Che fenomeno, Gollini

di Gianvittorio Randaccio

Io non ho mai finito un album delle figurine Panini, posso dirlo con una certa sicurezza.serena
Mio padre è morto quando ero molto piccolo, e mia madre mi comprava l’album perché non poteva farne a meno, ma non condivideva con me la gioia di finire una squadra, la smania per la ricerca delle figurine mancanti o l’eccitazione al solo sfiorare un bel blocchetto da dieci pacchetti, pronti per essere scartati. Ricordo che mi capitava spesso di vedere i miei compagni di classe fuori dall’edicola con quelle scatolette da cinquanta pacchetti e che, immancabilmente, mi immalinconivo, pensando ai miei cinque, dieci pacchetti alla volta. Solo più tardi avrei scoperto che giocando alle figurine in cortile avrei potuto prendermi tante, piccole rivincite.

La vita dei miei album, però, durava molto più del tempo che serviva per finirlo; era qualcosa di vivo, vicino, un amico con il quale parlavo di parate, gol sbagliati e acrobazie spettacolari. Diventava una specie di quaderno che sfogliavo alla ricerca di appunti o piccole note che segnavo sui bordi delle pagine per non dimenticare quello che succedeva ai calciatori o a me stesso o magari a me stesso mentre pensavo ai calciatori. Fra tutti quegli spazi bianchi delle figurine mancanti un fascino particolare lo avevano le tabelle con le carriere dei giocatori: data di nascita, peso, altezza e, soprattutto, presenze e gol fatti negli anni precedenti, anche con le squadre nazionali. Consultavo e riconsultavo presenze e reti, elaboravo statistiche e mi facevo domande senza risposta, chiedendomi come mai, per esempio, Aldo Serena con l’Inter nel 1987-88 avesse segnato solo 6 gol, mentre l’anno successivo ne aveva fatti ben 22. Certo nel 1988-89, l’anno dello scudetto, aveva giocato 32 partite, mentre l’anno prima solo 22, ma una differenza così alta di rendimento proprio non riuscivo a spiegarmela. manniniOppure guardavo le tabelle dei portieri e mi chiedevo come mai di fronte ai gol subiti non ci fosse un bel meno, che segnalasse chiaramente che il povero Alessandro Mannini nel 1985-86 con il Pisa aveva subito e non segnato 38 gol, cosa che gli avrebbe permesso di battere il mitico record di Angelillo. Sarebbe bastato un piccolo segno matematico e tutto sarebbe stato più chiaro. Una cosa che invece mi faceva innervosire molto era l’ingiustizia di certi dati: le riserve, per esempio, o i giocatori più giovani che subentravano dalla panchina e magari giocavano pochi scampoli di partita ma per i quali nelle statistiche quella presenza aveva lo stesso valore di quella di uno che aveva giocato novanta minuti. Dentro di me mi dicevo che alcuni allenatori erano proprio crudeli a macchiare onorate carriere abbassando la media gol dei propri calciatori facendoli giocare così poco. Continua a leggere “Che fenomeno, Gollini”