Ibriam nei lieti calici

Il Festival di Sanremo, trenta canzoni e un’inutile serata

di Gino Cervi

Buongiorno signor Ibrahimovic, ha visto che casino ha sollevato la sua partecipazione al Festival?
Voglio una vita maleducata, di quelle vite fatte… fatte così. Voglio una vita che se frega, che se ne frega di tutto, sì.

Certo, lo immaginavo. Ma non le sembra poco opportuno stare lontano dai suoi compagni di squadra in un momento così delicato della stagione?
Che colpa ne ho se il cuore è uno zingaro e va?

Zingaro l’ha detto lei, ci tengo a precisarlo. Non vorrei mai che la UEFA aprisse un’indagine. Torno a chiederle: l’altra sera nella partita contro la Roma si è infortunato, e pare anche seriamente. Non sarebbe stato meglio curarsi a Milanello così da rimettersi al più presto in forma per il prosieguo della stagione?
Ti sbagli amico: questo Festival mi aiuterà a sconfiggere i dolori che verranno, perché saranno anche più grandi degli amori che mi avranno.

La vedo predisposto al sentimentalismo. Del resto siamo a Sanremo, mica ad Heidelberg. Ora però, se me lo consente, le farei qualche domanda sulla sua storia personale. Lei che è nato ai bordi di periferia, mi sembra che nella vita, invece di sognare abbia sempre preferito guardare in faccia alla realtà.
Amico, apri bene le orecchie: perché i pugni presi io, a tutti quanti, li ho sempre resi. E stai tranquillo che a loro han fatto male ancor di più. Tienilo bene a mente: io sono un uomo che non si è mai sentito finito, che non ha mai perduto. Mai.

Ma lo sport dovrebbe averle insegnato che bisogna saper perdere, non sempre si può vincere.
Perdere l’amore, quando si fa sera quando sopra il viso c’è una ruga che non c’era. Provi a ragionare, fai l’indifferente fino a che ti accorgi che non sei servito a niente.

Mi sa che l’ho colta nel vivo… Allora forse hanno ragione quelli che sostengono che lei, ormai, non ha l’età.
Vecchio, diranno che son vecchio, con tutta quella forza che c’è in me. Vecchio… Quando non è finita, ho ancora tanta vita e l’anima la grida e tu lo sai che c’’è?

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Il Pallonario (1-7 marzo)

1 marzo. Il presidente dell’Inter, Fraizzoli, è accorso oggi pomeriggio nel ritiro di Appiano Gentile, per calmare le acque della contestazione esplosa ieri tra i giocatori in seguito alla minaccia dello stesso Fraizzoli di non pagare un premio partita supplementare di mezzo milione. La vicenda ebbe inizio in occasione di Inter-Cagliari. Al sabato Fraizzoli aveva promesso ai giocatori un premio individuale di un milione. La domenica, lasciandosi travolgere dall’entusiasmo per il successo appena conseguito, il presidente annunciò un ulteriore premio di mezzo milione a ciascun giocatore, a patto che la notizia non trapelasse. Invece, qualche giorno dopo tutti seppero di questo premio supplementare e Fraizzoli, arrabbiatissimo, annullò il superpremio suscitando naturalmente molto malcontento. Oggi Fraizzoli ha detto che con l’indugio voleva soltanto spronare i suoi atleti a rendere il massimo contro la Juventus. In definitiva i nerazzurri riceveranno il mezzo milione a testa di arretrato, più un altro milione e mezzo se batteranno la squadra torinese, totale due milioni. (1970)

2 marzo. L’inno dell’Union Berlino, la squadra di terza divisione finalista a sorpresa della Coppa di Germania, è interpretato da Nina Hagen, una delle più famose cantanti pop tedesche e grande appassionata di calcio, oltre che tifosissima di questo storico club della scomparsa DDR.  (2001)


3 marzo. Il tribunale di Trento domani dovrà occuparsi di un complicato giro di cessioni e acquisti, da una società a un’altra, di un giocatore, il portiere Claudio Demattè, attualmente del Trento che milita in C1. Il giocatore, quando nel 1976 cominciò a mettersi in luce sui campi di periferia, venne ceduto dal Civezzano alla Rotaliana di Mezzolombardo, con la clausola che, in caso di successivo trasferimento ad altra società, al Civezzano sarebbe spettato il 40% del ricavato. Due anni dopo il Demattè passò al Legnano, ufficialmente, come risultava dal contratto, per dieci milioni. Il Civezzano ne ricavò quattro milioni, ma poi si è scoperto che il contratto con il Legnano era stato in realtà di 25 milioni. Della vicenda finì con l’occuparsi la Procura della Repubblica di Trento e domani, sul banco degli imputati, dovranno comparire l’allora presidente della Rotaliana e il commissario straordinario del Legnano, accusati di truffa aggravata. (1983)

4 marzo. Inserzione pubblicitaria: È in vendita il numerissimo a otto pagine, trenta lire, ricco di servizi interessantissimi sul campionato di calcio: “Marzo, campionato pazzo” di Don Ciccio; “L’Inter fa il solletico” di Siena; “Il Milan si è fermato a metà strada” di Sergius the Circus. Ma c’è dell’altro: “Guerino” vi intrattiene sul profumo della Sanremo e Rozzoni vi racconta vita e miracoli dello stadio milanese (sì? no?). Nel paginone centrale, dedicato al calcio rossoneroazzurro, troverete tutte le informazioni sulle squadre ambrosiane. E se non vi farà ridere la vignetta della Juve che è senza religione, o quella della barba nera, o quella del carnevalone ambrosiano…  ebbene, vuol dire che non siete più capaci di sorridere. (1952)

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Da quando Baggio non gioca più

di Giuliano Dottori

Titolo facile, lo so, tratto da una canzone bellissima di Cesarone Cremonini, forse IL pezzo con cui si è smarcato dai Lunapop e nello stesso momento è diventato un cantautore adulto.
Qualche giorno fa era il compleanno di Roberto Baggio, ha fatto 54 anni e sembra una vita che non gioca. Baggio è sempre stato un giocatore che in carriera ha diviso, forse perché ha militato in tutte e tre le grandi squadre del Nord, Juve, Milan e Inter. Anche in Nazionale maggiore, pur avendo segnato valanghe di gol e dispensato magia calcistica, non a tutti andava sempre a genio.
Quello che so è che per me è stata una gioia vederlo giocare. Sempre. Anche quando stava alla Juve o all’Inter. E che un giocatore come Baggio non potrà più esistere nel calcio di oggi.
In un certo senso Baggio è il Calcio.
È fragilità, intuizione, poesia, forza.

Per me Baggio è il 1990 in montagna, quando Zenga esce a farfalle e Caniggia la mette.
È il 1994, durante un’estate infinita passata in Sardegna col mio amico Ricky (sempre lui), è un gol all’ultimo respiro con la Nigeria. E poi la finale, a Milano, tutta la classe o quasi a casa di Chiara che compiva gli anni proprio quel giorno lì, il giorno della partita più commovente del Capitano Franco Baresi e di quel rigore tirato lassù nel cielo di Pasadena.
È il 1998 quando il suo quasi Golden Gol contro la Francia esce di dieci centimetri.
E poi gli anni di Brescia, quando è ormai saggio come un vecchio monaco Zen e segna gol ai limiti dell’umano. 

Per questo sono molto felice ed emozionato di aver registrato qualche chitarra per Divin Codino, un film originale Netflix in uscita nei prossimi mesi e ringrazio l’amico compositore Matteo Buzzanca per avermi coinvolto. 
Non vedo l’ora di godermi il film e ovviamente di piangere come un bambino. 

[Ringraziamo Giuliano Dottori, musicista e produttore tra i nostri preferiti, per averci permesso di pubblicare un testo tratto dalla sua newsletter (qui ci si può iscrivere). Qui, invece, il link al suo sito, per tutte le altre novità che lo riguardano.]

La Disparition – Il fantacalcio senza la “e” #20

di Gianvittorio Randaccio

Quando quest’estate per la mia Disparition ho acquistato Ruslan Malinovskyj sono stato molto chiaro con lui. «Ruslan,» gli ho spiegato subito «tu sei un caro giocatore, ma ti dico subito che quest’anno vedrai poco il campo. Ho intenzione di utilizzarti più per la tua predisposizione allo studio dell’antropologia e della sociologia che come interno di centrocampo: non sarà una caso che tu sia un quasi omonimo del grande Bronislaw Malinovskj, il celebre pioniere dell’etnografia, grande esponente del funzionalismo britannico.»

All’inizio, devo essere sincero, Ruslan non l’ha presa benissimo, ma poi si è dato anima e corpo alla sua missione, quella di scoprire gli usi, le abitudini, la cultura e i bisogni di questi misteriosi giocatori con la “e”, spesso nascondendosi tra le siepi dei campi di allenamento o negli armadietti degli spogliatoi. In breve, Malinovskyj è diventato un profondo conoscitore della realtà con la “e”, approfondendo soprattutto le istanze relative alla sessualità di questi calciatori, in particolar modo sui loro stranissimi metodi di riproduzione, tanto che è in previsione la pubblicazione di un suo saggio per la fine dell’anno, molto atteso da tutta la comunità scientifica.

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Il Pallonario (22-28 febbraio)


22 febbraio. L’inarrestabile ondata di violenza che ha colpito il Sudafrica dalla fine dell’apartheid a oggi non ha risparmiato neppure il mondo del calcio. Anzi, comincia a lasciare segnali pesanti. E sembra incredibile, ma è vera la notizia di quanto è accaduto ieri a Harthbeesfontein, un piccolo centro a sud-ovest di Johannesburg. Un arbitro ha sparato due colpi di pistola calibro nove a un calciatore che gli si era avventato contro armato di coltello. Il giocatore è morto, sul campo in cui si stava disputando la partita. Il calciatore ucciso aveva vent’anni e si è avventato contro l’arbitro, tentando di accoltellarlo, dopo aver protestato a lungo per un gol dubbio convalidato alla squadra avversaria. Si era quasi alla fine della partita e la formazione della vittima era comunque in vantaggio per 2 a 1. Il direttore di gara, 34 anni, non è stato arrestato, ma soltanto denunciato a piede libero, anche se dovrà successivamente rispondere di omicidio, come ovvio. Primo atto nei suoi confronti, il sequestro della pistola che l’arbitro, peraltro, deteneva regolarmente. Ma che razza di partita poteva mai essere, se un arbitro si portava in campo una pistola, e se i giocatori sotto la divisa nascondevano dei coltelli? Follia pura. (1999)

23 febbraio. Francisco Gento Lopez, la famosa ala sinistra del Real Madrid, rischia di essere coinvolto in un caso giudiziario a pochissimi giorni dal’incontro che i madrileni disputeranno a Parigi contro la Juventus. L’attaccante spagnolo, al volante della sua auto, ha investito e ucciso un caporale della Guardia Civile. L’incidente è avvenuto presso San Sebastian de los Reyes, una cittadina a circa 15 chilometri dalla capitale. Secondo quanto dichiarato da alcuni testimoni oculari, l’agente si era portato sulla strada per controllare un autocarro di sosta, quando la potente vettura guidata dal calciatore è uscita a forte velocità da una curva investendolo in pieno. Gento è stato fermato ed interrogato, alla presenza dell’’avvocato della sua società, nei locali della polizia; successivamente è stato rilasciato in libertà. (1962) 


24 febbraio. Un truffatore ha incassato in poco più di due mesi assegni falsi per oltre un milione spacciandosi per un giocatore della Juventus. Fermato ieri sera dalla polizia aveva in tasca documenti contraffatti e libretti d’assegni forse rubati. Si chiama Giuseppe Ferrabone, 25 anni, nato a Felizzano, senza fissa dimora. Si presentava in negozi e locali pubblici facendosi passare per Giuseppe Zaniboni, il giovane giocatore acquistato dalla Juventus lo scorso anno. Esibiva una patente falsificata oppure una tessera del club torinese che aveva fatto stampare: data la notevole rassomiglianza con il calciatore nessuno aveva mai sospettato. Al momento di pagare i conti chiedeva di cambiare un assegno; ne ha messi in circolazione per oltre un milione in città in decine di città. (1971)

25 febbraio. I tifosi del Genoa Club San Teodoro sono disperati: qualcuno ha rubato il loro striscione sociale, di cui andavano fierissimi perché era il meglio piazzato fra tutti, allo stadio Bernabeu di Madrid, durante la finale Italia-Germania nel campionato mondiale 1982. Una ricompensa è stata offerta a chi lo ritroverà. (1983)

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La Disparition – Il fantacalcio senza la “e” #19

di Gianvittorio Randaccio

“Tra la fantaItalia in cui mi ha fatto vivere Enrico Brizzi e il fantacalcio senza la ‘e’ non ci saranno poi tutte queste differenze” deve aver pensato Lorenzo Pellegrini prima di accettare l’offerta dei magnati cinesi dello Xiao nana Xiao in estate. Sì, perché Lorenzo Pellegrini ha vissuto tante vite, e quella di adesso, nella quale è un centrocampista della Roma e, per l’appunto, dello Xiao nana Xiao, è solo l’ultima di una lunga serie, tutta farina del sacco di Enrico Brizzi, che l’ha messo al centro di una saga di calcio immaginario, in tre fortunati libri. Noi della Disparition abbiamo ben presente il primo della serie, L’inattesa piega degli eventi: nel 1960, in un’Italia in cui Mussolini è ancora vivo, ha vinto la guerra e ha messo in un angolo i Savoia e il papa, Pellegrini è un giornalista di «Stadio», un quotidiano sportivo, e, soprattutto, un tombeur de femme: proprio a causa dei danni provocati dalla sua intensa attività amatoria, viene spedito in Africa Orientale, nelle colonie italiane, per scrivere due pezzi sulla Serie Africa, la lega che raduna il meglio del calcio di quelle parti, in vista del Torneo delle Sette Repubbliche, che si svolgerà a Roma. È lì, tra Asmara e Addis Abeba, che Pellegrini conosce una realtà nuova e inaspettata, che lo porterà a cambiare idea su molte cose.

Nella sua nuova veste di calciatore della Roma, Lorenzo Pellegrini sembra aver fatto tesoro degli eventi del libro di Brizzi: oggi non è più uno sciupafemmine, ma una persona con la testa sulle spalle, da poco diventato capitano della Roma, un centrocampista equilibrato e talentuoso, che mette le sue capacità al servizio della squadra. È così cambiato, rispetto al passato, che giusto qualche giorno fa ha rifiutato l’invito a passare una serata con una velina che gli avevo pervenire da Mkhitaryan, suo compagno nella Roma e centrocampista della Disparition, nel tentativo di sfiancarlo un po’ prima della partita: Pellegrini ha declinato con gentilezza, dicendo che la situazione della Xiao nana Xiao è seria, sono penultimi, e lui non vuole perdersi in svaghi inutili che possono deconcentrarlo in questo momento decisivo della stagione.

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La Disparition – Il fantacalcio senza la “e” #18

di Gianvittorio Randaccio

Fin dalle prime giornate di ritiro, quest’estate, mi sono reso conto che avrei potuto avere qualche problema con Manuel Lazzari, brillante uomo di fascia della Lazio e della Disparition. Lazzari ha un carattere un po’ chiuso, introverso, e si innervosisce facilmente, soprattutto quando qualcuno lo prende in giro confondendolo con il Lazzaro del vangelo di Giovanni, quello che è morto e poi è risorto. Una volta, per esempio, siccome Lazzari non usciva dagli spogliatoi, Lozano ha urlato «Lazzari, vieni fuori!», come se fosse Gesù, e quando Lazzari è venuto fuori veramente abbiamo dovuto fermarlo in tre, perché voleva picchiarsi con il povero Lozano. Oppure un’altra volta quel bonaccione di Consigli, dopo che Lazzari è caduto tenendosi il ginocchio, ha detto: «Ma sì, adesso sembra quasi morto, poi tra tre giorni si rialza e salta come un grillo». Lazzari, a sentire quelle parole, si è rialzato subito e, zoppicando, ha tirato un ceffone a Consigli, per poi riaccasciarsi a terra. Per non parlare delle bestemmie, a volte appena accennate, altre volte urlate a squarciagola, per un cross sbagliato, un dribbling non riuscito o un pestone fortuito.

Una volta ho preso Lazzari in disparte e lui mi ha spiegato con grande tranquillità che ha un conto aperto con tutta la Santissima Trinità, che ha questa rabbia inestinguibile contro chi l’ha fatto risorgere e poi rimorire, rendendolo lo zimbello di ogni squadra in cui ha giocato: per lui la bestemmia è una sorta di rivincita, mi ha spiegato, uno sfogo con cui si libera da tutte le ingiustizie di cui si crede vittima. «Aveva ragione Saramago,» mi ha detto «quando nel Vangelo secondo Gesù Cristo ha fatto dire a Maria di Magdala che “nessuno ha compiuto tanti peccati in vita per meritare di morire due volte” e così Gesù si è placato e si è allontanato per piangere, senza farmi uscire da quella grotta puzzolente e lasciandomi solo e tranquillo nel sepolcro. Magari fosse successo veramente così, adesso non patirei le prese in giro che i compagni di squadra e gli avversari mi rivolgono come se niente fosse. Ma si sa, la poesia ha ragioni diverse dalla religione.»

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Il Pallonario (15-21 febbraio)

15 febbraio. I nazionali Gehrard Weber, Mathias Muller e Peter Kotte sono stati arrestati al momento di partire per Buenos Aires all’aeroporto di Schoenenfeld a Berlino Est. I tre, che militano nella Dinamo Dresda, stavano per salire sull’aereo che gli avrebbe portati in Sudamerica dove già si trova la nazionale della Germania Est quando sono stati fermati dalla polizia che li ha accompagnati prima alla propria sede e, quindi, in carcere. Malgrado le autorità di Berlino Est non abbiano voluto rilasciare alcuna dichiarazione in merito, sembra che i tre popolari calciatori avessero intenzione, una volta sbarcati in Argentina, di chiedere asilo politico alle autorità di quel Paese. (1981)

16 febbraio. Sventata dalla Federazione Italiana Gioco Calcio una eccezionale frode sportiva. Arrestato a Milano un cameriere che voleva “drogare” una squadra. Per trecentomila lire il signor Ennio Ortolan ha proposto ai dirigenti dell’Udinese di versare una polverina nel cibo dei giocatori della Pro Patria, prima dell’incontro di domani per il torneo di serie B. I lombardi sarebbero scesi in campo intontiti. La denuncia è della Società veneta. Il cameriere era però stato licenziato: voleva truffare un po’ di soldi. (1963)

17 febbraio. Dolo Mistone è ormai una sicurezza. Il fortissimo difensore parte-nopeo e parte-innamorato non ha voluto saperne di “cambiare allenatore”, secondo l’annoso costume della squadra napoletana. Anzi, per non essere indotto in tentazione, non ha atteso (come s’usa) la fine del campionato e si è affrettato a condurre all’altare la (graziosissima) signorina Pina Fioretti. È stato il primo (autentico) successo dell’allenatore Pesaola, presente alla (lieta) cerimonia. Al velocissimo Mistone, auguri e figli maschi. (1962)

18 febbraio. Per la prima volta nel campionato di serie B un arbitro straniero. Alessandria-Catania, partita decisiva per il primato, è stata diretta ieri dall’austriaco Kainer. Il professionismo arbitrale è una questione che rimbalza. Al punto di partenza come una palla da ping pong dopo aver urtato contro un muro. In Italia i dirigenti di categoria non ne vogliono sentir parlare, però per un incontro difficile, sia pure di seconda serie, fanno venire il direttore dall’estero. Questi è un dilettante: Herr Kainer fa il maestro pasticciere in una cittadina della Carinzia, Wolfsberg. È un ex ala destra del Wiener Neustadt, obbligato a smettere la pratica del calcio da un brutto “menisco”. In vent’anni di carriera arbitrale ha messo all’attivo duemila partite. Nella stagione è già stato cinque volte in Italia. Tuttavia resta un dilettante, sebbene le sue trasferte costino come la prestazione di un professionista. Sfumature. Quel che conta è che ha autorità, e che ieri ha diretto bene, anche se – sfumatura per sfumatura – ha adottato una leggera impronta casalinga. (1957)

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Le parole sono importanti – Arrigo Sacchi

di Maurizio Zoja

Nato a Fusignano, in provincia di Ravenna, nel 1946, Arrigo Sacchi ha iniziato la propria carriera di allenatore nella squadra del suo paese natale. Dopo il Rimini e le giovanili della Fiorentina, si è seduto per due stagioni sulla panchina del Parma, in serie B, per poi centrare lo scudetto al suo esordio in serie A con il Milan, nel 1988. Nei due anni seguenti ha vinto altrettante Coppe dei Campioni, un bis mai più riuscito a nessuna squadra per oltre venticinque anni. Passato alla Nazionale, ha conquistato la finale dei mondiali disputati negli Usa nel 1994, per poi fare un breve ritorno al Milan e chiudere la carriera di allenatore con l’Atletico Madrid e infine con il Parma. È stato tra i primi allenatori a poter contare su un’imitazione: quella, straordineria, di Maurizio Crozza. 


«Iniziai ad allenare nel 1973, nel bel mezzo della rivoluzione olandese. Avevo 27 anni e da tempo mi era chiaro che non sarei mai diventato un calciatore professionista. Da piccolo facevo l’ala, poi mi spostarono mediano, poi terzino, poi fuori.»

«Per diventare un buon allenatore non bisogna essere stati per forza dei campioni: un fantino non ha mai fatto il cavallo.»

«A Barcellona prima della finale di Coppa Campioni contro la Steaua il nostro pullman avanzava a passo d’uomo tra la folla di tifosi milanisti. Baresi mi chiese: “Mister, chi lo spiega a tutta questa gente se perdiamo?” Gli risposi: “Franco, tu pensa solo che vinciamo”.»

«Alla fine del primo tempo, di Italia-Germania dell’Europeo 96, Rainer Bonhof, che era assistente allenatore dei tedeschi mi disse: “Ma quanto giocate bene?”. Pareggiammo e fummo eliminati, mentre loro avrebbero vinto il torneo. A fine partita tutti ci dissero che avevano ricevuto una lezione. Tutti pensano che se vinci sei bravo, se perdi sei scarso.»

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Il Pallonario (8-14 febbraio)

8 febbraio. Un ex calciatore del Torino, invalido per un incidente di gioco, si è ucciso stanotte in casa con una trentina di pastiglie di barbiturici. Non si è ancora stabilito con sicurezza se si tratta di suicidio o di una disgrazia. Già altre volte, per lenire il dolore alla gamba, aveva abusato di sedativi finendo gravissimo al Centro di rianimazione delle Molinette. Stamane non sono riusciti a salvarlo per un tragico errore. Pierino Martinetto, 44 anni, faceva parte come riserva della squadra del Torino negli anni dei cinque scudetti consecutivi, dal 1943 al 1949. A vent’anni, quando già si parlava di lui come possibile titolare ebbe un grave incidente: un calcio alla gamba sinistra, la carriera troncata. L’arto infortunato non si riprese più. I legamenti spezzati, la circolazione sanguigna difettosa lo hanno a poco a poco atrofizzato. Dopo qualche anno i medici hanno dovuto amputargli la gamba. Ma il dolore di Pierino Martinetto non è cessato. Rimasto solo con la madre vedova è andato ad abitare in corso Taranto 159/2. Per sopportare le fitte lancinanti ha incominciato a prendere pastiglie, poi a fare iniezioni di calmanti. Ha preso anche stupefacenti. Stamane la madre quando si è svegliata l’ha trovato rantolante. Sul comodino tre o quattro flaconi vuoti di sedativi. La donna ha telefonato alla Croce Rossa, ma nell’affanno ha sbagliato il numero: corso Taranto 152 anziché 159. I barellieri hanno così perso parecchi minuti nel cercare la vera abitazione. Quando sono arrivati il Martinetto era già morto. (1971)

9 febbraio. Giovanni Maida, torinese, aveva chiesto al tribunale di Roma che il CONI fosse obbligato a versargli 5 miliardi per avergli impedito di utilizzare in Italia un suo gioco di pronostici. I magistrati gli hanno dato torto e lo hanno condannato a pagare 120 mila lire per le spese giudiziarie. Il sistema ideato da Giovanni Maida ha un nome: “Totogoal”. L’inventore depositò questo sistema presso l’ufficio per la proprietà artistica, scientifica e letteraria, lo prospettò al CONI il quale successivamente decise di non realizzarlo. Giovanni Maida sostiene che il Comitato Olimpico ha sfruttato taluni elementi del sistema da lui inventato per cui si è rivolto al tribunale chiedendo il risarcimento del danno. Il tribunale ha spiegato che soltanto allo Stato spetta il diritto di esercitare dei giochi con la conseguenza di poterli affidare a gestione di terzi. Questo vuol dire che nessun privato può vantare una posizione giuridica di “vantaggio” rispetto gli altri e quindi pretendere che gli sia riconosciuto il diritto di esercitare un gioco di cui sia ideatore. (1966)

10 febbraio. Il bambino della foto è Julien, 10 anni e mezzo, ultimo rampollo della dinastia calcistica Rio. Una dinastia nobile, perché suo padre Patrice è stato 17 volte nazionale, e suo nonno Roger 18. Ma anche una dinastia fedele, perché tutti hanno vestito i colori del Nantes e di nessuna altra squadra. Julien, come si vede, segue l’esempio. (1983)

11 febbraio. Dopo la vittoria egiziana a Napoli avremo ora una invasione di tecnici del  Cairo. Il primo allenatore d’Egitto che verrà in Italia è Ramsete III il quale, molto probabilmente, prenderà in consegna le mummie laziali. A meno che la Sampdoria non gli offra di più. (1958)

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