Il campionato in panchina_Piacenza-Giana


dal nostro inviato Emiliano “el buitre” Fabbri

Erminio Giana era un sottotenente degli Alpini, eroe della prima guerra mondiale. Un ragazzo neanche ventenne sacrificato su uno dei monti della Grande Guerra in nome di non si sa quali ideali. Nella sua città però di ideali ce n’erano già nel secolo scorso, così decisero di dedicargli la locale squadra di calcio. La città è quella di Gorgonzola e la sua squadra è la Giana Erminio. Unico caso di squadra che porta nome e cognome di una persona, oltretutto neanche collegata al calcio o allo sport in generale, ma più simbolicamente al territorio che la rappresenta. La Giana, perché oggi così è conosciuta, ha viaggiato per anni all’interno della Lombardia, in campionati dilettantistici, fino a quando ha deciso di fare un salto triplo dalla promozione alla serie C e, cosa più importante, di rimanerci. Nel nome dell’alpino Erminio, i fautori di questa scalata sono due: il presidentissimo Oreste Bamonte e Cesare Albè: il Ferguson della Martesana. I due sono imprescindibili uno dall’altro, perché il presidente ha fatto la fortuna del mister. E viceversa. Albè è stato allenatore per oltre vent’anni, e neanche le retrocessioni lo hanno schiodato dalla panchina, e oggi è diventato vicepresidente. Con lo spirito degli alpini la Giana combatte ogni anno per la salvezza. Riuscendoci. Oggi viene al Garilli. Tra loro tante persone che ho conosciuto nella mia prima vita calcistica nei dilettanti lombardi da direttore del Fanfulla, e ritrovarsi tra i professionisti è sempre un grande piacere. Poi l’amicizia va bene, ma c’è una partita da vincere, cosa che vogliamo entrambi.


Questa è la classica partita che inizia col tepore di una domenica soleggiata di ottobre e finisce al bordo del tramonto, quando bisogna coprirsi dal fresco e dall’umidità che avvisano che l’inverno è alle porte. E la nostra partita rispecchia tale giornata, perché sotto il sole del primo tempo siamo più attivi e riusciamo ad andare in vantaggio con Rabbi, ma quando inizia il freddo non riusciamo a coprirci, e su un rimpallo nella nostra area piccola subiamo il pareggio. Al Garilli si aspettavano qualcosa di più, e dalle tribune non lo nascondono. L’uscita dal campo è sotto i fischi che rimbombano fin dentro gli spogliatoi. Esco dallo stadio quando ormai è buio, non prima di salutare Fabio il custode e Piero il magazziniere, uomini preziosi del Garilli. Me ne torno a Lodi. In auto la mia testa però rimane dentro gli spogliatoi, in testa mi rimbombano quei fischi. Stasera sarà dura andare a dormire…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...