Il campionato a Venezia_Inter-Atalanta


dal nostro inviato Gianvittorio Randaccio

Io ogni volta che vado a Venezia mi rileggo Venezia è un pesce di Tiziano Scarpa, un po’ perché è un libretto bellissimo, un po’ perché lo leggi tranquillamente nel tragitto in treno e un po’ perché ogni volta mi sembra di essermelo dimenticato e invece poi scopro di ricordarmelo benissimo.

Per un fine settimana a Venezia con le proprie figlie Venezia è un pesce è perfetto, perché ti permette di raccontare loro delle cose belle, interessanti e divertenti senza essere pesante, pedante o misterioso. E quindi ecco che spieghi perché Venezia è un pesce, apri la cartina e fai vedere che «il ponte che la collega alla terraferma assomiglia a una lenza: sembra che Venezia abbia abboccato all’amo», oppure rifletti con loro sull’idea che «stai camminando sopra una sterminata foresta capovolta, stai passeggiando sopra un incredibile bosco alla rovescia», per il fatto che Venezia è inchiodata al fondale con migliaia di «alberi capofitti a testa in giù», circondati da un’immensa distesa d’acqua. E così via, per mille canali, calli, campi, fondamente, ponti e sestieri.
E quasi non fa niente che sabato 25 settembre, mentre tu giri per Venezia, è prevista la partita di cartello Inter-Atalanta. Lo sapevi, prima di programmare il viaggio, ma hai fatto finta di niente, pensando che, insomma, il calcio e l’Inter non possono essere delle cose così importanti, ogni tanto si possono mettere anche in secondo piano. Certo, hai provato a buttare lì di andare a vedere lo stadio Penzo, proprio in fondo alla pinna del pesce, ma lo hai fatto scherzando e infatti nessuno ti ha preso sul serio.

Alle ore diciotto di sabato 25 settembre, quindi, sei in giro, non può essere altrimenti. Passi di fianco alla chiesa dei Frari, ti dirigi verso campo San Barnaba, poi campo Santa Margherita, ti fai un giro per Dorsoduro e poi vai verso la stazione, il tutto guardandoti intorno stupefatto, ma anche tirando spesso fuori dalla tasca il telefonino, venendo così a sapere che Lautaro ha segnato quasi subito, ma che poi l’Atalanta si è fatta sotto e ha ribaltato velocemente il risultato. Solo quando tua figlia, rotolandosi, decide di pulire le scale della chiesa di San Simeon Piccolo, ti riscuoti un po’ e porti tutta la famiglia dall’altra parte del Canal Grande, perché vi aspetta una cena a Cannaregio, appena sotto al Ghetto. E cammini, cammini, c’è tanta gente, tu cerchi anche una bottiglia di vino da regalare a chi ti ha ospitato, ma è difficile, qui è pieno di negozi di souvenir, di snack bar, di comizi improvvisati di no vax, di chiese bellissime: insomma, quando il sole tramonta ti accorgi che è tutto molto difficile, fino a quando non ti accorgi che l’Inter ha pareggiato, ma poi Dimarco ha sbagliato un rigore e dopo ancora hanno annullato anche un gol all’Atalanta e allora pensi che forse a San Siro hanno passato dei minuti più difficili dei tuoi.

Ed è questa improvvisa epifania, forse, ad aiutarti a stare meglio, trovi anche la bottiglia di vino, ti bevi una bella ombra di vin e finalmente ti siedi in trattoria, davanti a del buon vino bianco e a un bel figà alla venessiana: perché Venezia sarà un pesce, sì, ma anche il fegato non è niente male.

Inter-Atalanta
Lautaro M. 5’, Malinovskyi 30’, Toloi 38’, Dzeko 71’

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