Il campionato in salotto_Inter-Genoa

dal nostro inviato Gianvittorio Randaccio

Devo ammettere di essere un po’ perplesso: ho letto da tutte le parti che stasera si gioca Inter-Genoa, ma guardando le formazioni che scendono in campo mi sorge qualche dubbio. Non vedo colori nerazzurri da nessuna parte: una squadra sembra scesa in campo con un pigiama grigio, l’altra ha una strana maglia glitterata blu, che nemmeno un fidanzato delle Winx accetterebbe di mettere. Certo, in alto a sinistra c’è scritto INT-GEN, ma io non sono ancora convinto, anche perché la squadra che sembra essere il Genoa schiera Cambiaso e Kallon, mandandomi ancora più in confusione.
Mi basta poco, però, giusto i sei minuti prima del gol di Skriniar (Milan all’anagrafe, tanto per gradire) per capire che l’Inter gioca con la nuova, orripilante maglia e che, nonostante il recente terremoto del calciomercato, sembra ricominciare da dove aveva finito. Anche Simone Inzaghi, nonostante l’infelicissimo cognome, mi dà l’idea di essere un allenatore intelligente e pratico, pronto a dare tutto con quello che ha per le mani, mica come qualcun altro di cui non voglio fare il nome.
Certo, il Genoa oggi, oltre che il pigiama, sembra portare anche le babbucce e la papalina, tanto è inconsistente: viene da pensare, anche se è una battuta un po’ facile, me ne rendo conto, che Ballardini stia solo aspettando di essere esonerato, per poi prendere il posto del suo sostituto e portare il Genoa in zona Europa League. Quello di oggi è troppo brutto per essere vero, non c’è altra spiegazione.

La partita scorre così tranquilla che io ho il tempo di esaminare la mia postazione Inter di quest’anno, composta da un tavolino verde IKEA sul quale troneggiano il PC e una tenda e una pasticceria dei Lego Friends, validi alleati per i momenti più noiosi del campionato. Proprio di fronte a me c’è un televisore pesantissimo e inutile, visto che è vecchio e poco smart, anche se questo sembra garantirmi dai disservizi di DAZN, che da quello che ha capito ha invitato tutti al ristorante ma si è dimenticato di fare la spesa, visto che nessuno sembra soddisfatto del servizio.


Al gol di Calhanoglu (troppo bravo per essere vero, il mio pensiero immediato), comincio a spaziare con la fantasia e, con rapidi clic, vengo a sapere che il povero Zinho Vanheusden, giovane centrale del Genoa di proprietà Inter, nel settembre del 2017 si è rotto il legamento crociato, nel 2019 il menisco e nel maggio del 2020 si è rotto ancora il legamento crociato del ginocchio: vederlo finire in piedi il primo tempo mi rincuora e mi rasserena.
Il secondo tempo è pura accademia, tanto che sposto la postazione e mi metto in cucina per un breve aperitivo e per cominciare a preparare, complice l’orario, il salmone per la cena. Faccio fatica a esultare per la buona prestazione di Vidal (che spero vada via al più presto), mentre gioisco per il gol di Dzeko, che non sarà più giovanissimo, certo, ma oggi ha corso come un ragazzino e forse ci farà rimpiangere meno Lukaku l’ingratu.
Quando la capocciata del bosniaco buca Sirigu io grido che è pronto e da qui comincia una partita molto più difficile di Inter-Genoa, destinata inevitabilmente alla sconfitta: le mie figlie faranno catenaccio e respingeranno in tutti i modi il salmone che, solitario e ramingo, finirà tutto nel mio piatto…

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