Il campionato in panchina_Piacenza-Padova

Emiliano “el Buitre” Fabbri

Quando supero il ponte sul fiume Po ed entro nella Primogenita spero di essermi lasciato dietro la scighera lombarda, e invece no, questa domenica la nebbia non ne ha voluto sapere di rimanere a nord del fiume e anche Piacenza è colorata di un grigiore autunnale. Quando arrivo allo stadio Garilli bisogna accendere già i fari, nonostante sia appena l’ora di pranzo. Oddio, non è quel nebbione che impedisce la nostra gara col Padova, ma una foschia densa che offusca le lampade accese sulle torri dello stadio. Che poi diciamoci la verità, non è tanto il freddo quello che ti frega, ma l’umidità!

Con questo must mi siedo in panchina per giocarci una gara difficile contro una squadra attrezzata per andare in cadetteria. Il tempo di assorbire quell’umidità che scende dal tetto nebbioso sopra lo stadio, che sul campo viene esibito a tutti i tifosi il “Tiraggir Garilli’s Edition”, produzione diretta del piede sinistro di Cosimo Chiricò. Forte ’sto Padova. Noi ci proviamo, e non dobbiamo fare nemmeno il minimo errore altrimenti… Ceravolo raddoppia. Vabbe’, andiamo nello spogliatoio sotto di due. Come due sono i cambi che fa mister Scazzola per provare a riprendere la partita, cercando sempre di evitare di subire il terzo gol… di Jelenic. Il Padova gioca col 4-3-3 e gli ultimi 3 hanno segnato. Tutto il tridente è entrato nel tabellino. I tifosi continuano a cantare perché vedono che al netto delle differenze tecniche, la squadra suda e onora la maglia bianch e russ. E allora la famosa bandiera è sventolata dall’ultimo arrivato, e ultimo entrato in campo: Filip Raicevic. Al suo primo gol col Piacenza, mette la testa su un cross e permette a tutti di tornare nella pancia dello stadio non dico felici, ma almeno con un pizzico di malinconia in meno. I tifosi ci chiamano sotto la curva. Per loro il risultato conta, ma conta ancor di più quanto si è dato: tutto. Applausi per noi. E ovviamente applausi per il Padova che chissà se rivedremo l’anno venturo ancora nel campionato di serie C.
Quando riprendo la via di casa la nebbia è rimasta lì, alta nel cielo, solo che adesso s’è fatto buio. Che poi diciamoci la verità, non è tanto il freddo quello che ti frega, ma l’umidità…

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