Il campionato in panchina_Piacenza-Pro sesto


dal nostro inviato Emiliano “el buitre” fabbri

Quindici giorni senza partite sono illegali. Due settimane senza calcio sono lunghissime da passare. Sì, vabbè, Serie A, Nazionali, coppe varie, ma vuoi mettere la Serie C? Domenica scorsa partita rinviata proprio a causa delle nazionali, visto che sia noi che la Juventus Under 23 avevamo almeno tre giocatori convocati nelle nazionali, e da quel limite può scattare il rinvio della gara, cosa regolarmente avvenuta. Ma intanto io, e tanti altri, siamo rimasti in attesa di tornare allo stadio. Dal vivo. E il ritorno coincide con l’arrivo a Piacenza di una delle tre squadre del nostro girone che insieme al Vercelli e alla Patria ha nella denominazione la Pro. Ovvero la Pro Sesto. From Sesto San Giovanni: la Stalingrado d’Italia.

Ho così tanta voglia di tornare in panchina che arrivo così presto che quasi apro lo stadio. Aspetto gli arbitri, gli controllo il green pass, arrivano le squadre. L’avvicinamento a una partita ha qualcosa di sacrale. La tensione sale con l’avvicinarsi del fischio d’inizio. Oggi è una di quelle partite che inizia col sole e finirà col buio, con l’impianto d’illuminazione che sarà attivato all’intervallo. Allora ce lo godiamo questo sole, in attesa del fischio d’inizio. Perché quando l’arbitro fischia, i duri cominciano a giocare. Noi purtroppo di duro oggi abbiamo poco, e dal primo fischio al triplice riusciamo ad arrotolarci su noi stessi. Così dalla panchina assisto inerme al fatto che ci facciamo un gol da soli con un retropassaggio di testa a pallonetto, con l’unico problema che il portiere era uscito e nessuno dei due se ne era accorto, e si sa, tra i due litiganti il terzo gode, e quello che gode ha la maglia della Pro Sesto. Vabbè, abbiamo tempo per recuperare, basta avere pazienza e stare attenti a non prendere il secondo. Cosa che regolarmente avviene con un colpo di testa dal limite dell’area con squadra schierata con modulo “subbuteo”. Vabbè, manca ancora un tempo e mezzo, basta avere pazienza. Allo scadere del secondo minuto di recupero Codromaz si riscatta, e dopo aver fatto il retropassaggio killer al nostro portiere, decide di infilarsi in un rimpallo, questa volta nell’area giusta, e riapre la partita, regalando una soddisfazione al popolo piacentino. Peccato che sia l’unica e ultima della partita. L’intervallo vive sull’onda dell’entusiasmo della rivitalizzazione e con la speranza di alzare i ritmi nella ripresa per riprenderla. Ci proviamo. Affondiamo. Ci buttiamo in avanti, ma l’unica cosa che riusciamo a segnare sul tabellino dell’arbitro è l’espulsione del nostro capitano. L’ultimo quarto d’ora è un misto di speranza e sofferenza, ma al triplice fischio, quando ormai a Piacenza è sera, sul Garilli cala definitivamente il buio. Perdiamo uno a due. Le due settimane d’attesa per tornare in campo finiscono con l’amaro di questa sconfitta che brucia. E allora penso che forse come al solito aveva ragione il Barone Liedholm quando diceva che: «L’allenatore di calcio è il più bel mestiere del mondo, peccato che ci siano le partite».

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