La Disparition – Il Fantacalcio senza la “e” #2

di Gianvittorio Randaccio

Le dichiarazioni dell’allenatore della FF Glories prima della partita non mi lasciavano tranquillo: «Conosciamo il valore della Disparition, che rispettiamo ma non temiamo. L’esperienza, il talento e la cultura dei miei giocatori ci porteranno a disputare un grande incontro, ne sono sicuro». Parole chiare, all’apparenza, ma che nascondevano una strategia, un piano preciso che, per fortuna, grazie alle mie appassionate letture, sono riuscito a capire in tempo.


Ho scoperto, infatti, che un giocatore tenuto astutamente in panchina dai miei avversari non era il Diego Farias che tutti pensano, ovvero l’attaccante brasiliano dello Spezia, bensì il vecchio e saggio Faria, l’abate che aiuta e istruisce Edmond Dantès ne Il conte di Montecristo. L’abate Faria, travestito da calciatore, nei giorni che hanno preceduto la partita ha spiegato ai suoi compagni che, grazie a delle carte trovate in un antico libro trafugato a casa mia, ha capito qual è il tesoro della Disparition, la chiave per impedire alla mia squadra di andare in gol: «Tutto ruota intorno a Ciccio Caputo,» ha detto Farias «che il presidente della Disparition ha pagato la bellezza di due milioni di scudi romani, tredici milioni di lire di Francia, al cambio del 1829. Bloccate Caputo e La Disparition, scusate il gioco di parole, sparirà». E così per tutta la settimana gli avversari della Glories Fc hanno preparato la partita pensando solo a bloccare Ciccio Caputo (che peraltro ho pagato ottanta crediti, non certo due milioni di scudi romani), trascurando il resto della mia squadra, pensando così di avere vita facile.

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Il Pallonario (2-8 novembre)

2 novembre. Il calciatore del Napoli, Antonio Bacchetti, di 28 anni, dovrà comparire il 17 dicembre davanti alla Corte d’Assise di Udine insieme al fratello Germano, ventisettenne, e ad altri tre ex partigiani, imputato di omicidio e sequestro di persona, per aver sequestrato alla vigilia della Liberazione due uomini, uno dei quali, tale Antonio Cornussi, veniva ucciso in località Casali di Porpetto. (1951) 

3 novembre. Signori si nasce, ma spiritosi si può sempre diventare. Almeno questo è quanto dimostrato da Bertie Vogts, capitano del Borussia, lo squadrone tedesco che ha messo in ginocchio il Toro di Gigi Radice. E guarda caso, il primo gol l’ha messo a segno proprio lui. Calcio a parte, tuttavia, Bertie è anche uomo di spettacolo e lo ha dimostrato in uno show televisivo a cui ha preso parte insieme a Maier, il portiere della Nazionale. Nell’occasione, il capitano ha raccontato barzellette e si è pure presentato in scena vestito da donna. Dedicando il tutto alle nostre “primedonne” che si ostinano a portare i calzoncini e le scarpe bullonate. (1976)

4 novembre. Ci risulta che i dirigenti laziali hanno in animo di apprestare un avvenimento di primissimo ordine. Si tratta di un incontro con la fortissima squadra inglese dell’Arsenal, la quale ha fatto sapere che sarebbe disposta a sostenere a Roma un incontro amichevole appunto con la Lazio. Naturalmente la conclusione è ancora in alto mare, dato che si tratta solo di sondaggi e non di trattative vere e proprie. (1938) 

5 novembre. In margine all’intervista una battuta sulla politica di Luciano Moggi, il d.g. della Juve. «Io in Parlamento? Non è mestiere mio.» (2005)

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La disparition – Il Fantacalcio senza la “e”

di Gianvittorio Randaccio

Nel 1969 Georges Perec pubblica La disparition, un romanzo che ha una particolarità: non contiene in alcuna sua parte la lettera “e”. È, insomma, un enorme e folle lipogramma, che ha messo a dura prova anche Piero Falchetta che, nel 1995, l’ha tradotto in italiano seguendo la stessa regola, con il titolo La scomparsa.


Quest’anno per il mio Fantacalcio ho deciso seguire le tracce di Perec e ho creato una liporosa, scegliendo solo giocatori senza “e” e chiamando la mia squadra, con poca fantasia, La disparition. Non è stato facile, devo ammetterlo: non ho potuto fare offerte per Immobile, per esempio, o per Belotti, o per il Papu Gomez, ma alla fine ce l’ho fatta, anche se il mio undici titolare non parte certo con i favori del pronostico. Ho vacillato un po’, quando poco prima della chiusura del mercato mi sono accorto di avere in rosa Samir Caetano, dell’Udinese, che non si capisce se quel Caetano lì fa parte del cognome o è un nome, tipo Caetano Veloso (che però gioca nel Verona, mi sembra) e che, nel dubbio, ho preferito sostituire. Rimane aperta una questione con l’Anagrafe, che cercheremo di risolvere al più presto.

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Il Pallonario (26 ottobre – 1 novembre)

26 ottobre.  John Segun Omojuwa, classe 1979, nigeriano, faceva il calciatore professionista in una squadra di Lagos. Mezz’ala dai grandi polmoni, decise che il suo futuro sarebbe stata l’Italia: tre anni fa è arrivato a Torino, con il sogno di giocare nella Juventus, cercando di seguire le orme del più fortunato connazionale Sunday Oliseh (poi finito al Borussia). Un sogno rimasto tale, implacabilmente ridimensionato da un provino troppo modesto. La sua storia è piaciuta al regista Gabriele Buti e Omojuwa è diventato due anni fa protagonista di Dreaming Barefoot (Un sogno a piedi nudi), interpretando se stesso e il suo viaggio di speranza in una pellicola che ha riscosso successo nell’ultima edizione del Torino Film Festival, per poi approdare anche alla programmazione di Telepiù. Da ieri John Segun Omojuwa è però in una cella del carcere delle Vallette, accusato di istigazione alla corruzione, falsificazione di documenti e tentata truffa. (2001) 

27 ottobre.  Bruno Lauzi arrivò sulla terrazza anche nell’ultimo agosto della sua vita. Era molto peggiorato: la resistenza contro mister Parkinson vacillava. Parlammo dello scandalo del calcio e, lui sampdoriano, mi chiese del Genoa. «Mi puoi spiegare perché un anno fa è stato colato a picco, in serie C, e adesso per la Juve e gli altri si discute, si cercano appigli, si fanno processi e ricorsi che non finiranno mai?». Cercai di spiegarglielo nei limiti del possibile, ma capii una cosa importante: che anche nel tifo di Bruno Lauzi, sampdoriano di nascita, c’era un soffio di giustizia e di poesia. Stava proprio male, ma salutandomi disse: «Devo prendere l’aereo, stasera canto a Caserta». (2006)

28 ottobre.  In occasione della seduta pubblica tenutasi oggi alla Camera dei Deputati l’onorevole Pagliuga ha presentato al Ministro dei Lavori Pubblici la seguente interrogazione per conoscere: «1)  Quanto spenderà lo Stato per l’annunciato ampliamento degli stadi di Roma, Milano, Firenze e altre città; 2) quanto spenderebbe per dare un acquedotto al Comune di Trivigno assetato e una strada rotabile al comune di Aliano per accedere alla frazione Alianello; 3) se ritiene più urgente, più necessario e più umano provvedere alle opere di cui al n. 1 e  rinviare invece alle calende greche quella di cui al n. 2 della interrogazione». (1950)

29 ottobre.  Proveniente da Firenze e accompagnato dalla moglie e dai quattro figli è giunto la scorsa notte a Roma Miguel Angel Montuori che oggi a mezzanotte partirà con la sua famiglia in aereo per il Cile. «Tutto quel che si è detto e scritto su di me in questi ultimi giorni sia in Cile che in Italia sono notizie che mancano di fondamento» ha detto Montuori. Costretto a  rinunciare al calcio, aveva tentato la via della pittura. Ma dopo qualche primo successo dovuto soprattutto alla curiosità destata dal suo nome, aveva dovuto abbandonare e mettersi a fare l’allenatore in squadrette minori in Toscana. (1971)

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Il giovedì Special

di Gianluca De Salve

Un giovedì dell’anno 2019, ore 16.25
È arrivato il momento di andarmene dall’ufficio perché il giovedì è il giorno degli allenamenti settimanali della Special. 
L’orario di inizio è previsto per le 17.30, devo sbrigarmi perché arrivare ad Arluno da corso Sempione richiede il suo tempo e i ragazzi mi aspettano.
Oggi ho preparato un foglietto con gli esercizi da fare, o almeno con quello che spero di riuscire a fare. L’ultima partita di campionato non è andata molto bene, abbiamo pareggiato contro la squadra fanalino di coda che non aveva ancora realizzato nemmeno un gol nei turni precedenti mentre noi ci presentavamo da primi della classe. Risultato finale 2-2. Nella squadra avversaria giocavano due ragazze e la maggior parte dei miei non riusciva a fare altro che guardarle in estasi dimenticandosi ogni mia disposizione. Giusto così.


Il giorno dell’allenamento è preceduto da una settimana di messaggi sul gruppo WhatsApp della squadra, la maggior parte di questi non riguarda gli allenamenti. 
Matteo “DJ” mi chiede i nomi delle ragazze della squadra avversaria di sabato scorso, Maurito vuole sapere se gli compro prima la macchina o il motorino, Mirko non si ricorda gli orari dei treni per tornare dal padre nel weekend. Giusto Mattia rimane sul pezzo e mi chiede di spostarlo dalla difesa al centrocampo. Io prometto risposte a tutti in cambio di un paio di giri di campo in più.
Arrivo in palestra con dieci minuti in ritardo e vengo subito preso d’assalto dai miei ragazzi che prima mi abbracciano e poi mi cazziano per la scarsa puntualità.
Mi cambio in un attimo e si comincia con i tanto temuti giri di campo, appunto. 
Ne chiedo almeno cinque fatti bene ma dopo uno e mezzo il gruppo si è già sfaldato. Al termine si passa a una camminata veloce con respiri lunghi per recuperare. I primi 15/20 minuti dell’allenamento sono dedicati alla parte atletica. Scatti, addominali e stretching.
Dopo una breve pausa acqua tiro fuori il bigliettino con gli esercizi da fare. Il programma prevede passaggi e tiri in porta. Immagino la reazione dei miei giocatori. Sarò contestato sui passaggi ma al momento dei tiri in porta si divertono tutti. Bastone e carota, sto già prendendo spunto dai più grandi mister di sempre.

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Il Pallonario (19-25 ottobre)


19 ottobre. I contestatori di Renzo Righetti, presidente della Lega Nazionale Professionisti, lo accusano, fra l’altro, di incoerenza e di trasformismo: «Ciò che era vero ieri, per lui non è più vero oggi, e viceversa». Un suo grande elettore, l’insigne poeta Corrado Ferlaino, gli ha dedicato questo epigramma che, a ben leggere, è qualcosa di mezzo tra l’affettuoso ammonimento e la garbata minaccia: «Il  Righetti ha decretato / che il presente sia passato; / il Righetti ha sempre in mente / che il passato sia presente. / Ma il Righetti è poi sicuro che il presente sia futuro?» (1979)

20 ottobre. L’ex vicepresidente della Federazione calcistica austriaca, Erich Schaunuber, ha chiesto oggi che tutte le partite internazionali in programma per la nazionale austriaca durante il prossimo anno vengano annullate e si provveda ad assumere un allenatore sovietico nonché numerosi assi stranieri per «rialzare il livello attuale, estremamente basso, del calcio austriaco». (1955)

21 ottobre. Buenos Aires. L’attaccante Adalberto Rodriguez, che ha giocato nelle squadre del Racing e del Tigre, è partito in aereo per la Spagna dove giocherà in una squadra che non si sa ancora se sarà il Real Madrid o il Deportivo Espanol. Il nullaosta è  stato ceduto dalla società Tigre ad un intermediario per la somma di 400.000 pesos. (1957) 

22 ottobre. Acquistando i biglietti delle partite di calcio presso «La Gazzetta dello Sport» –  Bar Vittorio Emanuele – Bar Tabaccheria Venezia, p.le  Oberdan – Bar Sana, p.za Piemonte – Bar Olimpia, Foro Bonaparte, riceverete in omaggio una crema da barba Fausto Coppi. (1953) 

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Gli undici della fantasia – Gianni Rodari Football Club

di Gianvittorio Randaccio

Ecco l’undici titolare della Gianni Rodari FC, che fa della fantasia e dell’imprevedibilità le sue armi migliori, peccando forse un po’ in continuità.

In porta, intoccabile, troviamo Tonino l’obbediente, l’unico candidato, per la verità, uno dei pochi dell’undici rodariano che se gli dici dove stare lui ci sta, senza prendere altre iniziative (Se nessuno gli comanda / non sa che fare e che dire / Se non gli dicono: Dormi / non riesce neanche a dormire). Se non gli dici di parare lui se ne dimentica, ma è un difetto marginale, l’importante è che stia tra i pali, magari il pallone glielo tirano addosso.
A destra, in difesa, troviamo il brigadiere De Dominicis, marcatore stretto, attento, fa una buona guardia senza avanzare troppo. È passato senza problemi dalle indagini in tribuna al verde del campo da gioco. Una grande coppia centrale protegge Tonino l’obbediente: il professor Grammaticus e Dick Fapresto. Grammaticus è la mente, Dick il braccio. Il professore, severo e inflessibile, non ammette errori, nemmeno da parte dei suoi avversari, e appena un centravanti sbaglia un congiuntivo parte in tackle. Si racconta che abbia fatto fare dieci giri di campo anche a un compagno di Nazionale che diceva di essere orgoglioso della sua «itaglianità». Dick Fapresto ascolta e asseconda Grammaticus in tutto: senza di lui sarebbe sperso, impegnato solo a correr dietro al suo sogno di diventare come Parry Mason. A sinistra, ecco il compassato professor Guidoberto, che corre avanti e indietro sulla fascia chiedendo agli avversari se per caso hanno visto qualche Etrusco negli spogliatoi, visto che ormai vive solo per incontrarne uno. Guidoberto è molto utile nelle trasferte, soprattutto all’estero, magari in coppa, visto che parla correntemente duecentoquattordici lingue.
In mezzo al campo dirige il gioco il ragioniere Francesco Giuseppe da Trieste, esile, leggerino, che negli spogliatoi legge di nascosto le poesie di Umberto Saba. Al suo fianco ha due centrocampisti un po’ indisciplinati, che tengono poco le posizioni. Giovannino Perdigiorno corre sempre, alla ricerca dell’azione senza difetti, del gol perfetto, e appena lo vedi e gli passi la palla lui è già da un’altra parte, moto perpetuo senza requie. Cipollino è un bel peperino, protesta sempre, lotta contro le ingiustizie e spesso si ribella alle decisioni arbitrali. Questo a volte gli provoca delle crisi di pianto, ma con un nome del genere non potrebbe essere altrimenti.

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Italo Calvino, l’orologiaio del centrocampo

di Silvano Calzini

Nato a Cuba, calcisticamente è cresciuto in Liguria per poi affermarsi a Torino. Figlio di due scienziati, non seguì la tradizione familiare per dedicarsi anima e corpo al calcio. Era incantato dai racconti delle vecchie partite, che stava ad ascoltare per ore trasognato. Agli esordi venne considerato un giocatore con la testa sulle nuvole, troppo portato all’invenzione fantastica. E pensare che poi diventò un mediano ordinato, preciso, razionale. Anche troppo. Il “ragionatore del centrocampo” per antonomasia.
Calvino era affascinato dai meccanismi del calcio. Appena cominciava la partita si metteva lì a cavallo della linea mediana e si divertiva a smontare gli ingranaggi della squadra avversaria come fossero un giocattolo. Poi, quando li aveva capiti, li rimontava e continuava a giocare. A quel punto aveva capito cosa doveva fare per portare la sua squadra alla vittoria. Silenzioso, sempre con un’espressione tra il corrucciato e l’ironico in volto, correva lasciando dietro di sé un leggero fruscio.
Stimato più che amato dai tifosi, il calcio di Calvino non era fatto per entrare veramente nel cuore degli ultras. Per infiammare le curve gli mancava il colpo d’ala, la giocata spettacolare. In compenso piaceva molto ai critici che ne ammiravano la lucida intelligenza, la capacità di tessere il gioco. Stilisticamente perfetto, si muoveva leggero in campo e il più delle volte terminava la partita come Nils Liedholm, vale a dire con i pantaloncini immacolati, senza la minima macchia. Non era giocatore da dichiarazioni polemiche o da grandi proclami e, anche quando diventò un punto fermo della nazionale azzurra, ai giornalisti che lo intervistavano si limitava a dire: «L’unica cosa che vorrei insegnare è un modo di guardare».

[Nel giorno del compleanno di Italo Calvino riproponiamo il suo fantastico e immaginario ritratto, opera di Silvano Calzini, presente nel suo Figurine (Ink, 2015)]

Il Pallonario (12-18 ottobre)

12 ottobre. Leggende in negativo. Ci sono anche due italiani tra i più grandi flop del calcio inglese. Massimo Taibi e Michele Padovano figurano ne I peggiori giocatori d’Inghilterra, libro che viene pubblicato giovedì da Weidenfeld & Nicholson. L’autore, Jeffe Stelling, ha consultato tecnici, giocatori e tifosi, per riempire l’irriguardoso bestiario. Un fiasco per ogni squadra delle serie professionistiche inglesi, con Taibi per il Manchester e Padovano per il Crystal Palace. (2004)

13 ottobre. La questione di Bonifaci si precisa. Domani il giocatore verrà messo in congedo dalle Forze Armate francesi e potrà usufruire del passaporto necessario per recarsi in Italia. A Parigi, come in tutta la Francia, si parla molto del curioso caso suscitato intorno a Bonifaci e si ignora, in verità, quale sviluppo ed esito avrà. Oggi però vi è chi è disposto a credere che la Federazione italiana sarebbe disposta a permettere al giocatore di giocare tutte le partite della Coppa del Mondo a condizione che egli non giochi eventualmente nella partita Francia-Italia. Non sappiamo quale fondamento abbia la notizia, ma essa ha i suoi fautori a Parigi, come l’ha quell’altra che vuole che il signor Davies sarà in fine di settimana a Parigi per fare ricerche sull’origine dei genitori di Bonifaci nel suo comune di nascita di Bezons. Nel caso che venga trovata anche una lontana parentela, dicono i giornali francesi, egli potrebbe liberamente giocare in Italia. (1953)

14 ottobre. Patrizia Vittorina Buffa ha ormai dimenticato il suo ex fidanzato Gianni Rivera. I fotografi l’hanno sorpresa cena e poi in auto con un giovane industriale milanese, Alfonso Nardella. Patrizia, ha spiegato ai cronisti: «Alfonso è il più caro amico e me ne sono accorta in questi mesi per me molto tristi. Dopo la rottura con Rivera, sono rimasta completamente sola. Alfonso invece mi è stato molto vicino e gliene sarò grata per sempre. È un giovane deciso, dinamico, sicuro di sé: tutto il contrario di Rivera.» (1974)

15 ottobre. Un calciatore brasiliano, Cassio Barros da Silva, 25 anni, è stato assassinato dal presidente del suo club, Gilson Raimundo De Verga. La notizia è stata resa nota ieri dalla polizia locale. Il calciatore da Silva voleva andare a giocare in un’altra squadra e De Veiga gli aveva ripetutamente rifiutato la necessaria autorizzazione per il trasferimento. Il presidente del Palmeira dos Indios, cittadina a centotrentacinque chilometri da Maceio, capoluogo dello stato d’Alagoas, a nord-est del Brasile, ha così crivellato di pallottole il giocatore. Si è poi dileguato  lasciando perdere le sue tracce. La polizia lo sta adesso cercando. (1994) 

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Ciccio & Spillo

di Emiliano “el Buitre” Fabbri

Recentemente un campione del mondo se l’è vista brutta. Il buon Ciccio Graziani è caduto da un’altezza di sette metri facendosi veramente male e rischiando seriamente di morire. Ma per fortuna se l’è cavata, e oggi, seppur ammaccato, è tornato a casa nella sua Arezzo, e può raccontare anche questa avventura. Anche se stavolta non ha avuto Spillo Altobelli a sostituirlo. Come quella noche dell’11 luglio 1982. Entrambi erano al Santiago Bernabéu. Ciccio in campo col suo numero 19. Spillo in panchina col 18. Si giocava la finale dei campionati del mondo di España ’82 contro la Germania Ovest. Ciccio era il titolare di quella nazionale, compagno di reparto di Pablito. Spillo era il primo cambio in attacco.

Graziani e Altobelli sono conterranei. Originari della campagna laziale. Spillo di Sonnino, antico borgo medioevale sulla catena degli Ausoni, in provincia di Latina. Ciccio è di Subiaco, un paese all’estremità interna della provincia di Roma, attraversato dall’Aniene e che si inerpica su alcune vette dei Monti Simbruini. Erano amici. Sono amici. Ciccio allora alla Fiorentina dopo aver fatto sognare i granata col suo gemello del gol Paolo Pulici. Altobelli è il capitano dell’Internazionale.

Ma torniamo alla notte del Bernabéu, quando gli Azzurri arrivano in finale sull’onda dell’entusiasmo, in cui dopo una partenza balbettante con Polonia, Perù e Camerun, hanno fatto fuori Argentina e soprattutto Brasile, per poi sbarazzarsi ancora della Polonia in semifinale. Su quel prato verde Ciccio il generoso sta giocando la sua finale. Sono passati appena sei minuti quando riceve palla da Oriali sulla trequarti teutonica. A questo punto arriva Wolfgang Dremmler che con un tackle ruvido prende palla e gambe, facendo rotolare il buon Ciccio sul prato del Bernabéu. Coelho non fischia e lascia giocare. Sarà quella l’ultima giocata di Graziani nel mondiale.

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