme per portare a casa il risultato.

10 Paul McCartney. Ogni volta che gioca si mormora che sarà l’ultima, che il ritiro è vicino, che ormai ha dato tutto. Ma la classe e la fantasia fanno ancora capolino nelle sue giocate, pur senza raggiungere i livelli di inizio carriera, quando militava nella squadra più forte del mondo. Sulla sua fascia di capitano, al posto della “C” è disegnato un basso a forma di violino.

11 Jarvis Cocker. Grande scatto e ammirevole coordinazione, il cantante dei Pulp è un attaccante formidabile. E pazienza se è un po’ scarso in acrobazia perché la sua miopia lo costringe a giocare con gli occhiali come Annibale Frossi, il capocannoniere della nazionale italiana alle vittoriose Olimpiadi di Berlino ’36.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...