Il calcio è un mistero (prima parte)

di Aldo Gianolio

[tratto da Teste quadre, Aliberti, 2006]

Per noi, che fra le altre cose ci intendiamo anche di calcio, la più grande formazione della squadra per cui tifiamo, la Juventus, è stata quella della prima partita in assoluto che abbiamo visto allo stadio, anche se in quella stagione, 1961/1962, la squadra non vinse lo scudetto: Anzolin, Garzena, Castano; Sarti, Emoli, Leoncini; Mora, Charles, Nicolè, Sivori, Stacchini. 9788874241422_0_0_300_75
Siamo grandi intellettuali, ma ci piace il gioco del pallone e le ragioni si possono ritrovare in quello che scrive Gian Paolo Ormezzano in
Storia del calcio: «Ritengo di conoscere troppo lo sport per poter conoscere bene il calcio. Il calcio è un mistero, gaudioso o tragico, glorioso o infimo, ma sempre mistero. Su diecimila partite la Juventus batte il Canicattì novemilanovecentonovantanove volte, ma ogni partita dà la possibilità al Canicattì di battere la Juventus. Questo non accade in nessun altro sport di squadra». Il gioco del pallone è democratico, riflettevamo, anche se, dopo questa nostra acuta riflessione, per un momento siamo rimasti titubanti considerando tutto quello di negativo che, sulla democrazia, i più grandi pensatori hanno elaborato, come Jorge Luis Borges in La moneta di ferro: «Diffido della democrazia, questo curioso abuso della statistica» o Henry Miller in L’incubo ad aria condizionata: «I ciechi conducono i ciechi: è il sistema democratico» o Georges Bernanos in Lettera agli inglesi: «La democrazia è la forma politica del Capitalismo» o Noam Chomsky in, se non ci ricordiamo male, Illusioni necessarie, mass media e democrazia: «La democrazia ha bisogno della dissoluzione del potere privato. Finché esiste il potere privato nel sistema economico, è una barzelletta parlare di democrazia. Non si può nemmeno parlare di democrazia se non c’è un controllo democratico dell’industria, del commercio, delle banche, di tutto».

Il gioco del calcio è il più bel gioco del mondo. Punto. E anche il più democratico, se ci consentite l’uso di questa parola, democrazia, ormai senza più significato, nel senso che spesso è solo vuota retorica ed enfasi, come era retorico ed enfatico il comunismo, che non applicava le cose che proclamava, come era retorico ed enfatico il fascismo che applicava le cose che proclamava. Dicono gli anarchici che se c’è da difendere i ricchi tutti i regimi lo fanno, se c’è da dichiarare una guerra, quando sono in gioco gli interessi dei potenti, nessun regime si tira indietro, se c’è da imbambolare i sudditi con delle frottole attraverso l’uso criminoso della televisione, idem con patate. Ci viene il sospetto che quando si vuole opprimere le genti e tirare fuori da loro quello che c’è da tirare fuori, cioè spremerle come limoni, tutto faccia brodo (tranne i dadi da brodo) e a seconda dei casi e dei tempi venga ogni volta applicato il regime più adatto, avendo efficacia la carota o il bastone, lo zucchero per indorare l’amara pillola o l’operazione chirurgica alla brutto dio senza anestesia (nonostante i magazzini dietro la sala chirurgica siano pieni di farmaci anestetici).
L’angoscia, una terribile e asfissiante angoscia attanaglia ogni abitante sensibile del mondo industriale contemporaneo, sia che si trovi in un regime totalitario o in uno democratico, in uno assolutista o in uno illuminato, in uno monarchico o in uno repubblicano, abitanti sensibili del mondo che da sempre sono la minoranza contrapposta alla spensierata maggioranza di quelli che in ogni regime sventolano con vigore bandiere, drappi, stendardi, vessilli e gonfaloni, quelli che applaudono gerarchi, colonnelli, sindaci, dittatori, presidenti, duci, capi di gabinetto, re, tiranni o principi.
Non è un’eresia pensare, come pensano gli anarchici, che la democrazia moderna, dove comanda per postulato la maggioranza, sia una bella presa per il culo, se si considera l’ondivago pensiero di questa maggioranza che dà il potere al primo che si mette a sbraitare su un palco promettendo a tutti mari e monti. Continua a leggere “Il calcio è un mistero (prima parte)”