Il campionato in salotto_Inter-Genoa

dal nostro inviato Gianvittorio Randaccio

Devo ammettere di essere un po’ perplesso: ho letto da tutte le parti che stasera si gioca Inter-Genoa, ma guardando le formazioni che scendono in campo mi sorge qualche dubbio. Non vedo colori nerazzurri da nessuna parte: una squadra sembra scesa in campo con un pigiama grigio, l’altra ha una strana maglia glitterata blu, che nemmeno un fidanzato delle Winx accetterebbe di mettere. Certo, in alto a sinistra c’è scritto INT-GEN, ma io non sono ancora convinto, anche perché la squadra che sembra essere il Genoa schiera Cambiaso e Kallon, mandandomi ancora più in confusione.
Mi basta poco, però, giusto i sei minuti prima del gol di Skriniar (Milan all’anagrafe, tanto per gradire) per capire che l’Inter gioca con la nuova, orripilante maglia e che, nonostante il recente terremoto del calciomercato, sembra ricominciare da dove aveva finito. Anche Simone Inzaghi, nonostante l’infelicissimo cognome, mi dà l’idea di essere un allenatore intelligente e pratico, pronto a dare tutto con quello che ha per le mani, mica come qualcun altro di cui non voglio fare il nome.
Certo, il Genoa oggi, oltre che il pigiama, sembra portare anche le babbucce e la papalina, tanto è inconsistente: viene da pensare, anche se è una battuta un po’ facile, me ne rendo conto, che Ballardini stia solo aspettando di essere esonerato, per poi prendere il posto del suo sostituto e portare il Genoa in zona Europa League. Quello di oggi è troppo brutto per essere vero, non c’è altra spiegazione.

La partita scorre così tranquilla che io ho il tempo di esaminare la mia postazione Inter di quest’anno, composta da un tavolino verde IKEA sul quale troneggiano il PC e una tenda e una pasticceria dei Lego Friends, validi alleati per i momenti più noiosi del campionato. Proprio di fronte a me c’è un televisore pesantissimo e inutile, visto che è vecchio e poco smart, anche se questo sembra garantirmi dai disservizi di DAZN, che da quello che ha capito ha invitato tutti al ristorante ma si è dimenticato di fare la spesa, visto che nessuno sembra soddisfatto del servizio.

Continua a leggere “Il campionato in salotto_Inter-Genoa”

Diabolik e una partita per la vita

di Gianvittorio Randaccio

Quando ero piccolo Diabolik era uno dei miei eroi preferiti dei fumetti. Era difficile trovargli un difetto: era un ladro gentiluomo, era intelligentissimo, aveva una bellissima moglie e, fasciato nella sua tuta nera, mostrava un fisico scolpito e agilissimo. Due cose, però, mi entusiasmavano in particolare: una era il pentothal, una specie di pozione magica infallibile che permetteva a Diabolik di far dire la verità a chi voleva lui; l’altra erano le sue maschere, che gli facevano assumere le sembianze praticamente di chiunque, senza che venisse mai scoperto. Quando lo leggevo mi chiedevo sempre cosa avrei fatto io con quelle maschere lì: avrei potuto prendere la faccia di Gianfranco Matteoli, per esempio, e presentarmi a San Siro al posto suo per giocare nell’Inter (avrei preferito Rummenigge, a dire il vero, ma la maschera di Diabolik non cambiava la dimensione dei quadricipiti, quindi mi avrebbero scoperto in fretta); oppure quella di Platini, per giocare al posto suo una partita disastrosa e far perdere la Juve. Tutti i miei desideri avevano a che fare con il calcio, ovviamente, che rappresentava tutto l’orizzonte del mio possibile e anche del mio impossibile, soprattutto quando leggevo Diabolik.

Così, l’altro giorno, quando ho trovato su una bancarella un Diabolik intitolato Una partita per la vita, in copertina un calciatore acrobatico, non ho resistito e l’ho comprato, divorandomelo poi in un quarto d’ora. Con mia grande gioia nella storia appaiono immediatamente il pentothal e una maschera, con cui Diabolik si trasforma in Matteo, uno scagnozzo di Guglielmo Zacks, criminale senza scrupoli in affari con Schiller, il sindaco di un paese chiamato Avercamp. Zacks vuole impossessarsi di un terreno per dare il via a un progetto di “edilizia intensiva”, guadagnando cifre astronomiche. Il problema è che su quel terreno c’è un disastrato campo di calcio, che rischia di sparire, inghiottito dai palazzi di Zacks. Sul campo ha mosso i primi passi Giò “Mito” Ryker, grande campione dalla vita un po’ movimentata, che prende a cuore la situazione dei ragazzi di Avercamp e si impegna in prima persona per salvare il campo e, contemporaneamente, se stesso. Ovviamente senza Diabolik il successo sarebbe una chimera: è grazie al nostro criminale del cuore (e ai suoi interessi, ovvio, lui non fa mai niente per niente), che il crimine perde e la giustizia trionfa.

Una partita per la vita è uscito nel 2000, più di vent’anni fa, e già sono presenti tutti i temi che da troppo tempo inquinando il mondo del calcio: il doping, lo strapotere dei procuratori, gli stipendi miliardari, il gossip e la bella vita che sempre più spesso rendono i calciatori degli uomini di spettacolo più che degli sportivi. E allora mi chiedo: siamo sicuri che sia la Superlega e poter risolvere tutti i problemi del calcio? Non funzionerebbero forse meglio il pentothal e le maschere di Diabolik per cambiare alla radice tutto quello che non funziona intorno al pallone? Io non ho dubbi e mi metto fin da subito a distrarre l’ispettore Ginko, per permettere a Diabolik di lavorare il più tranquillamente possibile…

Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #10

Gli inizi di un tipo molto Speciale [Siviglia – Stadio de la Cartuja]

di Emiliano “el buitre” Fabbri

Quando nel 1999 lo Stadio de la Cartuja è stato costruito, José Mourinho era l’assistente di Louis van Gaal al Barcellona. Uno stadio moderno, uno dei pochi costruiti ancora con la pista di atletica, tanto da ospitare i campionati del mondo di atletica leggera lo stesso anno dell’inaugurazione. Era stato pensato per l’Olimpiade del 2004 poi assegnata ad Atene, così Siviglia si ritrovò con uno stadio eccezionale. Olimpico. Multiuso. Tanto da ospitare anche due finali di Coppa Davis, entrambe con la Spagna trionfante, nel 2004 e nel 2011. Anche se l’inaugurazione ufficiale non poteva che essere fatta con una partita di calcio, il 5 maggio 1999 tra le nazionali di Spagna e Croazia, alla presenza dei reali di Spagna, con la vittoria della Roja per 3 a 1.

Intanto la stagione seguente il coach portoghese decise di mettersi in proprio e tornare in patria iniziando la sua carriera da solista nel Benfica, per poi passare all’União Leiria e infine nel Porto.
Lo Stadio Olimpico de la Cartuja è l’ultimo stadio di Siviglia. Quello nato per l’atletica ma in cui dovevano andare a giocare il Siviglia e il Betis. Quello stadio ripudiato dagli stessi tifosi di entrambe le squadre andaluse che si arroccarono nelle loro curve costringendo le società a rimanere nei rispettivi stadi: il “Ramón Sánchez-Pizjuán” dei Rojiblancos e il “Benito Villamarín” dei Verdiblancos. Così la Cartuja si ritrovò aospitare singoli eventi, ma non a vivere di una vera luce propria. E il primo evento calcistico importante avvenne il 21 maggio 2003, quando la Uefa assegnò a quello stadio la finale di Coppa Uefa.

Continua a leggere “Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #10”

Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #9

Vanno bene anche i Take That [Glasgow – Hampden Park]

di Maurizio Zoja

Portiere Volante fa dell’inattualità il suo credo, diceva alcuni giorni fa il fondatore Gianvittorio Randaccio ai collaboratori di questo sito. Citando Carlo Martinelli, voleva dirci una volta di più che parlare di calcio non vuol dire per forza essere sul pezzo, ma può significare viaggiare con la fantasia attraverso le libere associazioni che un nome ci suggerisce. O almeno così ci piace pensare. Anche perché, chiamati a scattare un’istantanea di Hampden Park, lo stadio di Glasgow, preferiamo decisamente non parlare della nazionale scozzese, visto anche come è andato l’Europeo degli eterni sconfitti del calcio britannico. Del resto, lo scrivevamo su queste pagine già ai primi di febbraio: sognare l’impresa prima di subire una cocente delusione sembra essere il destino dei blu. Sotto sotto speravamo che stavolta sarebbe stato diverso, ma si è visto come è andata: un pareggio quasi epico a Wembley, peccato aver iniziato così male con la Repubblica Ceca, ma ci si poteva qualificare battendo la Croazia. E invece tre pappine proprio ad Hampden Park e tanti cari saluti. E a conferma del fatto che essere scozzesi è una merda, l’ultima partita dell’Europeo in programma a Glasgow (martedì 29 alle 21) è Svezia-Ucraina, un match che sulla carta difficilmente diventerà l’Italia-Germania 4-3 di una delle due squadre.

E allora lasciateci sognare con i flash di alcuni dei concerti che, dal 1987 in poi (relativamente tardi, dato che lo stadio esiste dal 1903) sono stati ospitati dallo stadio nazionale scozzese.
Si iniziò con i Genesis di Invisible Touch, qualche settimana dopo il passaggio da San Siro di Phil Collins e i suoi. Poi tre anni di pausa e, il giorno dopo la finale di Italia ’90, ecco i Rolling Stones, gli stessi che di lì a pochi giorni, date le scarse prevendite per le loro date italiane, avrebbero chiesto a Vasco Rossi di aprire i loro concerti. Richiesta respinta al mittente dal Vasco nazionale, reduce dal primo trionfo a San Siro della sua carriera.

Continua a leggere “Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #9”

Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #8

Da Podgorica ad Amsterdam [Amsterdam – Johann Cruijff Arena]

di Emiliano “el buitre” Fabbri

I lavori del nuovo stadio di Amsterdam iniziano nel 1993 e terminano tre anni dopo. Inizialmente doveva nascere per ospitare le Olimpiadi del 1992, poi assegnate a Barcellona, così alla fine la sua inaugurazione avviene il 14 agosto 1996.

Ma facciamo un passo indietro, nella seconda metà degli anni Sessanta, quando a Titograd nascono due giovani futuri calciatori. All’epoca la città era sotto la Repubblica Sociale Federale di Jugoslavia guidata da Josip Broz. Per il mondo il Maresciallo Tito, da cui la città appunto riprende il nome. Quei due bambini che giocano con una palla ai piedi dell’altura di Gorica ancora non sanno che proprio quel pallone li porterà a giocare nei miglior club europei, e a divenire delle stelle assolute del football mondiale. Entrambi arriveranno a un passo dal pallone d’oro: Dejan, nato nel 1966, alle spalle di Jean-Pierre Papin nel 1991, mentre Predrag, nato nel 1969, secondo solo al fenomeno Ronaldo nel 1997. Ma un’altra cosa non sanno ancora. Che sul calare degli anni Novanta scriveranno l’inizio della storia di uno stadio a duemila chilometri di distanza da loro. Il nuovo stadio di Amsterdam. La sua Arena. Quando Titograd è già diventata Podgorica ma faceva ancora parte della Jugoslavia, questa volta diventata Repubblica Federale. Senza Tito.

Continua a leggere “Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #8”

Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #7

Freddie Mercury, Gabor Kiraly e un pistacchio da sessantottomila posti [Budapest – Puskas Arena]

di Gianni Agostinelli

Ripensavo a una scultura che c’è in New Mexico: un pistacchio gigante piantato in mezzo alla strada che sta lì per dire a chi arriva che in quella zona coltivano pistacchi, e forse anche per dire grazie ai pistacchi. Io non ci sono mai stato, non ci voglio neanche andare, se è per questo, ma l’ho visto da qualche parte, forse in un film di Paolo Sorrentino. Mi è tornato in mente guardando lo stadio di Budapest. Non sono stato mai nemmeno lì, in Ungheria, allo stadio intitolato a Ferenc Puskas. Hanno abbattuto il vecchio stadio e sul cratere ne hanno costruito uno nuovo, inaugurato nel 2019, chiamato inevitabilmente alla stessa maniera e dove adesso, nel 2021, giocano gli Europei del 2020. Sono andato su Google Maps e con street view ho guardato lo stadio da fuori e mi è tornato in mente il pistacchio gigante che c’è in New Mexico. È enorme, da sessantottomila posti, sicuramente funzionale e comodo all’interno, ma è come mettere un’incudine sul tavolo dove i bambini giocano coi Lego.

Guardandolo con Google street view, tra le bici che sfilano per le strade di Budapest è impossibile da togliere dall’orizzonte. È simile a molti altri sorti recentemente e sparsi per il mondo, che un giorno bisognerebbe aprire la mappa e collegarli tutti come i puntini della «Settimana Enigmistica», e magari veder uscire fuori qualche messaggio di senso compiuto. Lo stadio è in attesa che dentro ci scrivano qualche pagina di storia succosa ma era altrettanto enorme anche quello che c’era prima.

Continua a leggere “Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #7”

Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #6


Se qualche cane c’è, non è a quattro zampe. [Londra – Wembley Stadium]

di Carlo Martinelli

Arrivare per la prima volta in una città straniera, in un altro Paese, necessita sempre di una verifica sul posto, a contatto con quella che è: vita vera. Dunque, c’è una regola, immutata ed immutabile da anni e anni. Quando sei all’estero devi visitare: una libreria, un supermercato, un centro commerciale, uno stadio, una chiesa (non di quelle frequentate dai turisti, non di quelle che compaiono sulle guide), un bar/pub/birreria che sia, un negozio di dischi (fin che se ne trovano…), un giardino pubblico. Punto. Tutto il resto, musei e monumenti compresi, può esserci come non esserci. Ci si lascia andare così, con echi di derive situazioniste, se vi va. 

E dunque, poiché nel 1978 il mio scalcagnato e risparmioso viaggio estivo ha come meta Londra, poteva mancare un salto allo stadio? Certo che no. Così eccomi a Wembley, gloria delle glorie. Il vecchio Wembley. Quello dove appena dodici anni prima il mio primo Mondiale calcistico, indimenticabile 1966, aveva regalato, via tivù, agli occhi di un bambino o poco più, uno 0 a 0, era la partita inaugurale, tra i padroni di casa e gli uruguagi di Ladislao Mazurkiewicz, portiere dalla  grandezza infinita. Poi la battaglia tra l’Argentina e i padroni di casa, ancora una volta. Con il “trentino” – figlio di emigrati – Antonio “El Rata” Rattin espulso. Ci vogliono minuti perché abbandoni il campo e quando lo fa, convinto com’è di avere subito una ingiustizia, si siede nella tribunetta riservata ai Reali. Apriti cielo, gli arriva di tutto addosso. Dalle bottiglie di birra alle barrette di coccolato. Che lui afferra, scarta e sgranocchia, irridente. Vince l’Inghilterra, comunque. Come farà nella celebre finale con la Germania dell’Ovest. 30 luglio. 4 a 2 dopo i supplementari, il gol fantasma di Peters e tutto quel che ne consegue. 
È con queste fresche memorie che raggiungo Wembley. A memoria recito la litania che tuttora non ho scordato: Bankscohenwilsonstilesjackiecharltonmooreballhurtsbobbycharltonhuntpeters. Quella tedesca si ferma prima: Tilkowskihottgesschnellingerbeckanbauer… e comunque in attacco c’è Seeler. 

Continua a leggere “Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #6”

Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #5

Ogni tanto i sogni si avverano [Roma – Stadio olimpico]

di Emiliano “el buitre” Fabbri

Gli occhi di Mauro si illuminano già nel vedere in lontananza le luci dello stadio Olimpico. Mauro ha otto anni e non è mai andato allo stadio. È tutto il giorno col pallone tra i piedi in giro per la borgata di San Basilio, gioca con gli amici, magari sul sagrato della chiesa o se è fortunato al campo “Stefanino”. Ma stavolta il papà ha deciso di fargli una sorpresa, e qualche ora prima lo ha chiamato dalla finestra del loro appartamento al primo piano del palazzo popolare di via Ussita. In un primo momento Mauro era imbronciato, la scuola era appena finita e poteva restare per strada ancora un po’ per giocare a pallone, per la disperazione della mamma, che pensava a quante scarpe aveva già rovinato. E poi fa caldo questo sabato 8 giugno. Così Mauro torna a casa, e sul tavolo della cucina, vicino al suo solito bicchiere di latte fresco, trova due biglietti. Mauro si blocca. Rimane a bocca aperta. Stasera lui e papà andranno a vedere la finale dei campionati europei di calcio! Da quel momento l’emozione sale minuto dopo minuto. Ha paura di toccare quei biglietti per non sgualcirli, così li affida alle mani del padre, sempre sicure in ogni momento, anche i più importanti. E questo è il momento più importante della sua vita.

Quando il tram si arresta alla fermata del Foro Italico, Mauro vorrebbe scattare per arrivare il prima possibile allo “Stadio Olimpico”. Che poi si chiama così proprio dalle Olimpiadi del 1960, l’anno di nascita di Mauro. Dal 1953, anno della sua inaugurazione nella nuova struttura si chiamava “Stadio dei Centomila” vista la sua enorme capienza, e prima ancora, quando erano iniziati i lavori di costruzione nel 1927 “Stadio dei Cipressi”. L’Olimpico si erge maestoso tra la collina di Monte Mario e il fiume Tevere, luoghi da cui le rispettive tribune prendono il nome. Quella sera si deciderà la vincente della terza edizione dei campionati europei, e la Coppa Henri Delaunay se la contenderanno l’Italia e la Jugoslavia. L’emozione della prima volta allo stadio aumentata all’ennesima potenza dal fatto che questa è una finalissima, quindi stanotte Mauro non sa con quale stato d’animo tornerà a casa. Lui non ha dubbi, l’Italia vincerà di sicuro, anche se il padre cerca di prepararlo anche al malaugurato caso contrario. Insomma, comunque vada stasera qualcuno a Roma o Belgrado festeggerà. O almeno è questo che pensano papà e figlio.

Continua a leggere “Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #5”

Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #4

Distreaza-te! [Bucarest – Stadionul National]

di Silvano Calzini

L’Arena Nazionale di Bucarest, per gli amici di lingua romena in ascolto anche Stadionul National, è stata inaugurata il 6 settembre del 2011 sulle ceneri del vecchio “Stadio 23 agosto”, costruito nel 1953 e da allora impianto principale e ufficiale della Romania comunista. Se fossero stato ancora vivi e al potere Nicolae Ceausescu e signora chi avesse avuto anche solo l’idea di abbattere il vecchio stadio avrebbe passato i suoi guai, ma ormai i tempi erano cambiati anche in Romania.

L’impianto ha una capienza di 55.634 posti, dispone di un tetto retraibile che può essere aperto o chiuso in quindici minuti ed è inserito nel complesso sportivo intitolato a una donna, Lia Manoliu. Quest’ultimo particolare merita di essere sottolineato, non tanto per fare piacere alle sacerdotesse del politically correct, quanto per ricordare una grandissima atleta. Lia Manoliu infatti è stata una discobola che può vantare diversi record. Ha infatti partecipato a ben sei edizioni delle Olimpiadi a partire da Helsinki 1952, nelle quali ha ottenuto due bronzi, a Roma e a Tokyo, e un oro a Città del Messico risultando così a 36 anni e sei mesi l’atleta più matura a vincere un titolo olimpico nell’atletica leggera. Tanto per gradire, concluse la sua formidabile carriera nel 1972 a Monaco a quarant’anni suonati classificandosi nona.
Per tornare all’Arena Nazionale, va detto che, oltre a ospitare le partite della nazionale romena, è anche lo stadio della Dinamo Bucarest e del FSCB. Questa sigla ostrogota non è altro che il nuovo nome ufficiale della gloriosa Steaua Bucarest, fondata nel 1946 e con un palmares che comprende 26 campionati, 23 coppe nazionali e anche una Champions League vinta nel 1986 ai rigori contro il Barcellona (do you remember Duckadam?). Squadra tradizionalmente legata all’esercito, nello sconquasso del dopo comunismo venne privatizzata e finì nelle mani del miliardario Becali. Nel 2014 il Ministero della difesa rumeno contestò la privatizzazione e dopo una serie di cause costrinse la società a rinunciare allo stemma storico e al nome di Steaua per assumere il nome ufficiale di Fotbal Club FCSB, continuando però a utilizzare informalmente il nome di Steaua Bucarest (avallata in tal senso da UEFA e federcalcio rumena). Mah! Un capolavoro di “arzicogologia” legale del genere non riuscirebbe a inventarlo neanche un tribunale italiano.
In questi Europei all’Arena Nazionale di Bucarest si giocheranno tre gare del girone C (Austria-Macedonia del Nord il 13 giugno, Ucraina-Macedonia del Nord il 17 giugno e Ucraina-Austria il 21 giugno) e un ottavo, in programma il 28 giugno. Causa Covid, sarà consentito l’accesso solo a 12.000 spettatori. Distreaza-te!*

*In rumeno “Buon divertimento!”.

Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #3

Perché guardi così male l’arbitro? [San Pietroburgo – Stadion Sankt Petersburg]

di Gino Cervi

«Ma che caldo fa dentro questo stadio» disse Rodion, appena mise il piede sul terreno di gioco dello Stadion Sankt Peterburg, sull’isola di Krestovskij, abbracciata dalle acque della Neva.
«Sapessi che gelo fa qui, invece» gli fece eco Grigorij. Rannicchiato in posizione fetale e a pancia in su sopra una slitta, non si capiva se il monaco fosse morto o facesse finta di esserlo. Qualche ora prima, a palazzo Jusupov, l’avevano avvelenato con dei petit four impastati di cianuro, e poi ubriacato con mezza dozzina di bottiglie di vino dolce, quindi crivellato a colpi di pistola, al cuore, allo stomaco, al fegato. Ma Grigorij non smetteva di camminare e di urlare la sua rabbia. Tentò di fuggire nella neve di San Pietroburgo. Lo raggiunsero e gli tirarono un colpo dentro l’occhio destro. Fu forse il colpo di grazia? O gli fu fatale l’esser stato calato, oltre il parapetto, in un buco nel ghiaccio della Malaja Nevka? E invece niente. Eccolo infatti ancora lì, rannicchiato sulla slitta che parla e dice che fa un gran freddo, sotto il ponte Bolšoj Petrovskij. Si rialzò dirigendosi verso il centrocampo.

Aleksander no, non si lamentava, né del caldo, né del freddo. Aleksander era innamorato: amava il regale corso della Neva, le sue rive di granito, gli arabeschi dei suoi parapetti di ghisa, ma ancora di più le malinconiche e diafane notti senza luna.
E Josif gli dava ragione: «Questa è la più bella città sulla faccia della Terra. C’è un immenso fiume grigio, che corre come sospeso sopra il suo alveo remoto come remoto è l’immenso cielo grigio sopra quel fiume». 
Ma Rodion sosteneva che non si sarebbe proprio potuto giocare con quel caldo. E camminava a passi lenti, come se fosse indeciso, se dirigersi o no verso il centrocampo. Lo aspettava quell’arbitro, fastidioso come una vecchia usuraia. Che sensazione di fastidio, o forse di vigliaccheria! Quel senso di vergogna lo faceva incupire.
Josif, Aleksander, Grigorij e anche l’assessore Kovalev, che aveva perso il suo naso, lo aspettavano lì, in mezzo al campo, la partita stava per iniziare. «Presto sbrigati. Perché guardi così male l’arbitro?»
Rodion osservava tutto con una strana sensazione di indifferenza e di apatia. Il direttore di gara fischiò il calcio d’inizio. Rodion non batté ciglio. Non appena gli passò vicino, uccise l’arbitro con un colpo d’ascia, spaccandogli il cranio, e poi anche il guardalinee Lizaveta. Mentre Rodion pensava che la stessa cosa non avrebbero esitato a farla Newton o Napoleone, se fosse stato per il bene dell’uomo, Pohjanpalo segnò il gol della Finlandia.

Personaggi in ordine di apparizione: Rodiòn Romànovič Raskòl’nikov, da Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij, Grigorij Efimovič Rasputin, Aleksandr Sergeevič Puškin, Iosif Aleksandrovič Brodskij, assessore di collegio Kovalèv da Il naso di Nikolaj Vasil’evič Gogol, tutti in qualche modo vissuti, davvero o nell’immaginazione, a San Pietroburgo.