Il campionato in salotto_Sampdoria-Inter

Dal nostro inviato Gianvittorio Randaccio

Prima di Sampdoria-Inter avevo pensato di scrivere qualcosa su Ciccio Caputo, appena acquistato dai doriani, magari sul fatto che l’anno scorso l’ho pagato ottanta crediti al Fantacalcio, o magari sul fatto che anche il mio vicino di casa si chiama Caputo, anche se non gioca a calcio e, a dar retta alle urla che sento attraverso le nostre pareti confinanti, mi sembra molto juventino e per niente doriano. Improvvisando un po’ avrei potuto immaginarmi un colloquio tra me e il mio vicino, chiedendogli indietro i crediti che avevo speso l’anno scorso oppure perché fingesse di essere il mio vicino quando invece è un famoso calciatore della Sampdoria.
Ma poi ho letto una dichiarazione del portiere dell’Inter Handanovic e ho cambiato idea: il pezzo su Caputo magari lo scriverò per la partita di ritorno. Il buon Samir, in pratica, ha dichiarato che a volte si sente il Bukowski dei portieri, cosa che mi ha stupito molto, in primo luogo perché uno non si immagina che dei calciatori possano leggere dei libri e secondo perché tra tutti gli scrittori che Handanovic avrebbe potuto nominare mai avrei immaginato Bukowski, che mi sembra più un tipo da Gascoigne o da Nainggolan, per citare i primi nomi che mi vengono in mente. Handanovic dice letteralmente che a volte si sente «il Bukowski dei portieri, anche se non bevo e non fumo ma come lui sono un tipo diretto, che va dritto se deve dire una cosa a qualcuno». Certo, questa cosa si potrebbe dire anche di Sgarbi, o di Mughini, forse, ma mi piace l’idea che il portiere dell’Inter si sia lanciato in questo ardito parallelo letterario.

E allora, anche dopo aver visto Sampdoria-Inter, mi sembra di capire un po’ di più perché l’Handanovic degli ultimi tempi a volte sembra distratto e abbia dei cali di rendimento un po’ inconsueti: forse insieme alla borraccia, dietro alla porta, Samir tiene un libro di Bukowski, e ogni tanto, se la palla è lontana, ne legge qualche pagina; magari le poesie, che sono più corte e, anche se ti interrompi per fare una parata, poi non perdi il filo. Immagino che abbinare la letteratura allo sport, contemporaneamente, non sia semplicissimo e magari, se stai riflettendo su un verso, tu non riesca a rimanere concentratissimo e allora la palla ti sfugge e così ciao, ecco la papera.

Certo, la responsabilità del gol del primo pareggio di oggi, quello di Yoshida, con quella deviazione maldestra di Dzeko, non mi sento di attribuirla ad Handanovic, ma chissà se proprio in quel momento il povero Samir non stesse pensando a questa poesia di Bukowski, tratta da Mockingbird Wish Me Luck:

dovrei essere un grande poeta
e il pomeriggio casco dal sonno
so che la morte mi viene addosso
come un toro gigantesco
e il pomeriggio casco dal sonno,

che sembra proprio una dichiarazione di intenti, un arrendersi all’evidenza che la domenica pomeriggio (e forse ancora di più all’ora di pranzo) è dannoso giocare, bisognerebbe fare qualcos’altro, magari un pisolino.
Oppure questa, tratta sempre dallo stesso volume:

il territorio dell’incontro e della separazione
il territorio di te e di me
la morte arrivata in orario una
domenica pomeriggio, e,
come sempre,
fu più facile
di quanto si credeva,

magari proprio nel momento in cui Augello, trafiggendolo con una bomba al volo di sinistro, certificava la morte alla domenica pomeriggio di cui si parla nella poesia.

E insomma, questa cosa qui di Bukowski e Handanovic mi ha affascinato molto, tanto che Sampdoria-Inter, come si può capire, è passata quasi in secondo piano, anche se alla fine è stata un bella partita, combattuta, che l’Inter poteva vincere ma che la Samp ha meritato di non perdere, lasciando tutti un po’ scontenti.
Sicuramente da oggi guarderò con occhi diversi Samir Handanovic e ogni volta mi chiederò se il suo libro preferito di Bukowski sia Storie di ordinaria follia o Musica per organi caldi.

Sampdoria – Inter 2-2
Dimarco 18’, Yoshida 33’, Lautaro Martinez 44’, Augello 47’

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