Cristante e la porcudighel football club

di Gino Cervi

Oggi alle 18, per la 13° giornata del girone di andata del Campionato di serie A, si gioca a Bergamo Atalanta-Roma.
È una sfida tra due squadre ambiziose. La Dea è scossa dalle recenti turbolenze di spogliatoio – la guerra tra il Gasp e il Papu, che detta così sembra la storia dell’ultimo numero di Topolino – ma resta una delle squadre più attrezzate del campionato, fresca delle storiche vittorie a Liverpool e ad Amsterdam che le hanno aperto la porta agli ottavi di Champions. La Roma di Fonseca e dei nuovi proprietari americani gioca bene e, in un torneo ancora pieno di incertezze e senza uno scontato dominatore come nelle scorse stagioni, ambisce a qualcosa di più di un semplice piazzamento tra le prime.
Oggi, allo Stadio Atleti Azzurri di Bergamo, nelle file della Roma torna in campo Bryan Cristante, 25 anni, da San Vito al Tagliamento, alla sua terza stagione in giallorosso – la Roma lo ha acquistato proprio dall’Atalanta nell’estate del 2018. Cristante era stato fermato nello scorso turno di campionato, Roma-Torino dello scorso lunedì, dalla squalifica del giudice sportivo.

Era accaduto che durante il precedente incontro, vinto largamente dai giallorossi sul campo del Bologna (1-5), il centrocampista friulano si era reso protagonista di un increscioso episodio. Dopo aver sfortunatamente deviato nella propria rete il gol del momentaneo 1-2, Bryan aveva imprecato contro la malasorte, e probabilmente contro la sua maldestrezza, pronunciando una bestemmia che era stata immortalata dalla TV.
In seguito alla segnalazione del Procuratore federale che aveva rilevato l’accaduto e «acquisite ed esaminate le relative immagini televisive, di piena garanzia tecnica e documentale», il Giudice Sportivo della Serie A Gerardo Mastrandrea, assistito da Stefania Ginesio e dal rappresentante dell’Aia Eugenio Tenneriello – caso, forse neanche troppo singolare, di sproporzionato spiegamento di forze giuridiche, aveva sentenziato che «il calciatore in questione è stato chiaramente inquadrato dalle riprese televisive mentre proferiva un’espressione blasfema individuabile ed udibile senza margini di ragionevole dubbio». Cristante era stato così colpito dalla squalifica di una giornata.

«Per Dio!» verrebbe da dire. Ma proprio a nessuno, neppure alla dirigenza romanista, è venuto in mente di appellarsi alla palese evidenza dei fatti, facendo ricorso all’onomasiologia per ottenere l’annullamento della pena? C’erano ben due motivi.
Il primo sta nel cognome: essendo Cristante è il participio presente di “cristare” l’anagrafe lo assolverebbe ab origine.
Il secondo nel nome: nessuno infatti si è accorto che l’accaduto non è altro che un episodio tagliato dal film del 1979 dei Monty Python’s, Brian di Nazareth, che racconta della vita di Brian che nasce nella capanna accanto a Gesù e che segue in parallelo, e in una rutilante sequenza di esilaranti equivoci e blasfemie, la vita del Nazareno, finendo lui stesso ucciso sulla croce. Se non ci credete potete guardare qui, su YouTube, il film completo, che dura novanta minuti e, scommetto, è molto più divertente di Atalanta-Roma.

Gira voce che il giovane centrocampista friulano – una regione in cui per tradizione la pratica del sacramentare è seconda solo al consumo di tajut – abbia cercato solidarietà presso ex colleghi e colleghi: da Hristo Stoichkov, l’attaccante bulgaro del Barcellona, pallone d’oro 1994, ad Armando Madonna, ala destra di Atalanta e Piacenza; dall’ex difensore di Reggina e Bari Palmiro Di Dio al centrocampista greco Lazaros Christodoulopoulos; dagli spagnoli, e compagni di squadra del Siviglia, Jesús Navas e Jesús Joaquín Fernández Sáenz de la Torre, per brevità chiamato Suso, all’attaccante brasiliano del Manchester City Gabriel Jesus e al difensore tedesco tuttofare Joshua Kimmich del Bayern Monaco; per finire ancora con lo spagnolo Cristo Gonzales, attaccante dell’Udinese in prestito al Club Deportivo Mirandés, nella Secunda Division, che, per devota coerenza, come numero di maglia ha scelto il 33. Tutti insieme pare stiano pensando di dare vita a una nuova compagine: la Porcudìghel Football Club.

PS: Sommessamente, ad arbitri, procuratori federali e giudici sportivi suggerirei la lettura di questo passo tratto da Io e l’asino mio. Storie di Crepax raccontate da Valentina Crepax (Bompiani, 2020, collana Amletica leggera, capitolo “Regolamento crepaxiano”, p. 98): «Sulle parolacce si dovrebbe aprire un capitolo a parte comunque si può dire che sono sempre state tollerate, mentre la bestemmia “se è giustificata si può” ha sempre detto mia madre che è stata immortalata in un tema di mia figlia: “Mia nonna, quando si scotta con il forno, cioè quasi sempre quando lo usa, qualche volta bestemmia”. Lei si è sempre difesa sostenendo che se il nome di Dio è nominato invano prima dell’aggettivo non è bestemmia perché presuppone un secondo soggetto anche se non citato, per esempio: Dio, porco (cane). Una questione di virgole».
Ma le virgole, alla prova TV, non si vedono.

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