Il campionato dalla sala da pranzo_Sassuolo-Inter


dal nostro inviato Gianvittorio Randaccio

Con il trasferimento di Messi al Psg, Francesco Magnanelli è passato al secondo posto nella classifica europea dei giocatori fedeli a una maglia, dietro solo a Mark Noble del West Ham. Magnanelli ha trentasei anni, gioca a Sassuolo dal 2005, è una bandiera, il capitano della squadra, anche se ormai lo si vede poco in campo (settanta i minuti giocati finora dall’inizio della stagione). Insomma, un giocatore al termine della carriera, che passa molto del suo tempo in panchina, a sostenere e consigliare i giovani compagni, dando comunque il suo contributo quando viene chiamato in causa.

Con tutto il tempo libero che ha a disposizione, negli ultimi tempi Magnanelli si è appassionato ai libri di un suo quasi omonimo, Giorgio Manganelli, uno scrittore colto e originale, dalla prosa raffinata e divagante. Ha cominciato da Hilarotragoedia, uno speciale viaggio negli inferi (che Francesco ha letto tre volte, perché è ben difficile capirlo), per poi passare a tutti gli altri, metodicamente. Sabato sera ha cominciato Lunario dell’orfano sannita, un cosiddetto testo minore, una raccolta di articoli di costume e società pubblicati in precedenza su quotidiani e settimanali. Dalla panchina, mentre l’arbitro Pairetto fischiava l’inizio di Sassuolo-Inter, con grande stupore Magnanelli si è reso conto che nel primo articolo del Lunario Manganelli si dà al calcio, descrivendo regole e rituali di uno sport che sembra conoscere solo per sentito dire. Magnanelli sorride, in panchina, mentre legge, appena distratto dalla partita che si svolge davanti a lui: il suo quasi omonimo parla di «ventidue giovanotti in uniforme sommariamente araldica», oppure di «ventidue ragazzotti incolti e milionari», per poi passare agli spettatori, che «sempre meno ricorrono alle parole, noiosamente dilatorie, e si esprimono per berci corali, digrigni, esplosioni di bave», assistendo indiavolati alla partita.

Io, in questo sabato sera di ottobre, seduto con degli amici a un tavolo davanti una pizza, penso a Magnanelli e alle sue interessanti letture in panchina, ma vedo anche un Sassuolo che nel primo tempo fa a pezzi l’Inter, tanto che mi sembra che i tifosi neroverdi abbiano ben poco da berciare indiavolati sugli spalti. Anzi, al quarantacinquesimo Handanovic quasi travolge Defrel e per poco non rovina del tutto la partita: sarebbe stato espulso, e allora ciao ciao Sassuolo. Per fortuna arriva l’intervallo. Ed è qui che, secondo me, succede qualcosa: immagino che Magnanelli negli spogliatoi abbia parlato ai suoi compagni di patriottismo e guerra, influenzato dal Manganelli del Lunario, che descrive le vittorie della nazionale italiana e l’identificazione del popolo villico con i suoi eroi, descrivendo anche il pericolo che una vittoria può portare («l’omonima nazione sarebbe stata travolta in una dionisiaca orgia sacrificale»), e forse è successo qualcosa ai giocatori del Sassuolo, può essere che abbiano cominciato a pensare che forse la vittoria non era proprio necessaria, e così nel secondo tempo, complici anche le quattro sostituzioni contemporanee di Simone Inzaghi, l’Inter ha ripreso la partita, con i gol di Dzeko e del freddissimo Lautaro su rigore. Insomma, un ribaltamento completo, che in molti a Sassuolo faticano ancora ad assimilare.

Magnanelli, però, più tardi ha capito tutto: a casa, da solo, ancora deluso dal risultato, prima di dormire ha terminato di leggere l’arguto articolo di Giorgio Manganelli che, alla fine del suo ragionamento, riflette sul fatto che «la sconfitta placa il desiderio, disperde gli incubi, ci rende salutarmente ridicoli e preserva le nostre vite», per poi sentenziare, gelido: «L’importante è perdere». Ecco, a saperlo prima, il capitano del Sassuolo negli spogliatoi non avrebbe usato le parole del suo quasi omonimo, che hanno evidentemente influenzato i suoi giovani compagni: la prossima volta sceglierà meglio la lettura da portarsi in panchina, non può più correre questi rischi.

Sassuolo-Inter 1-2
Berardi (r) 22′, Dzeko 58′, Lautaro (r) 78′

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