Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #8

Da Podgorica ad Amsterdam [Amsterdam – Johann Cruijff Arena]

di Emiliano “el buitre” Fabbri

I lavori del nuovo stadio di Amsterdam iniziano nel 1993 e terminano tre anni dopo. Inizialmente doveva nascere per ospitare le Olimpiadi del 1992, poi assegnate a Barcellona, così alla fine la sua inaugurazione avviene il 14 agosto 1996.

Ma facciamo un passo indietro, nella seconda metà degli anni Sessanta, quando a Titograd nascono due giovani futuri calciatori. All’epoca la città era sotto la Repubblica Sociale Federale di Jugoslavia guidata da Josip Broz. Per il mondo il Maresciallo Tito, da cui la città appunto riprende il nome. Quei due bambini che giocano con una palla ai piedi dell’altura di Gorica ancora non sanno che proprio quel pallone li porterà a giocare nei miglior club europei, e a divenire delle stelle assolute del football mondiale. Entrambi arriveranno a un passo dal pallone d’oro: Dejan, nato nel 1966, alle spalle di Jean-Pierre Papin nel 1991, mentre Predrag, nato nel 1969, secondo solo al fenomeno Ronaldo nel 1997. Ma un’altra cosa non sanno ancora. Che sul calare degli anni Novanta scriveranno l’inizio della storia di uno stadio a duemila chilometri di distanza da loro. Il nuovo stadio di Amsterdam. La sua Arena. Quando Titograd è già diventata Podgorica ma faceva ancora parte della Jugoslavia, questa volta diventata Repubblica Federale. Senza Tito.

È trascorsa poco più di mezz’ora dalla sua inaugurazione quando Dejan Savićević battezza l’Amsterdam Arena. Ajax e Milan stanno dando spettacolo sotto il tetto retrattile dell’avveniristico impianto orange, quando il suo sinistro magico sfavilla davanti alla Regina Beatrice d’Olanda. Un lancio dalle retrovie trova Danny Blind troppo sicuro di se stesso. Nelle sue intenzioni c’è un retropassaggio facile facile per Edwin van der Sar. Ma non ha fatto i conti col numero 10 milanista che intercetta col corpo, e col piede sinistro infila il lungagnone biondo. Alla fine i gol dei Diavoli saranno tre. Quelli dei lancieri nessuno.
Due anni dopo l’Amsterdam Arena è teatro del suo prima vernissage internazionale. Il 20 maggio 1998 ospita la finale di Champions League tra la nobiltà calcistica europea: la Juventus e il Real Madrid. Mancano meno di venticinque minuti al triplice fischio dell’arbitro tedesco Hellmut Krug quando Panucci si invola sulla destra e mette al centro un cross che sfila fino alla fascia opposta e arriva tra i piedi di Roberto Carlos che lascia partire a sua volta un tirocross su cui si avventa in maniera scomposta Mark Iuliano, lo stesso che meno di un mese prima aveva deciso lo scudetto per i bianconeri col suo famoso (non)fallo su Ronaldo. La palla sbilencata da Iuliano arriva tra i piedi di Predrag Mijatović, che col primo tocco di destro supera Peruzzi e col secondo di sinistro porta la Coppa del Campioni a Madrid.
È così che Dejan e Pedja, due ragazzi di Podgorica, scrivono la storia del prato verde dell’Amsterdam Arena. Col loro piede sinistro. Ognuno in una delle due porte dello stadio.

Oggi Podgorica è la capitale del Montenegro e la Jugoslavia non esiste se non nei libri di storia. E l’Arena di Amsterdam è stata intitolata a Johan Cruijff. Ma questa è un’altra storia…

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