Il campionato in salotto_Triestina-Piacenza

Dal nostro inviato Emiliano “el buitre” Fabbri

La prima trasferta della stagione è a Trieste. Come dirigente addetto all’arbitro la mia figura è obbligatoria quando si gioca in casa, così non seguo tutte le trasferte. E Trieste è una di queste. Anche perché si gioca lunedì 13 settembre. Primo giorno di scuola. Per tutti i bambini lombardi, compresa la mia Sophia, che inizia il secondo anno di scuola primaria. Così aspetto le ventuno per vedere la partita su Rai Sport, col patema d’animo che possa saltare causa sciopero degli operatori Rai. Cosa che però non avviene, e così a le nueve de la tarde sono davanti alla tv: calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolinetto di fronte al televisore, frittatona di cipolle, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero. Che poi non è proprio così, perché ho già cenato, e anche leggero visto che sono a dieta, e il tifo indiavolato e il rutto libero lo devo sopprimere, visto che mia figlia è già a letto e non vorrei proprio svegliarla, pena fustigate da parte della mia “Pina” alias Sara. Per quanto riguarda la Peroni è rimpiazzata dalla borraccia d’acqua del Piacenza che utilizzo per digerire le unghie che sgranocchio durante i novanta minuti.

Con questa poca poesia scorrono davanti a me le due squadre. La Triestina in rosso e bianco e il Piacenza in total green. Roba che loro si confondono con lo stadio Nereo Rocco e noi col prato. Ora ho capito perché dal prossimo anno vogliono abolire le divise verdi! A Trieste sembrano percepire l’immobilità di casa mia e il primo tiro in porta avviene solo a metà tempo. È nostro. È di Edgaras Dubickas. Ma quelli che vanno in vantaggio sono loro. Punizione dalla sinistra e gol sul secondo palo di Francesco Rapisarda, un catanese in Venezia Giulia. Ma il nostro centravanti lituano, appena rientrato dalla nazionale che ha giocato contro l’Italia, ha deciso che andava centrata la porta ma senza colpire il portiere, e così con uno stacco di testa su cross di Simone Giordano pareggia. L’intervallo più che il the caldo lo uso per andare in bagno, sempre in religioso silenzio per evitare di svegliare i due terzi della famiglia, nonché i due gatti e il Chihuahua. Nel secondo tempo sembra che il rosso triestino abbia preso campo, almeno fino a quando mister Scazzola finisce i cambi. Davide Lamesta crea, e Simone Rabbi mi fa saltare davanti alla TV. E con me è saltato Kimbo, il gatto che mi stava dormendo vicino. Urlo senza alzare un decibel in casa. Sono agitato davanti alla tv, che ormai guardo col naso attaccato al cronometro in alto a sinistra. Almeno fino al 94’30”, quando Rapisarda decide che deve rovinarmi la nottata. E così fu. Fatico ad addormentarmi al pensiero che l’avevamo vinta a due minuti dalla fine e l’hanno ripresa a trenta secondi dalla fine della fine. Il gatto mi guarda perplesso. Io guardo la tv. L’ultima immagine prima di provare a prendere sonno è dei giocatori che vanno sotto la curva dei piacentini andati in trasferta. Un lunedì sera a cinquecento chilometri da casa. I veri eroi sono loro.

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