Antialmanacco del calcio, il primo, vero libro volante

di Gianvittorio Randaccio

Io, prima di leggere con regolarità in rete la rubrica di Carlo Martinelli (che ora, qui, è diventata libro) non sapevo che l’inno dell’Union Berlino fosse stato interpretato da Nina Hagen o che Giuseppe F., nel 1971, andasse in giro spacciandosi per Giuseppe Zaniboni, giocatore della Juventus, firmando assegni falsi e non pagando al ristorante, e nemmeno dell’arresto dell’arbitro Oreste Dellarole al termine di un Rieti-Perugia del 1947.
La rubrica di calcio e inattualità, Pallonario, che Carlo Martinelli ha curato per un anno su Portiere volante, ha raccolto ogni settimana, giorno per giorno, storie, notizie e curiosità pescate su giornali e riviste dell’epoca e raccontando un calcio, e una società, che sembrano lontani millenni da ciò a cui siamo abituati oggi.
Portiere volante non è e non vuole essere un inno alla nostalgia, alla retorica della bellezza del calcio di una volta, dei numeri dall’uno all’undici e della differita del secondo tempo su Rai2: non è questa celebrazione del passato ciò che ci interessa e che fa dei racconti di Carlo Martinelli quella delizia che sono.

È lo sguardo, invece, ciò che colpisce, l’angolazione con cui queste vicende minime sono riprese, rendendole uniche e memorabili, degne di essere scritte e raccontate. Martinelli mette in fila fatti e misfatti più o meno importanti, osservandoli con occhio puro e disincantato, senza il filtro banalizzatore del racconto sportivo di oggi, infarcito di gossip, social, statistiche e inutilità varie. Inattualità allo stato puro, come ama dire Martinelli, proprio perché racconta il calcio come oggi non fa più nessuno, sia perché è da tempo scomparsa la memoria storica e sia perché è molto più facile e comodo raccogliere like e clic con titoli ammiccanti, invece che investire sulla bontà della notizia e sul modo in cui viene raccontata.
Giorno dopo giorno, Martinelli ci svela un mondo che abbiamo sempre avuto sotto mano e a cui non abbiamo mai riconosciuto la giusta dignità, insegnandoci a vedere le cose, anche le più piccole, con occhi nuovi e pronti alla sorpresa. E a me piace pensare che per noi credenti del pallone (il dio Eupalla, come diceva qualcuno), tristemente orfani di idoli ed eroi contemporanei, questo Antialmanacco possa diventare una specie di calendario laico da appendere al muro, che al posto dei santi festeggi ogni giorno gli eroi tragicomici raccontati da Martinelli: così il primo dicembre si ricorderà Victor Benitez, giocatore peruviano del Messina, il 12 novembre Giuseppe Murgia, calciatore sardo venduto in cambio di una capra, e il 7 settembre, magari, si celebrerà Diego Armando Maradona, perché non solo di sconosciuti si parla, va sottolineato. Un calendario senza anno bisestile, d’accordo, ma non per questo meno necessario, da consultare anche negli anni a venire perché, si sa, l’inattualità non passa mai di moda.

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