Un pianto salvezza

di Emiliano “el Buitre” Fabbri

Si può piangere per aver raggiunto la salvezza? Il dubbio dovrebbero averlo coloro che vogliono cambiare le regole, perché per chi ama il calcio la risposta è ovvia: sì! E allora capita anche di piangere due volte. Nello stesso luogo. Alla stessa ora. Praticamente nello stesso giorno. Per due salvezze. A sei anni di distanza.

Sono due calde domeniche di aprile, per motivi diversi come dirigente non sono riuscito a seguire la mia squadra in trasferta per la partita decisiva. La prima volta nel 2015 perché era da poco nata mia figlia, la seconda quest’anno per questo stramaledetto Covid. Non è facile stare lontano dalla propria squadra in certi momenti, e allora usi tutti i mezzi per rimanere attaccato al sogno, ma allo stesso tempo cerchi di esorcizzarlo. Me ne sono accorto subito che stavo vivendo un déjà-vu. Quasi inconsciamente mi sono ritrovato nel giardino di casa, cercando di non seguire la partita, ma sbirciando il risultato saltuariamente, nella vana speranza che i novanta minuti passino nella maniera più veloce possibile. Ma devi tenere d’occhio anche i risultati di altre squadre, qualora la tua non si comporti come dovrebbe. E allora cerchi di mantenerti occupato per evitare di fare calcoli assurdi e abbinamenti strambi di risultati che riescano a portare la tua squadra fuori dalla zona playout. Tua moglie e tua figlia sono in casa, ma tu cerchi di estraniarti, per rimanere concentrato su una partita a cui non puoi assistere. Ma che devi seguire. Col cuore. Il quarto d’ora d’intervallo è come un palliativo a una sofferenza che solo lo sport può regalare. Quando riparte il secondo tempo non vedi l’ora che termini una partita che sembra infinita. Tua moglie e tua figlia ti guardano. Sanno quanta passione hai per il calcio. Allora tua moglie cerca di spiegare a tua figlia come faccia suo papà quasi cinquantenne ad avere comportamenti così strambi, a parlare da solo e biascicare parole strane mentre cammina avanti e indietro. Aumentano i battiti cardiaci, senti intorno a te i rumori ovattati. Immagini solo quel triplice fischio lontano chilometri. Manca poco alla fine della partita. Ci stiamo salvando. Quasi non ci credi. Vorresti essere lì. Sul campo. Con la squadra. È proprio in quel momento che ti squilla il telefono. È il tuo amico che ti chiama dalla panchina del “Silvio Piola” e ti dice solamente: «Emi, se qui con noi». E in quel momento senti in diretta il triplice fischio. Quello che regala la salvezza al Piacenza dopo una stagione terrificante. Allora come in un déjà-vu, corri in garage, e come sei anni fa piangi per aver raggiunto la salvezza. Piangi di gioia. Nello stesso luogo. Alla stessa ora. Con la stessa passione. E poi dicono che è solo un gioco…

26 aprile 2015 h. 15:00 Stadio Comunale di Rezzato (BS) Eccellenza girone C Rezzato-FANFULLA 0-0

25 aprile 2021 h. 15:00 Stadio “Silvio Piola” di Vercelli Serie C girone A Pro Vercelli-PIACENZA 0-2

p.s. L’anno dopo quella salvezza il Fanfulla ha vinto il campionato…

Il Pallonario (19-25 aprile)

19 aprile. Waldir Pereyra, il famoso Didi della nazionale brasiliana campione del mondo 1958 (in Svezia) e 1962 (in Cile), attualmente direttore tecnico dello Sporting Cristal di Lima e della nazionale peruviana, ha rifiutato una proposta che gli avrebbe fatto la Juventus per dirigere la squadra bianconera. Didi ha dichiarato ai dirigenti bianconeri che potrebbe accettare dopo i Campionati del Mondo 1970 in Messico: d’altra parte, Didi ritiene che il Perù abbia grandi possibilità di qualificarsi per la fase finale della Coppa Rimet del prossimo anno nelle partite eliminatorie con l’Argentina e la Bolivia.  (1969)

20 aprile. Prosegue l’odissea dei 35 ostaggi rinchiusi nel Boeing delle linee aeree kuwaitiane dirottato due settimane fa e ora bloccato sulla pista dell’aeroporto di Algeri. Mentre i pirati dell’aria continuano a richiedere in cambio della vita dei passeggeri la liberazione di 17 loro compagni, la nazionale di calcio del Kuwait, attualmente in Malesia per un torneo, si è offerta in cambio dei prigionieri. (1988) 

21 aprile. Secondo «il Sole 24 Ore» di ieri, il presidente Enrico Preziosi avrebbe ricevuto nei giorni scorsi una misteriosa offerta dal Kazakistan per l’acquisto del Genoa. Il patron del club rossoblù starebbe al momento cercando di approfondire la proposta, dietro la quale però potrebbe nascondersi un investitore italiano. (2013)

22 aprile. Stanotte, al rientro in sede da Milano della comitiva spallina, i tifosi del noto caffè sportivo del centro di Ferrara che abitualmente attendono la squadra al suo rientro dalle trasferte, hanno potuto apprendere dalla voce dei giocatori i particolari dell’increscioso episodio verificatosi a San Siro, al termine dell’incontro. I protagonisti della brutta avventura hanno raccontato il drammatico momento vissuto sul pullman, fino all’arrivo delle forze dell’ordine che hanno potuto disperdere i facinorosi. Il primo a rendersi conto di quanto stava accadendo è stato il professor De Sisti, il quale ha avuto la prontezza di gridare ai giocatori un concitato «Tutti a terra!». Gli uni sugli altri, gli atleti si sono sdraiati sul fondo del pullman, cercando di ripararsi dietro gli schienali dei sedili, tenendo alte sulla testa le valigie. Fortunatamente, i pezzi dei cristalli rotti non sono caduti addosso alle persone, così che tutto si è risolto con danni alle cose. Quando è tornata la calma, lo stesso professor De Sisti è sceso dal pullman e prima di lasciare San Siro ha dettagliatamente illustrato i fatti al commissario di campo. (1959) 

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Pallonario (12-18 aprile)

12 aprile. Giocare a calcio nello spazio è impossibile. Il verdetto è arrivato dopo la missione di Marcos Pontes, 43 anni, primo astronauta brasiliano ad essere ospitato dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Pontes era giunto sull’ISS, disse lo scorso 1 aprile, a bordo della navicella spaziale russa Soyuz, dopo aver lasciato il cosmodromo di Baikonour, in Kazakhstan. Pontes ha effettuato una serie di esperimenti per conto dell’agenzia spaziale brasiliana. Ieri, però, ha illustrato anche i risultati dei suoi studi calcistici. «Mi ero portato un pallone,» ha detto «e volevo provare a giocare. Purtroppo, è stato impossibile palleggiare. L’assenza di gravità ha vanificato ogni sforzo.» (2006)

13 aprile. Sorpresa generale, sbalordimento. L’arbitro Michelotti ha riconosciuto il proprio errore ed il giocatore Bagni ha ottenuto giustizia. Non v’è nulla, in Italia, che desti tanta meraviglia quanto l’onestà. (1979) 

14 aprile. Due inspiegabili autoreti di testa che sono costate al Norimberga altrettante sconfitte (0-1 con lo Stoccarda il 16 marzo e 0-2 con il Karlsruhe sette giorni dopo), hanno portato lo jugoslavo Vlado Kasalo sul banco degli imputati con il sospetto di aver scommesso contro la sua squadra. Kasalo, difensore centrale di 29 anni per 15 volte nazionale, che il Norimberga ha acquistato nel 1989 dalla Dinamo Zagabria, si trova al centro di un’indagine aperta dalla Federcalcio tedesca, che dovrà accertare se le sue autoreti sono state provocate intenzionalmente per favorire un clan di scommettitori clandestini, noto come la “mafia delle bische”. Il giocatore è anche stato denunciato dalla polizia con una triplice incriminazione: partecipazione a gioco d’azzardo vietato, truffa assicurativa e guida senza patente. Ha pure trascorso una notte dietro le sbarre, ma è stato in seguito rilasciato con ordinanza del giudice istruttore di Norimberga, che ha confermato il mandato di cattura ma ha concesso al giocatore la libertà vigilata. Kasalo si trova in un mare di guai. Il club ha deciso la rescissione del contratto, la Federazione gli ha ritirato la licenza di gioco e lo ha deferito al giudice, e la moglie Vesna che non gli perdona il vizio del gioco ha chiesto il divorzio. Mentre la regolarità della Bundesliga sembra seriamente compromessa. (1991)

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Loco a Marsiglia

Marcelo “El loco” Bielsa non è solo un allenatore di calcio: ricorda più un guru, un maestro spirituale che guida le proprie squadre alla bellezza e alla realizzazione di un’ideale, piuttosto che al conseguimento di un risultato. Un “perdente di successo, dice qualcuno: un personaggio di spessore, diciamo noi, che il mondo del calcio, sempre più sottile, invece, dovrebbe tenersi ben stretto.

Loco a Marsiglia è un libro scritto da Fabio Fava e da poco uscito per Edizioni Incontropiede (che ringraziamo): quello che segue è un estratto che racconta Marcelo Bielsa meglio di qualunque presentazione. [G.R.]

Dal Cile all’Athletic Club (più noto come Athletic Bilbao, ma in quanto a correttezza quella senza riferimento alla città è la versione preferibile), nell’estate del 2011 Bielsa opta per il ritorno in Europa, tredici anni dopo la più che fugace esperienza alla guida dell’Espanyol. Di nuovo la Spagna, di nuovo la Liga. In mezzo, molta più consapevolezza, oltre alla solita, caratteristica, curiosità. La scelta cade su uno dei club più affascinanti, ricchi di storia e tradizione (otto titoli nazionali) anche se parecchio disabituato a vincere (gli ultimi due ad inizio anni ’80).
La prima stagione alla guida dei Leones (Lehoiak, alla basca) è quella dell’orgoglio, una cavalcata capace di restituire fascino oltre che di generare nuovamente paura e rispetto nei confronti di uno dei luoghi simbolo del calcio mondiale, lo stadio di San Mamés, per tutti La Catedral. In quell’annata, chiusa con un decimo posto in campionato, l’Athletic scriverà le pagine più belle attraverso un’indimenticabile cavalcata in Europa League, un cammino praticamente netto in cui verranno eliminate squadre come il Paris Saint-Germain – in una sorta di ritorno… al futuro – Manchester United, Schalke 04 e Sporting Lisbona, prima di arrendersi in finale, scherzi del destino, all’Atlético Madrid, guidato in panchina da quel Diego Pablo Simeone che di Bielsa è discepolo e che con lui ha condiviso l’esperienza in nazionale, comprese le lacrime nello spogliatoio del Miyagi Stadium dopo l’eliminazione nel Mondiale 2002. Senza storia la finale dell’Arena Nationala di Bucarest, troppo superiore l’Atlético a livello di individualità (doppietta di uno straripante Tigre Radamel Falcao e firma della meteora juventina Diego), troppo scariche le batterie di un Athletic portato ad un passo dalla gloria europea dopo una stagione per certi versi irripetibile, in cui ogni singolo aveva trovato una dimensione collettiva che ne sublimava il rendimento. È il caso di Muniain, Llorente, Javi Martínez, Ander Herrera e Susaeta.
Un’altra avventura, nella stessa stagione ma in Copa del Rey, venne interrotta solo all’ultimo atto, anche in questo caso da un volto conosciuto, quello di Pep Guardiola e del suo Barcellona, quello dell’asado a Maximo Paz. Lo stesso che Bielsa avrà modo di citare più volte durante la sua esperienza basca.

“Non dobbiamo perdere di vista che la squadra con il maggior possesso palla negli ultimi quattro anni è stato il Barcellona, una squadra ammirata in tutto il mondo, anche se tendiamo a dimenticarcene troppo spesso. Le squadre finiscono di essere ammirate appena vince una squadra diversa da quella che ha vinto fino a quel momento. Il possesso, però, è collegato con la bellezza, è la parte più accattivante per il pubblico”.

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Il Pallonario (5-11 aprile)

5 aprile. Gli “esperti” invitati a Genova dall’associazione Genovaviva per parlare di una eventuale fusione fra Genova e Sampdoria (ma soprattutto la “piazza”) si sono detti contrari a questa ventilata ipotesi. Nel dibattito di ieri sera, infatti, a parte qualche tiepido favore da parte di Mandelli e Ameri, i quali però hanno detto che ciò potrebbe avvenire in futuro, tutti sono stati concordi nell’affermare che questa fusione sarebbe più uno svantaggio che un vantaggio. La manifestazione è stata aperta da Nicolò Carosio. «È un fatto sentimentale la mia presenza» dice. «Sono genovese, amo la città, le sue squadre. Questo matrimonio non s’ha da fare né oggi né mai”, grida quasi al microfono, sommerso dall’urlo dei tifosi che hanno trovato l’amico sperato. Parla Tosatti, giornalista giovane del “Corriere dello Sport”. «Ma chi può dirsi sicuro che i finanziamenti confluiscano nell’unica ipotetica squadra, chi è sicuro che i soldi sappiano creare campioni? Ci vuole un dirigente con spiccato senso industriale, una città ricca, capace di dare ogni domenica ventimila spettatori.» Enrico Ameri, genovese purosangue, confessa subito di essere di fede genoana. «Dico no alla fusione,» prosegue «ma solo per ora; può darsi che domani, con l’evolversi del calcio-spettacolo, questa fusione sia necessaria.» Chiarissimo è stato invece Gino Palumbo, il quale si è posto parecchi interrogativi e a tutti ha dato una risposta negativa. «La fusione» ha detto «è un’operazione pericolosa; nel calcio non si può ragionare soltanto con concetti commerciali. C’è anche, ed è una cosa preminente, il ragionamento sentimentale. Genoani e sampdoriani non accetteranno mai di tifare insieme per una unica squadra; si rischierebbe di creare un N.N. non amato da nessuno.» Intanto il pubblico (oltre quattromila persone assiepate all’interno del padiglione B capace di contenerne circa duemila) si scalda, urla gli uni contro gli altri, ma Enzo Tortora “modera” con perizia e abilità gli “amici” genoani e sampdoriani. (1967) 

6 aprile. Un incontro del campionato croato di prima divisione è stato sospeso al 31’ del secondo tempo perché i giocatori del Rijeka  hanno aggredito l’arbitro che aveva appena decretato un rigore contro di loro. Il Rijeka si trova a due punti dall’Hajduk Spalato, leader della classifica. (1992)

7 aprile. Fare il terzino nell’Alessandria sta diventando un mestiere pericoloso e questo non perché la squadra grigia abbia una difesa così incerta da richiedere un lavoro straordinario ed estenuante ai suoi atleti, ma perché si verifica tra essi un’epidemia di incresciosi incidenti con le autorità costituite. È recente l’arresto del terzino Scarrone, imputato di rapina a mano armata. Ieri un altro terzino, Delaude, è finito in prigione per aver dimenticato nella valigia 126 pacchetti di sigarette privi del regolare bollo del monopolio. Imputazione non grave, per fortuna, e si può ritenere che il bravo presidente Moccagatta non dovrà mobilitare troppi avvocati per far uscire in libertà il suo giocatore. Peraltro anche l’arresto di Scarrone sta perdendo buona parte delle tinte fosche con cui si era presentato. Il ragazzo aveva 16 anni all’epoca del fatto e questo pare si riduca al furto di un paio di coperte e altri oggetti di poco conto, ora restituiti. (1949)

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Clapham Rovers: la squadra di rugby che vinse la FA Cup

di El Pampa

Quasi tutto conoscono il legame esistente fra calcio e rugby, che ha poi portato alla netta separazione fra uno sport giocato con i piedi e uno più ibrido, dove piedi e mani permettono di arrivare al medesimo scopo, ovvero la segnatura per conquistare la vittoria. Tuttora poi, non sono rari i club di rugby che portano in dote la sigla FC. Alcune società hanno addirittura scelto la strada della polisportiva, unendo entrambe le discipline: il Clapham Rovers FC è uno di questi.

Il club nacque il 10 agosto 1869 a Clapham, un sobborgo a sud di Londra. Al momento della nascita venne stabilito che il club avrebbe giocato secondo entrambe le regole: quelle dell’associazione calcistica e quelle del rugby. E lo avrebbe fatto in un modo curioso: un fine settimana i Clapham Rovers avrebbero giocato a calcio e il seguente si sarebbero cimentati con il rugby. Il fatto è che molto presto il Clapham Rovers, con i suoi colori particolari (ciliegia e grigio francese) divenne uno dei club di maggior successo dell’epoca. E questo gli permise di avere sempre a disposizione abbastanza giocatori per giocare a calcio e rugby ogni fine settimana.
Nella stagione 1871-1872, il Clapham Rovers prese parte alla prima edizione della storia della FA Cup e, addirittura, riuscì a mettere a segno il primo gol nella storia della competizione, segnato da Jarvis Kenrick.
Poco prima, nel gennaio del 1871, i Clapham Rovers furono uno dei club fondatori della Rugby Football Union (l’attuale federazione inglese del rugby). Quell’anno, inoltre, un giocatore dei Clapham Rovers, Reginald Birkett, fece il suo debutto nel primo match internazionale della storia del rugby, Scozia-Inghilterra, disputato a Edimburgo il 27 marzo 1871 e che i locali si aggiudicarono per 2 mete a 1 davanti a quattromila spettatori. Birkett fu l’autore dell’unica meta inglese del gioco (e quindi, la prima in assoluto nella storia della squadra inglese).

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Il Pallonario (29 marzo – 4 aprile)

Toni Schumacher
Piero Camilli
Tarcisio Burgnich
Angiolo Gasparini

29 marzo.  Ha suscitato scalpore, ed è al centro di una vera e propria polemica, la dichiarazione fatta da Toni Schumacher, portiere del Colonia e della nazionale tedesca, che ha detto: «Per contribuire al risanamento dei bilanci delle squadre i giocatori dovrebbero rinunciare agli aumenti di stipendio». Schumacher si è detto disposto a rinunciare gli aumenti fino al 1986 e ha proposto che lo stipendio dei calciatori tedeschi non dovrebbe superare i 300 mila marchi (150 milioni di lire). Franz Beckenbauer e Karl Heinz Rumenigge hanno da parte loro commentato: «Le richieste dei giocatori negli ultimi anni hanno superato tutti i limiti». Ovviamente sono compiaciuti di questa proposta i presidenti delle varie società che sono tra l’altro alle prese con un notevole calo di spettatori. I contrari sono guidati da Paul Breitner e Christian Wermer, che hanno detto: «Quello che dice Schumacher vale soltanto per lui». (1981)

30 marzo. Piero Camilli, presidente del Grosseto calcio, ha donato 224 chili di agnello, provenienti dalla sua azienda, ai dipendenti di un’industria tessile cittadina in forte crisi, da mesi in cassa integrazione e con pesanti arretrati negli stipendi. Un chilo a testa per festeggiare la Pasqua. (2013)

31 marzo. A proposito di abbinamenti, del Milan si è detto che l’anno venturo dovrebbe far coppia con l’Ignis. Qualcuno ha scherzato asserendo che, in effetti, il fuoco si addice al Diavolo. Noi siamo contro gli abbinamenti calcistici. Possiamo comprenderli, magari giustificarli, per quello che riguarda sport e società minori. Ma non per quello che si riferisce a società di calcio che, oltretutto, rappresentano il patrimonio di orgoglio, di prestigio, di tradizione del calcio italiano. Altre ragioni ci vietano di farci complici di tali attentati contro il blasone delle grandi società. (1958) 

1 aprile. Al ritorno dalla trasferta di Berlino il terzino dell’Inter e della Nazionale Tarcisio Burgnich si è trovato di fronte a un’amara sorpresa. I ladri, infatti, si erano introdotti nella sua villa di Badia Pozzoveri nei pressi di Altopascio (Lucca ) facendo man bassa di tutti gli oggetti preziosi che il giocatore conservava nelle varie stanze. Tra l’altro Burgnich è stato derubato anche della croce di cavaliere al merito della Repubblica che il presidente Saragat gli aveva conferito insieme agli altri azzurri in occasione della vittoria dell’Italia nella finale della coppa europea. (1969)

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Maifredi e il calcio champagne

di Gianluca De Salve

Juventusiasmante. Era il tormentone per la campagna abbonamenti della Juventus stagione ’90-91.
Quella dopo i Mondiali in Italia che consacrarono la neo coppia di attaccanti bianconeri Baggio-Schillaci e quella del grande strappo, in casa Juve, con la tradizione del passato che portò sulla panchina della squadra un allenatore atipico come Gigi Maifredi e al vertice dirigenziale Montezemolo.
Gigi era l’allenatore del calcio champagne e fu ingaggiato nella speranza di trovare in lui quella stessa svolta che trovò il Milan di Berlusconi in Sacchi.


Maifredi avrebbe dovuto riportare a Torino un calcio vincente ma anche bello perché la stagione precedente non era andata poi tanto male, il meno appariscente Dino Zoff aveva condotto la squadra a vincere Coppa Uefa e Coppa Italia ma la scelta su Maifredi era ormai stata presa da tempo e, non senza un certo imbarazzo generale, il Dinone nazionale fu costretto a farsi da parte, senza perdere comunque la sua consueta eleganza.
Personalmente, da giovane juventino, ero grato a Zoff e a quella squadra che mi regalò i primi trofei da tifoso, ma chi non sarebbe rimasto affascinato dal progetto Juventusiasmante?
Lo scudetto era il vero obiettivo e per quello si doveva incantare a ogni partita altrimenti non c’era modo di superare il Milan degli olandesi, il Napoli di Maradona o la Samp del duo Vialli-Mancini.

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Il Pallonario (22-28 marzo)

22 marzo. Jamal Rashid Ghanem, palestinese di 24 anni, è stato ucciso da agenti speciali israeliani durante una partita di calcio in cui la vittima partecipava come centravanti. L’uomo era ricercato perché sospettato di appartenere a uno dei “comitati d’urto” dell’Intifada. È successo a Tulkarem, in Cisgiordania. Mentre Ghanem si apprestava a battere un calcio d’angolo, quattro persone sono entrate in campo correndo verso il calciatore. Uno dei quattro ha fatto fuoco con una mitraglietta. (1992)

23 marzo. Ieri a Pianezza l’incontro fra il Lascaris e il Carmagnola è stato funestato da un grave incidente occorso al giovane attaccante del Lascaris, Tacchini. Questi al trentesimo del primo tempo veniva involontariamente colpito alla gamba destra dal difensore del Carmagnola Arti. Sfortunatamente, il colpo era tale che il Tacchini doveva essere trasportato fuori dal campo e ricoverato al Maria Vittoria. Il giovane difensore carmagnolese, molto amico del Tacchini (avevano giocato insieme nel Cenisia), rimaneva profondamente scosso tanto che cercava di allontanarsi dal campo piangendo. Solo dopo esortazione dell’allenatore continuava il gioco, ma cinque minuti dopo il povero Arti veniva sostituito da Olivero. (1970)

24 marzo. A parte qualche scazzottatura tra le opposte tifoserie, il derby tra Avellino e Napoli non ha fatto registrare incidenti di rilievo. La questura ha informato di un solo arresto avvenuto nei confronti di un uomo di Chiusano San Domenico, in provincia di Avellino, il quale aveva sotto la giacca una clava! (1981)


25 marzo.  L’argentino  Jose Manuel Barbas, in regime giudiziario di restrizione della sua libertà, potrà giocare con la Plata Futbol Club indossando una cavigliera elettronica grazie alla quale potrà essere controllato dalla polizia. Barbas, che deve scontare sei mesi e mezzo per il furto di un’auto, ha giocato nell’Under 20 e nel Porto prima di tornare in Argentina nel 2002. (2005)

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Il Pallonario (15-21 marzo)

15 marzo. Un automobilista è stato ucciso oggi sul corso Francia, a Torino, in una sciagura della strada. La disgrazia è stata causata dall’eccessiva velocità della macchina investitrice e dall’imprudenza di un camionista che nell’immettersi sul corso non  si sarebbe nemmeno accorto della sua errata manovra: si ignora chi sia perché è scomparso senza lasciar traccia. L’investitore è un giocatore del Torino, il terzino destro Fabrizio Poletti, di 21 anni, nativo di Bondeno (Ferrara) e abitante in via Cesare Reduzzi 3 a Torino con la madre e con il padre. Ora è ricoverato in condizioni gravi all’ospedale di Rivoli: la prognosi è riservata. La vittima è Giulio Garfagnini, 71 anni, residente a Collegno in corso Francia 195 dove gestiva un’autorimessa con officina meccanica. Poletti tornava con le sue 1500 da Alpignano, per evitare un camioncino che non ha rispettato lo stop ha superato lo spartitraffico piombando contro una Renault. L’automobilista investito non aveva mai avuto un incidente in quarant’anni di guida. È morto tra le braccia del figlio chiedendo: “Cos’è successo? È stata una bomba?” (1965)

16 marzo. L’ex portiere della nazionale francese di calcio, René Vignal, figura molto nota a Parigi ove ha giocato parecchi anni nel Racing Club, è implicato in uno scandalo scoperto dalla polizia di Tolosa. Il Vignal aveva costituito e dirigeva una banda di malfattori che si erano specializzati nel ricatto dei proprietari dei bar e dei tabarins di Tolosa. Cinque malviventi sono già stati arrestati, il Vignal è latitante. (1970)

17 marzo.  Jean-Pierre Adams entra in coma. Difensore roccioso nelle file del Nizza e del Paris Saint Germain – al fianco di Marius Tresor, il gigante di colore costituiva quella che i tifosi transalpini chiamarono “la guardia nera” – ventidue volte ha difeso i colori della Nazionale di Francia. Ha 35 anni, gioca nel Chalon, piccolo orgoglioso club di terza divisione, dove ha deciso di chiudere una carriera a suo modo esemplare. Ma il ginocchio destro fa le bizze, la radiografia dice che è meglio intervenire chirurgicamente sui legamenti crociati. Intervento di routine. Operazione, anestesia. Poi più nulla. L’anziano stopper della Nazionale francese non si sveglia. Non si sveglierà più. Non si è ancora svegliato. Coma. Da quel mercoledì la “guardia nera” è vegliata amorevolmente dalla moglie, Bernadette.  (1982)

18 marzo. Giunte a Catania soprattutto per recitare al teatro Bellini le (celebri) gemelle Elen e Alice Kessler non hanno mancato di recarsi al “Cibali” dove hanno fatto un tifo (persino) esagerato per i (baldi) fusti del Napoli. Ora il (saggio) Monzeglio crede che la sua squadra abbia perso non tanto per la presenza del Catania sul campo quanto per quella senz’altro più appariscente delle Kessler in tribuna. Gli azzurri – per lanciare (languide) occhiate alle “sorelle da-da-umpa” – si sarebbero distratti e avrebbero (così) provocato l’azione del rigore (purtroppo) decisivo. (1963)

19 marzo. Emilio Aristodemo Santamaria, di sessant’anni, la celebre mezzala del Genoa dei tempi d’oro, è comparso stamane in Corte d’Assise d’Appello. Egli nel processo di primo grado era stato condannato a tre anni di reclusione perché ritenuto responsabile della morte di sei operai avvenuta nel 1949 in porto a seguito di uno scoppio a bordo della petroliera Futa. Il Santamaria, contitolare di una ditta di picchettaggio, aveva inviato a bordo della nave un gruppo di suoi dipendenti con il compito di ripulire le cisterne della petroliera. I “picchettini” scesero nel doppio fondo mentre le caldaie erano accese. Improvvisamente una scintilla uscita dalla ciminiera cadde su un fusto di benzina che prese immediatamente fuoco comunicando le fiamme ad altri bidoni. (1957)

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