La Disparition – Il fantacalcio senza la “e” #17

di Gianvittorio Randaccio

«Papà aveva La Domenica Sportiva, ed era contento quando arrivava il servizio di Beppe Viola. Io avevo “Linus”, ed ero contento quando arrivava la pagina con la rubrica di Beppe Viola. Non sapevamo già che si trattava dello stesso Beppe Viola, ci saremmo arrivati con una leggera sfasatura.» Così scrive Stefano Bartezzaghi nell’introduzione del necessario Vite vere comprese la mia (la ristampa di Quodlibet, curata nel 2015 dall’autore volante Gino Cervi): io, più modestamente, mi accontenterei di essere contento di un gol di Nicolas Viola, omonimo centrocampista del Benevento e, accidentalmente, della Disparition, la squadra del Fantacalcio senza la “e”.

Nicolas è ben diverso da Beppe, bisogna dirlo con grande sincerità, solo il nome li collega in qualche modo, anche se forse possono essere accomunati dalla fantasia, che uno scatenava con la macchina da scrivere e l’altro, invece, con un educatissimo piede sinistro che si ispira, tra gli altri, al Chino Recoba, altro elemento che genera automaticamente una grandissima simpatia. Per il resto Nicolas (che di secondo nome, ahimè, pare faccia Benito) sembra un tipo introverso, pieno di tatuaggi nemmeno fosse un idolo della trap, che studia psicologia ed è appena rientrato da un lunghissimo infortunio, cosa che mi ha costretto ad aspettarlo per tutto il girone d’andata.

Mai come in questo turno mi servirebbe un gol di Viola (anche di Beppe mi andrebbe bene, se potessi schierarlo), visto che i miei avversari del Margot United possono contare sulle grandissime prestazioni di Barella e Immobile, mentre La Disparition può giusto fregiarsi dell’inutile gol di Ciccio Caputo contro lo Spezia: e invece no, Nicolas è costretto a osservare la partita con la Samp dalla panchina, per poi giocare con malinconia una ventina di minuti nel finale, senza incidere, anzi, assistendo al pareggio di Keita Baldè senza poter battere nemmeno un rigorino, o magari una punizione dal limite, tenendo il suo magico e tatuatissimo sinistro nella fondina, come un cowboy disoccupato.

Mi piacerebbe, allora, anche se non servirebbe a niente, ritrasmettere la cronaca della partita di andata (come Beppe Viola con il bruttissimo derby del 1977), nella quale La Disparition vinceva sul Margot United sul filo di lana, invece che assistere a questo triste 2-1, buono solo per riaprire una crisi che sembra non finire mai e che mi fa pensare che il nome giusto per la mia squadra sia La Disperation, con buona pace di Georges Perec.

Margot United – La Disparition    2-1  (77,5-67)

Margot United
Reina, Toloi, Bastoni, Marusic, Barella, Bakayoko, Zajc, Djuricic, Immobile, Correa, Destro

La Disparition
Consigli, Tomiyasu, Lazzari, Dimarco, Pasalic (Strootman), Mkhitaryan, Malinovskiy, Viola, Lozano, Caputo, Zapata

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