Il campionato in panchina_Piacenza-Renate

dal nostro inviato Emiliano “el buitre” Fabbri

Una delle cose belle del calcio è che a ogni partita rivedi qualcuno con cui hai condiviso qualche momento. Questa domenica al Garilli torna uno che ha scritto qualche pagina importante per questa società, vincendo campionati e diventandone capitano: Jacopo Silva. Per tutti “Apo”. Inizia così Piacenza-Renate, con l’abbraccio con Apo. Poi arriva la partita. Veniamo da due belle prestazioni in campionato e il passaggio di turno in Coppa di mercoledì a Modena dopo centoventi minuti e una decina di rigori. Non faccio in tempo a sedermi in panchina che abbiamo quattro dicasi quattro occasioni in due minuti. Ma quattro di quelle occasioni in cui ti guardi in faccia coi dirigenti vicino a te e con lo sguardo vi interrogate sulle congiunture astrali per le quali queste quattro occasioni siano state sciupate. Nei successivi minuti la musica non cambia, produciamo calcio a ritmo industriale, e quello sguardo interrogativo rimane, perché se non riesci a segnare quando giochi bene e produci palle gol allora pensi che alle congiunture astrali il Piacenza gli stia sui… pianeti. Così quando al quinto minuto l’arbitro ci fischia un rigore non sappiamo a che santo votarci, perché tutte le indicazioni scaramantiche portano a brutti pensieri. Ci pensa capitan Cesarini a farci finalmente urlare per un gol. Non facciamo in tempo a risederci che Andrea Corbari ci fa urlare di nuovo. Ora sì che in panchina scattano i primi sorrisi. Quando la nostra barriera devia una punizione di Galuppini nella nostra rete si affacciano ombre sui nostri volti.

Nel secondo tempo le cose non cambiano, perché questa domenica giochiamo veramente bene, teniamo i ritmi alti e facciamo gol. Anche il terzo. È Yusupha Bobb che col suo mancino decide di farci perdere la voce. È così che lascio lo stadio. Non prima di aver riabbracciato Apo e avergli fatto gli auguri per l’arrivo della sua piccola Ludovica. Ma una partita come quella di oggi merita un brindisi, e così mi rivedo con l’amico Marco di Piacenza per un aperitivo. Parliamo anche di pallone, perché in fondo il pallone è la scusa per stare insieme agli amici. Stasera me ne torno a Lodi così. Felice. E senza voce.

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