Il Pallonario (15-21 marzo)

15 marzo. Un automobilista è stato ucciso oggi sul corso Francia, a Torino, in una sciagura della strada. La disgrazia è stata causata dall’eccessiva velocità della macchina investitrice e dall’imprudenza di un camionista che nell’immettersi sul corso non  si sarebbe nemmeno accorto della sua errata manovra: si ignora chi sia perché è scomparso senza lasciar traccia. L’investitore è un giocatore del Torino, il terzino destro Fabrizio Poletti, di 21 anni, nativo di Bondeno (Ferrara) e abitante in via Cesare Reduzzi 3 a Torino con la madre e con il padre. Ora è ricoverato in condizioni gravi all’ospedale di Rivoli: la prognosi è riservata. La vittima è Giulio Garfagnini, 71 anni, residente a Collegno in corso Francia 195 dove gestiva un’autorimessa con officina meccanica. Poletti tornava con le sue 1500 da Alpignano, per evitare un camioncino che non ha rispettato lo stop ha superato lo spartitraffico piombando contro una Renault. L’automobilista investito non aveva mai avuto un incidente in quarant’anni di guida. È morto tra le braccia del figlio chiedendo: “Cos’è successo? È stata una bomba?” (1965)

16 marzo. L’ex portiere della nazionale francese di calcio, René Vignal, figura molto nota a Parigi ove ha giocato parecchi anni nel Racing Club, è implicato in uno scandalo scoperto dalla polizia di Tolosa. Il Vignal aveva costituito e dirigeva una banda di malfattori che si erano specializzati nel ricatto dei proprietari dei bar e dei tabarins di Tolosa. Cinque malviventi sono già stati arrestati, il Vignal è latitante. (1970)

17 marzo.  Jean-Pierre Adams entra in coma. Difensore roccioso nelle file del Nizza e del Paris Saint Germain – al fianco di Marius Tresor, il gigante di colore costituiva quella che i tifosi transalpini chiamarono “la guardia nera” – ventidue volte ha difeso i colori della Nazionale di Francia. Ha 35 anni, gioca nel Chalon, piccolo orgoglioso club di terza divisione, dove ha deciso di chiudere una carriera a suo modo esemplare. Ma il ginocchio destro fa le bizze, la radiografia dice che è meglio intervenire chirurgicamente sui legamenti crociati. Intervento di routine. Operazione, anestesia. Poi più nulla. L’anziano stopper della Nazionale francese non si sveglia. Non si sveglierà più. Non si è ancora svegliato. Coma. Da quel mercoledì la “guardia nera” è vegliata amorevolmente dalla moglie, Bernadette.  (1982)

18 marzo. Giunte a Catania soprattutto per recitare al teatro Bellini le (celebri) gemelle Elen e Alice Kessler non hanno mancato di recarsi al “Cibali” dove hanno fatto un tifo (persino) esagerato per i (baldi) fusti del Napoli. Ora il (saggio) Monzeglio crede che la sua squadra abbia perso non tanto per la presenza del Catania sul campo quanto per quella senz’altro più appariscente delle Kessler in tribuna. Gli azzurri – per lanciare (languide) occhiate alle “sorelle da-da-umpa” – si sarebbero distratti e avrebbero (così) provocato l’azione del rigore (purtroppo) decisivo. (1963)

19 marzo. Emilio Aristodemo Santamaria, di sessant’anni, la celebre mezzala del Genoa dei tempi d’oro, è comparso stamane in Corte d’Assise d’Appello. Egli nel processo di primo grado era stato condannato a tre anni di reclusione perché ritenuto responsabile della morte di sei operai avvenuta nel 1949 in porto a seguito di uno scoppio a bordo della petroliera Futa. Il Santamaria, contitolare di una ditta di picchettaggio, aveva inviato a bordo della nave un gruppo di suoi dipendenti con il compito di ripulire le cisterne della petroliera. I “picchettini” scesero nel doppio fondo mentre le caldaie erano accese. Improvvisamente una scintilla uscita dalla ciminiera cadde su un fusto di benzina che prese immediatamente fuoco comunicando le fiamme ad altri bidoni. (1957)

20 marzo. Al termine dell’amichevole giocata tra Dinamo Berlino e FC Kaiserslautern, Lutz Eigendorf fugge all’Ovest: è un centrocampista di talento, promessa del calcio della Germania dell’Est. Nella Dinamo ha già disputato cento partite, e sei nella Nazionale, con tre gol. La fuga in Occidente gli costerà un anno di squalifica dall’Uefa: la moglie Gabrielle e la figlia Sandy restano a Berlino, sorvegliate a vista: dopo qualche tempo la donna divorzia e sposa un agente. Nella Repubblica Federale il calciatore torna in campo nel 1980, dapprima con il Kaiserslautern e poi con l’Eintracht Braunschweig. E proprio in seguito a questo trasferimento accetta di farsi intervistare davanti al Muro di Berlino: davanti alle telecamere, critica duramente il sistema del calcio della Repubblica Democratica Tedesca. Alle 23.30 del 5 marzo 1983, a bordo della sua Alfa Romeo, si schianta contro un albero. Muore due giorni dopo. L’autopsia trova tracce di alcol nel sangue e il caso è archiviato come guida in stato di ubriachezza (ma Eigendorf era astemio…). Quando, nel 1989, il Muro crolla e la Germania va alla riunificazione, spuntano anche i documenti segreti della Stasi, Ministerium für Staatssicherheit, Ministero per la Sicurezza di Stato. Ed Heribert Schwan, autore del documentario Tod der Verrater (Morte del traditore) non ha dubbio alcuno: il centrocampista fu ucciso dalla Stasi, punito per quello che venne considerato “tradimento”. Non aveva ancora 27 anni. (1979)

21 marzo.  Daniele Farsani, ventiquattrenne disegnatore meccanico di Fiorenzuola d’Adda e centrocampista del Vigolo (Seconda categoria piacentina) ha dato una bella lezione di sportività nella partita contro la Sannazzarese, poi vittoriosa per 4-3. Succede che con gli ospiti in vantaggio per 2 a 0, Farsani raccoglie palla, evita due difensori e segna il gol del 2 a 1, senza accorgersi che nel frattempo un avversario era a terra infortunato. “Non me ne ero proprio accorto – spiega – ma dopo le proteste degli avversari ho deciso di rimediare”. Detto fatto: palla al centro, lui se ne impossessa, corre verso la sua porta e segna un gol al suo portiere. Giustizia è fatta, il fair play, per una volta, ha avuto la meglio. “Qualcuno dei miei compagni lì per lì non ha capito – commenta Farsani – mentre tutti gli avversari si sono complimentati: gli stessi che mi avevano riempito di offese”. (2006)

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