Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #3

Perché guardi così male l’arbitro? [San Pietroburgo – Stadion Sankt Petersburg]

di Gino Cervi

«Ma che caldo fa dentro questo stadio» disse Rodion, appena mise il piede sul terreno di gioco dello Stadion Sankt Peterburg, sull’isola di Krestovskij, abbracciata dalle acque della Neva.
«Sapessi che gelo fa qui, invece» gli fece eco Grigorij. Rannicchiato in posizione fetale e a pancia in su sopra una slitta, non si capiva se il monaco fosse morto o facesse finta di esserlo. Qualche ora prima, a palazzo Jusupov, l’avevano avvelenato con dei petit four impastati di cianuro, e poi ubriacato con mezza dozzina di bottiglie di vino dolce, quindi crivellato a colpi di pistola, al cuore, allo stomaco, al fegato. Ma Grigorij non smetteva di camminare e di urlare la sua rabbia. Tentò di fuggire nella neve di San Pietroburgo. Lo raggiunsero e gli tirarono un colpo dentro l’occhio destro. Fu forse il colpo di grazia? O gli fu fatale l’esser stato calato, oltre il parapetto, in un buco nel ghiaccio della Malaja Nevka? E invece niente. Eccolo infatti ancora lì, rannicchiato sulla slitta che parla e dice che fa un gran freddo, sotto il ponte Bolšoj Petrovskij. Si rialzò dirigendosi verso il centrocampo.

Aleksander no, non si lamentava, né del caldo, né del freddo. Aleksander era innamorato: amava il regale corso della Neva, le sue rive di granito, gli arabeschi dei suoi parapetti di ghisa, ma ancora di più le malinconiche e diafane notti senza luna.
E Josif gli dava ragione: «Questa è la più bella città sulla faccia della Terra. C’è un immenso fiume grigio, che corre come sospeso sopra il suo alveo remoto come remoto è l’immenso cielo grigio sopra quel fiume». 
Ma Rodion sosteneva che non si sarebbe proprio potuto giocare con quel caldo. E camminava a passi lenti, come se fosse indeciso, se dirigersi o no verso il centrocampo. Lo aspettava quell’arbitro, fastidioso come una vecchia usuraia. Che sensazione di fastidio, o forse di vigliaccheria! Quel senso di vergogna lo faceva incupire.
Josif, Aleksander, Grigorij e anche l’assessore Kovalev, che aveva perso il suo naso, lo aspettavano lì, in mezzo al campo, la partita stava per iniziare. «Presto sbrigati. Perché guardi così male l’arbitro?»
Rodion osservava tutto con una strana sensazione di indifferenza e di apatia. Il direttore di gara fischiò il calcio d’inizio. Rodion non batté ciglio. Non appena gli passò vicino, uccise l’arbitro con un colpo d’ascia, spaccandogli il cranio, e poi anche il guardalinee Lizaveta. Mentre Rodion pensava che la stessa cosa non avrebbero esitato a farla Newton o Napoleone, se fosse stato per il bene dell’uomo, Pohjanpalo segnò il gol della Finlandia.

Personaggi in ordine di apparizione: Rodiòn Romànovič Raskòl’nikov, da Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij, Grigorij Efimovič Rasputin, Aleksandr Sergeevič Puškin, Iosif Aleksandrovič Brodskij, assessore di collegio Kovalèv da Il naso di Nikolaj Vasil’evič Gogol, tutti in qualche modo vissuti, davvero o nell’immaginazione, a San Pietroburgo.

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