Il Pallonario (18-24 gennaio)

18 gennaio. La nazionale uruguaiana è in crisi. Otto suoi giocatori “fissi” si sono ribellati alla conduzione tecnica di Juan Eduardo Hohberg perché questi intendeva inserire nella “rosa” un gruppo di giovani. Temevano evidentemente che Hohberg volesse escludere dai 22 da iscrivere ai Mondiali qualcuno di essi a favore dei nuovi venuti. Hanno fatto sciopero. Si sono rifiutati cioè ieri sera, di scendere in campo per la partita di allenamento della nazionale contro la squadra jugoslava della Stella Rossa di Belgrado ritardandone così lo svolgimento. Hohberg però è un “duro”. Non ha ceduto e ha preso la palla balzo per anticipare i tempi. Ha lasciato nello spogliatoio i contestatori e ha fatto giocare i giovani che hanno vinto per 3 a 1. La situazione è molto tesa negli ambienti calcistici uruguaiani. (1970)

19 gennaio. La polizia di Johannesburg ha arrestato due uomini che, intervistati in un programma tv, avevano minacciato di «sparare a scopo di rapina e uccidere» alcuni dei 450.000 tifosi stranieri attesi in Sudafrica per il Mondiale. I malviventi erano stati mostrati col volto coperto, ma la polizia ha imposto all’emittente di fornire le generalità. Rischiano vent’anni. (2010)

20 gennaio. La prima sezione del tribunale di Torino (presidente Merlo, relatore Curzio) ha emesso una interessante sentenza in tema di relazioni fiscali tra le società calcistiche e l’amministrazione finanziaria. In essa si definiscono i rapporti tra le associazioni sportive ed i giocatori, nonché la natura degli ingaggi delle compravendite. Nella causa tra la Juventus e il fisco il Tribunale ha sentenziato che i calciatori devono essere considerati una merce per la quale si paga l’imposta di entrata. (1955)

21 gennaio. La psicosi provocata del duplice omicidio di Roma ha giocato oggi un brutto scherzo al calciatore Da Silva, del Lanerossi Vicenza, e ha fatto mobilitare per oltre un’ora le forze dell’ordine della provincia di Padova e dei centri vicini. Nella mattinata, un edicolante di Abano Terme ha telefonato ai carabinieri per avvertirli che un uomo, corrispondente ai connotati di Leonardo Cimino, aveva comperato un giornale della capitale ed era poi risalito velocemente a bordo di un “Giulia” targata Roma. La sicurezza mostrata dall’edicolante nell’individuare il Cimino ha fatto scattare immediatamente le ricerche. In un  posto di blocco alla periferia di Vicenza è incappata – circa un’ora dopo la segnalazione di Abano – la vettura indicata dall’edicolante. Subito fermata, ne è uscito un uomo che poteva anche rassomigliare al Cimino, ma che con lui non aveva nulla a che fare. Si trattava infatti, di José Ricardo Da Silva, il giocatore del Lanerossi Vicenza che si era recato ad Abano per una cura di fanghi. (1967) 

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La Disparition – Il fantacalcio senza la “e” #14

di Gianvittorio Randaccio

La quattordicesima giornata del fantacalcio senza la “e” pone La Disparition davanti alla sfida più ardua che si possa immaginare: affrontare il rullo compressore Katoooo, prima in classifica, ancora imbattuta. Come fare per non uscire dalla partita con le ossa rotte? Come fermare questa corsa sfrenata che sembra non conoscere ostacoli? Semplice, ho detto al mio staff, con l’astuzia, esattamente come avevano cercato di fare i nostri avversari nella partita di andata.
Così ho sguinzagliato l’ultimo arrivo Strootman e gli ho fatto contattare proprio Iago Falque (da poco sostituito da Torregrossa nei Katoooo, e ancora con il dente avvelenato), che con il piglio shakesperiano che tutti gli riconoscono gli ha confidato un segreto: «Bisogna fare leva su un caso che da tempo infiamma lo spogliatoio dei vostri avversari». Sì, dove sembra regnare pace e armonia in realtà c’è un giocatore, anzi, un supergiocatore, anzi, un supereroe, che schiuma rabbia per le continue panchine: è l’Uomo Ragno, che con grande modestia in serie A ha scelto di farsi chiamare Alessio Cragno, ma che adesso non sopporta più questo anonimato e vuole far sentire a tutti le sue ragioni. Ma come, ha detto l’Uomo Cragno a Strootman, io salto da un palo all’altro, infilo le ragnatele negli occhi di Simy, scalo le traverse per fermare i tiri all’incrocio e questi parvenu, questi allenatori per caso dei Picchi (De Sisti) mi mettono sempre in panchina, preferendomi sempre quel boscaiolo di Dragowski, che a malapena sa fare due palleggi? Così, nella settimana prima della partita, l’Uomo Cragno in allenamento ha dato il meglio di sé e, nello stesso tempo, ha cercato di sabotare in ogni modo Dragowski (gli è saltato addosso dal tetto dello spogliatoio, per esempio, gli ha imballato la macchina con la ragnatela, gli ha anche fatto la pipì nei guanti), cercando di distrarlo e di togliergli la concentrazione per la partita contro La Disparition.

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Lo schizocentrocampismo

di Manuel Vázquez Montalbán

Gerardo Passani non era stato assunto come allenatore della squadra senza tener conto del ruolo che avrebbe disimpegnato Mortimer nello schema tattico generale. Passani era conosciuto in tutto il mondo per la teoria del doppio centrocampismo che qualche cronista italiano aveva denominato schizocentrocampismo. Tatticamente la teoria nasceva dall’allargamento del centrocampo a sei giocatori che si sdoppiavano in un centrocampismo di Copertura e in uno di Attacco che, nella fase offensiva, apriva spazi e aspettava il pallone da un centravanti di sfondamento, improvvisamente spalleggiato dall’intervento dei tre centrocampisti di spinta, dotati di grande velocità e potenza di tiro anche da fuori area. Questi sei uomini erano la chiave e, sulla lavagna, diventavano una formula di riferimento:

6 = 3A/3C = 6AC

La formula non poteva fallire e alla conclusione finale si otteneva una sorpresa logica, sorpresa logica, insisteva Passani, perché il sei di apertura della formula non era lo stesso sei di chiusura. Insisteva, sei non deve essere fatalmente uguale a sei, può essere uguale a sei AC. Ossia, una volta superata la spartizione schizoide del doppio centrocampismo, i sei centrocampisti erano qualcosa di più di sei centrocampisti, perché acquisivano un doppio ruolo di attacco e di difesa, complementare e intercambiabile.

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La Disparition – Il fantacalcio senza la “e” #13

di Gianvittorio Randaccio

L’altra sera, sul tardi, ho studiato la formazione dei Lukitos Lokos, gli avversari della Disparition nella tredicesima giornata del fantacalcio senza la “e”, cercando, come al solito, di individuarne i punti deboli. All’improvviso, però, mi sono addormentato e, suggestionato dalla lettura degli undici titolari dei Locos, ho sognato Osvaldo Soriano che leggeva Il rigore più lungo nel mondo, nel quale il portiere Dìaz, el gato Dìaz, che si «era pettinato con la brillantina e la testa gli risplendeva come una pentola di alluminio», para, una settimana dopo il fischio dell’arbitro Herminio Silva, il calcio di rigore di Constante Gauna. Un racconto formidabile, bellissimo, che esalta i brocchi dell’Estrella Polar portandoli a giocarsi la stagione in una specie di finale con il Deportivo Belgrano, vinta grazie alla parata del gato Dìaz, al quale poi lo stesso Soriano, anni dopo, un po’ irrispettosamente, segnerà un gol su rigore.

Così, aspettando la partita con i Locos, ho preso per buoni i protagonisti del sogno, aspettandomi di vedere Dìaz in porta e Soriano in attacco, e dando indicazioni precise ai miei giocatori per limitarne la pericolosità. Ma il risveglio è stato amaro, purtroppo: nei Lukitos non gioca Osvaldo Soriano, scrittore e attaccante, ma Roberto Soriano, centrocampista dai piedi buoni, e il loro Dìaz si chiama Brahim, è uno spagnolo piccolo e ficcante, pure lui centrocampista, e non l’el gato dell’Estrella Polar. Così le mie indicazioni si sono rivelate inutili e la Disparition si è ritrovata ben presto in difficoltà, subendo gli attacchi degli avversari, in gol con Leao e Mancini, e facendo fatica a segnare al Donnarumma che all’andata avevamo battuto con grande facilità.
La partita si è risolta all’ultimo, il lunedì sera: l’assenza di Quagliarella e l’assist di Jankto hanno acceso la fiammella della speranza per la Disparition che, però, alla fine, ha perso 3-2, inanellando la quarta sconfitta consecutiva e certificando una crisi ormai conclamata.
Quest’anno, oltre alle “e”, cominciano a mancare anche i punti…

La Disparition – Lukitos Lokos   2-3    (75,5-78)

La Disparition
Da Costa, Singo, Tomiyasu, Dimarco, Jankto, Mkhitaryan, Malinovskiy, Ilic, Lozano, Boga, Zapata.

Lukitos Lokos
Donnarumma, Hernandez, Mancini, Pezzella, Barak, Freuler, Kulusevski, Soriano, Diaz, Leao, Quagliarella (Perisic)

Il Pallonario (11-17 gennaio)

11 gennaio. Amichevole Italia-Austria a Milano, finisce 0 a 0. Il capitano degli azzurri è Virgilio Fossati, milanese di Porta Ticinese, classe 1891 e capitano dell’Inter che nel 1910 vince il primo campionato della sua storia sportiva. Gioca 97 volte nell’Inter, segna quattro gol, è dodici volte azzurro, una rete, finisce al fronte. Capitano dell’esercito, muore nel 1916, durante gli scontri con l’esercito austriaco, lungo il confine nord-orientale, nei pressi di Monfalcone. Il capitano degli austriaci è Robert Merz. Pochi mesi dopo quella partita amichevole, il 30 agosto, è colpito al cuore mentre alla testa di un plotone attacca le postazioni russe presso il villaggio di Poturzyn, fronte polacco. (1914) 

12 gennaio. La cosiddetta febbre arancione per il mondiale sta salendo nei Paesi Bassi con risultati discutibili. Un “simpatico” gadget per i tifosi, da indossare in Germania, sta suscitando molte perplessità. Si tratta della riproduzione di un elmetto nazista, però di colore arancione con il tricolore olandese e la scritta in tedesco “E ora all’attacco!”. Ne sono già stati venduti 15.000 esemplari, ma lo sconcerto, soprattutto fra gli anziani che hanno subito la durissima occupazione tedesca durante la Seconda Guerra mondiale, è grande. Fra le molte lettere inviate ai giornali, il tono ricorrente è che su un passato tanto doloroso non si scherza. C’è chi addirittura si augura che gli olandesi vengono subito eliminati al Mondiale. (2006)

13 gennaio. La bella e la bestia: apparse in circolazione alcune foto della fidanzata di Angelillo che tiene al guinzaglio un candido lupino. Meraviglioso. Lo sbalorditivo, tuttavia, non è tanto nella foto quanto nella breve dicitura segnata a tergo. La bestia, spiega la scritta, è stata battezzata con il nome della squadra nerazzurra: Inter, si chiama. Ogni riferimento a persone e a cose è del tutto casuale. (1958)

14 gennaio. Di un gentile episodio è stato oggi protagonista il popolare calciatore del Milan Juan Alberto Schiaffino. Venuto a conoscenza che un suo ammiratore, il garzone Roberto Tocchio, si disperava perché un ladro lo aveva derubato della bicicletta, gliene ha regalata una, nuova fiammante. Il campione, che abita in via Teodosio a pochi passi dalla casa del ragazzo, si è recato personalmente a fare la consegna della luccicante superleggera. Il Tocchio ha allora adunato tutti i tifosi della squadra campione d’Italia del suo quartiere e si è recato in un bar del centro dove Schiaffino si era recato in compagnia di alcuni amici. Qui, tra la sorpresa generale, i tifosi della mezzala sudamericana hanno improvvisato una rumorosa dimostrazione di ringraziamento  e di auguri che si è protratta a lungo. (1956)

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L’esultanza di Morgan

di Emiliano “el Buitre” Fabbri

«È meglio ’na mezza risata vera che ’na dentiera tutta intera…certi colleghi!» M’è tornata in mente sta canzone di Alessandro Mannarino, cantastorie romano, quando ho visto l’esultanza di Morgan De Sanctis al triplice fischio finale del Signor Bergonzi di Genova nella vittoriosa trasferta di Udine della Maggica Roma (il 27 ottobre 2013 n.d.r.).

Maggica in tutti i sensi, se i sensi li fa perdere ad un uomo di 36 anni che pare invasato come un ragazzino alle prime armi. Maggica da tutti i lati perché solo una maggia, con due G, può spiegare una Roma così. Ma è proprio mentre vedevo il signor Morgan De Sanctis appiccicarsi alla rete dei tifosi come novello Uomo Ragno de noantri, che Mannarino m’è rimbombato nella testa, ed insieme alla musica m’è scappato un sorriso. Il sorriso per uno sport che fa tornare bambino un uomo che tende alla quarantina, un professionista del football che con la maglia giallorossa ha giocato appena una manciata di partite, e che se oggi esulta in questo modo lo deve perché l’ascesa al calcio che conta è partito proprio da quello stadio. Morgan De Sanctis lo stadio Friuli lo conosce bene, e gli deve molto, come ai tifosi che lo popolano. Ma proprio perché è un Uomo, scritto volutamente con la U maiuscola, non ha sfoggiato una falsa dentiera per un ipocrita rispetto verso i suoi ex tifosi, ma ha s’è fatto una risata vera condividendola con quelli con cui sta camminando ora. E allora mi ritornano negli occhi le non-esultanze di suoi ipocriti colleghi… certi colleghi, certi novelli ex di qualcuno, che dopo aver segnato un gol, magari bello, magari decisivo, devono sforzarsi di tenere le braccia bassa e non sorridere in nome di uno pseudo rispetto, in un acrobatico esercizio di cerchiobottismo che li fa ricadere tutti nella stesse rete. Quella dell’ipocrisia. E allora Viva De Sanctis. Viva i suoi salti e la sua gioia. Viva la sua sincerità. Viva il suo essere Uomo.

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Happy Feet Football club

di Gino Cervi

A Paolo Conte, che oggi compie 84 anni, e che in un’intervista della scorsa primavera a «Rolling Stone» ha dichiarato di essere, più che un tifoso, «un intenditore di calcio» (e subito dopo, va da sé, ha spiegato come è diventato milanista nel febbraio del 1950, dopo un Juventus-Milan 1-7), dedichiamo questa fanta-formazione: la HAPPY FEET FOOTBALL CLUB.

  1. In porta, per la freddezza, la seconda cassiera di Boogie, quella che «aveva gli occhi da lupa e masticava caramelle alaskane» (https://www.youtube.com/watch?v=0QHSgdfDZYg).
  2. Terzino destro, pensando a Beppe Bergomi, Lo zio: «Ah, zio, zio, com’è, com’è / Spiega la vita, spiega perché / Ah, zio, zio com’è, com’è / Spiegami la vita, spiega com’è / E tutto si srotola / Come di un film la pellicola» (https://www.youtube.com/watchv=2KmYVPOZ5qo)
  3. Terzino sinistro, uno tipo l’Uomo-camion: «Ma un uomo-camion vive ancora in me e ancora mille strade ti aprirà in questo oceano di attimi sarà qui per te, qui per te. Un uomo-camion che ti porterà tra notti e ghiacci ti dondolerà e la sua radiolina suonerà qui per te» (https://www.youtube.com/watch?v=UOCubTO4aAU)
  4. Mediano di corsa, pensando ad Angelino Colombo, Angiolino: «E dal porto del suo cuore un bastimento / Nella sera prende il largo / Ha davvero dei begli occhi da aquilotto / Il nostro amico Angiolino» (https://www.youtube.com/watch?v=1k2Slr5-dh8)
  5. Stopper, adattissima al marcamento a uomo, la Wanda: «Mi abbracci forte e poi mi dai un bacio e poi mi dici frasi / Che non mi hanno detto mai / Carezze qui / Carezze là / Tutte per me» (https://www.youtube.com/watch?v=Uab5wkPGNlk)
  6. Altra sicurezza in difesa, il Curatore della Ricostruzione del Mocambo che «sembra un buon diavolo» (https://www.youtube.com/watch?v=cjbfuX7uA8w)
  7. Altro uomo di corsa e resistenza, Bartali: «Quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta Bartali» (https://www.youtube.com/watch?v=hBaQaFRJsbk)
  8. Mezzala, pensando a Boniperti, la «Marisa svegliami abbracciami» di Sotto le stelle del jazz (https://www.youtube.com/watch?v=R-2i3wUfBLU)
  9. Un centravanti di esperienza, una specie di Ibrahimovic che non ti augureresti mai di incontrare nella giungla di un’area di rigore, nonostante sia uno Sparring partner: «E non ho visto mai / Una calma più tigrata / Più segreta di così […] / Avrà più di quarant’anni / E certi applausi ormai / Son dovuti per amore / Non incontrarlo mai / Stava lì nel suo sorriso / A guardar passare i tram / Vecchia pista da elefanti / Stesa sopra al macadam» (https://www.youtube.com/watch?v=q8iKZnD1z-k)
  10. Col numero 10, in in regia, non può che esserci «l’uomo che è venuto da lontano (che) ha la genialità di uno Schiaffino», di Sudamerica (https://www.youtube.com/watch?v=I4_UXo7Fxqk)
  11. Infine, a completare l’attacco, qualcosa di simile a Una verde milonga, ovvero un magico incrocio tra Pelé, Eusebio e Gullit: «La milonga rivelava di se molto più, / Molto più di quanto apparisse la sua origine d’Africa / La sua eleganza di zebra, il suo essere di frontiera / Una verde frontiera / Una verde frontiera tra il suonare e l’amare / Verde spettacolo in corsa da inseguire» (https://www.youtube.com/watch?v=EuEfhz0OCwA)

In panchina, il Maestro: «Nel delirio di quei semplici / e di quei soliti che arrivano fin là / per vederlo dirigere / con la perfidia che scudiscia ogni viltà / il maestro è nell’anima / e dentro all’anima per sempre resterà» (https://www.youtube.com/watch?v=d02Nk5d6LYA).

La Disparition – Il Fantacalcio senza la “e” #11

di Gianvittorio Randaccio

Sono giorni di calciomercato, questi. Di acquisti, prestiti e scambi, per correggere errori, migliorare squadre, sostituire infortunati ed emarginati. Nel fantacalcio senza la “e” un caso domina i rumours in questi giorni, uno scambio che è più un atto d’amore che un’operazione di mercato. A una squadra è data la possibilità di ricongiungersi con il figliol prodigo che, per qualche sottile errore, si era allontanato, e adesso preme per tornare a casa, nella sua isola felice, a bere Ichnusa, fumare canne e tirar tardi in spiaggia. In breve, Nainggolan tornerà a Cagliari, ma soprattutto alla FF Glories, che non aspetta altro che schierarlo tra i propri titolari e affidargli la fascia di capitano. Questo ritorno ha dato vita a uno scambio semplice e oculato con La Disparition, che cede il ninja e Barrow per avere in cambio Jankto e Zapata. Se ne parla molto, ormai è cosa fatta, sono tutti d’accordo, tranne gli avversari, che incendiano la chat con parole al vetriolo.

L’unico scontento, però, e questa è una vera notizia, si è scoperto essere il povero Joao Pedro Salinas, l’attaccante poeta del Cagliari e della FF Glories che, in gran segreto, ha fatto arrivare all’allenatore della Disparition questa struggente poesia, con la quale esprime un sentimento forte e dolcissimo, e una voglia disperata di giocare nella squadra senza la “e”.

Se mi chiamassi, sì,
se mi chiamassi.
Io lascerei tutto,
tutto io getterei:
i prezzi, i cataloghi,
l’azzurro dell’oceano sulle carte,
i giorni e le loro notti,
i telegrammi vecchi
ed un amore.

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Il Pallonario (4-10 gennaio)

4 gennaio. Fabrizio Ravanelli ora anche attore. L’ex attaccante della Juve, 40 anni, è tra i protagonisti del film noir Il maestro di lingue diretto da Diego Piccioni e  tratto dall’omonimo romanzo di Federico Castegner, figlio di Ilario, ex allenatore del Perugia (anche lui nel cast, nei panni di un medico). Nel film “Penna Bianca” è un agente di polizia specializzato negli identikit. «È la prima volta che faccio l’attore. Mi è venuto subito naturale. Mentre giravamo le scene non pensavo al fatto che stavo recitando.» Oltre a Ravanelli e Castagner, nel cast ci sono Walter Novellino (aiutante del questore) e Serse Cosmi (detenuto). Trattandosi di un film a basso costo (budget 1.500 euro) tutti hanno recitato gratuitamente. (2009)

5 gennaio. Una interessante primizia si avvierà domani sera a Londra, con la proiezione in un cinema della Capitale di una importante partita del campionato italiano; non si conosce la partita programmata per domani, ma è quasi certo che si tratterà di Lazio-Juventus. Un aereo porterà subito a Londra il filmato dell’incontro, con cronaca in italiano; la proiezione interesserà molto (alla stregua di quanto già avviene via satellite con gli USA) i molti italiani che vivono a Londra e nelle vicinanze, ma non è escluso che possa richiamare anche spettatori inglesi. La sala scelta per la proiezione è la più grande di Londra, l’Odeon di Leicester Square, che tiene 2.000 posti. L’inizio della proiezione è stabilito per le 23.30 e i prezzi vanno dalle 2.300 alle 4.500 lire. (1975) 

6 gennaio. Il Genoa non vince dal 25 novembre. Sono arrivati Germano e Almir, ma hanno avuto maggior incremento le risate sugli spalti che i punti in classifica. Per vedere i “brazileros” hanno pagato il biglietto in 25.000 (illusi). Non ha pagato il biglietto ma era presente a Marassi anche Rascel. Ha ritardato l’inizio di “Enrico 61” al Margherita per constatare “de visu” che Germano fa più ridere di lui. Comunque, se Germano fa ridere Almir fa addirittura piangere. Come volevasi dimostrare. È una pia illusione quella di sistemare le squadre con gli scarti altrui. I genovesi tengono ad essere considerati come avveduti amministratori. Ma col “duo Brazil”, se vogliono riprendersi i loro soldi, e riavere la faccia, devono immediatamente organizzare (magari al Margherita) un recital di Carnevale. (1963)

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Le canaglie

di Gianni Agostinelli

Angelo Carotenuto ha scritto veramente un grande libro.
Le canaglie (Sellerio) racconta l’Italia che ribolle, la Roma città degli anni Settanta, la Lazio squadra di pallone che vive sulle montagne russe ma arriva dove sembrava e sempre sembra impossibile, cioè allo scudetto, e poi un fotografo con la sua storia. È quest’ultimo a cui l’autore consegna il compito di una testimonianza magistrale che lega le molte voci di un romanzo capace di raccontare di persone vere, altre soltanto immaginate, e altre come il fotografo stesso ispirate da chi quell’epoca l’hanno abitata (Marcello Geppetti è stato il fotografo a cui si devono gli scatti più belli di quella Lazio).
Carotenuto (del quale va anche segnalato l’ottimo lavoro con Lo slalom) ha trovato una chiave di scrittura impeccabile, ispirata e ricercata non soltanto nella trama ma anche nella lingua quando si fa dialetto. È un racconto di un’epoca (e anche di quel calcio) che si apre alla città, alla società, nella quale ci si immerge senza mai ricorrere alla fascinazione della nostalgia.