Maifredi e il calcio champagne

di Gianluca De Salve

Juventusiasmante. Era il tormentone per la campagna abbonamenti della Juventus stagione ’90-91.
Quella dopo i Mondiali in Italia che consacrarono la neo coppia di attaccanti bianconeri Baggio-Schillaci e quella del grande strappo, in casa Juve, con la tradizione del passato che portò sulla panchina della squadra un allenatore atipico come Gigi Maifredi e al vertice dirigenziale Montezemolo.
Gigi era l’allenatore del calcio champagne e fu ingaggiato nella speranza di trovare in lui quella stessa svolta che trovò il Milan di Berlusconi in Sacchi.


Maifredi avrebbe dovuto riportare a Torino un calcio vincente ma anche bello perché la stagione precedente non era andata poi tanto male, il meno appariscente Dino Zoff aveva condotto la squadra a vincere Coppa Uefa e Coppa Italia ma la scelta su Maifredi era ormai stata presa da tempo e, non senza un certo imbarazzo generale, il Dinone nazionale fu costretto a farsi da parte, senza perdere comunque la sua consueta eleganza.
Personalmente, da giovane juventino, ero grato a Zoff e a quella squadra che mi regalò i primi trofei da tifoso, ma chi non sarebbe rimasto affascinato dal progetto Juventusiasmante?
Lo scudetto era il vero obiettivo e per quello si doveva incantare a ogni partita altrimenti non c’era modo di superare il Milan degli olandesi, il Napoli di Maradona o la Samp del duo Vialli-Mancini.

Maifredi si era fatto le ossa prima di arrivare alla Juve. La sua carriera da allenatore era partita da lontano, dai dilettanti del Real Brescia. Poi tanta gavetta con Lumezzane, Orceana e Ospitaletto. Qui il presidente era Corioni che decise di portarlo con sé al Bologna in serie A e, proprio a Bologna, partì la favola Maifredi. Salvezza alla prima stagione e poi, l’anno successivo, qualificazione alla Coppa Uefa. Un grande traguardo conquistato con un calcio veloce, brillante e divertente. Un calcio champagne, appunto. Aggettivo che Gigi si era conquistato non solo per le caratteristiche delle squadre da lui allenate ma anche perchè, prima di diventare allenatore, fu rappresentante di una azienda produttrice di champagne.
Poi il grande salto alla Juve con un solo anno di contratto perché Gigi preferiva così. Lavorare anno su anno, senza garanzie. Sicuramente un atteggiamento non comune al giorno d’oggi.
Purtroppo l’inizio della Juventusiasmante non fu dei migliori.
Alla prima partita importante la compagine bianconera fu travolta 5-1 dal Napoli in Supercoppa e, seppur ininfluente ai fini della qualificazione, venne sconfitta nella gara di ritorno del primo turno di Coppa Italia dal Taranto, neopromosso in serie B.
Poi, però, le cose cominciarono a migliorare. Ci furono vittorie importanti e spettacolari durante il girone d’andata contro Inter, Roma e Napoli. L’Inter si laureò campione d’inverno ma la Juve di Maifredi era a pochi punti di distanza.
Il crollo del progetto juventino si registrò nel girone di ritorno, una caduta verticale di gioco e risultati che si concluse con il settimo posto in classifica e l’estromissione dalla coppe europee per la prima volta dopo ventotto anni. Un vero disastro.
Però, ci fu una notte, in cui la Juve di Maifredi fu davvero Juventusiasmante rimanendo, malgrado la stagione disastrosa dal punto di vista dei risultati, nella memoria di molti, e sicuramente nella mia, come una delle Juve più belle di sempre.
Semifinale di Coppa delle Coppe, gara di ritorno. Juventus-Barcellona.
All’andata la formazione blaugrana si era imposta per 3-1. Serviva il miracolo e dopo un primo tempo sostanzialmente equilibrato si vide finalmente, forse per la prima e unica volta, la Juve di Maifredi. Il Barcellona fu preso a pallate e dopo il capolavoro su punizione di Baggio per l’1-0 ci fu una sola squadra in campo.

Il 2-0 che avrebbe garantito la finale fu sfiorato più volte ma alla fine non arrivò. La Juve di Maifredi si concluse quella notte, poteva diventare una squadra bella e vincente ma all’allenatore di Lograto non fu offerto il rinnovo di contratto e, quindi, fu facile prendere la decisione di mandarlo via per far tornare sulla panchina bianconera Trapattoni.
A Gigi non venne concesso tempo ma soprattutto fiducia. L’anno dopo la Juve arrivò seconda, non fu entusiasmante ma più conforme alla sua tradizione.
Quella notte della semifinale terminò anche il calcio champagne di Maifredi, il quale, l’anno successivo, tornò a Bologna ma del suo gioco spettacolare non vi fu più traccia.

Forse se quel 2-0 fosse arrivato e, forse, se la Juve fosse andata a conquistare la Coppa delle Coppe allora, forse, la storia sarebbe stata un’altra. Troppi forse che il tempo si è portato via come se ne vanno via le bollicine dello champagne.
Però non sono soltanto le vittorie a essere divertenti e, quella sera, malgrado la mancata qualificazione, mi sono divertito come poche altre volte in vita mia a guardare una partita di calcio.

Grazie Gigi, nonostante tutto mi hai davvero entusiasmato.

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