Ciao_L’Italia del Novanta_25 giugno

di Antonio Gurrado

25 giugno 1990

Gioca l’Italia. Il Gran me stavolta sa già dove trovare il Piccolo me, ragion per cui va dritto alla casa dietro l’angolo, dove lo trova a guardare la partita incipiente con gli stessi amici della volta scorsa. Reiterazione dovuta al caso che i Mondiali costituiscono un’ondata contagiosa di superstizione, talché si finisce per convincersi che le proprie azioni influiscano sugli eventi cui si assiste in tv, anzi che quella tv sul cui schermo si assiste agli eventi sia, in quanto parte concreta e tangibile delle vite individuali, sottoposta alla stessa malleabilità degli eventi quotidiani che sottostanno alla nostra sfera d’azione.

Per fortuna tutto ciò il Piccolo me non lo pensa, in quanto non ancora filosofo, ma a nove anni e mezzo ha chiare in mente due idee precise. La prima, che l’Italia avendo vinto la prima partita convincente del torneo la prima volta che i genitori l’avevano portato a guardare la partita dagli amici, allora riportandolo a guardare la nuova partita dagli amici l’Italia sarebbe tornata a vincerla in maniera convincente. La seconda, espressa nell’itinerario ossia nell’atto di girare l’angolo, che l’Italia avrebbe nuovamente vinto 2-0 ma stavolta dopo Schillaci avrebbe segnato Serena, che mica per niente un annetto prima era stato capocannoniere apocalittico della Serie A.

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Sorgono tuttavia a ostacolo delle idee chiare del Piccolo me due circostanze, che lo educano a una futura vita di eventi irragionevoli e disordinati il cui unico scopo sarà contraddire la sua chiarezza d’idee e cristallina razionalità. La prima, che Serena non gioca (il Piccolo me non controlla mai la formazione, l’Italia è l’Italia e non gli undici accidenti della storia che capitano indossarne la maglia azzurra) e ciò gli rende più difficoltoso onorare il pronostico. La seconda, che l’Italia sembra per la prima volta cozzare contro il muro della storia.

Le combinazioni alchemiche del tabellone a eliminazione diretta le hanno posto di fronte infatti l’Uruguay, che tutti sottovalutano ma che il Piccolo me conosce per una delle più forti squadre del mondo. La storia dei Mondiali che ha accuratamente studiato per giungere preparato all’inizio del torneo, infatti, dimostra che primi campioni in assoluto furono gli uruguagi, nel 1930, e poi ancora nel ’50 a discapito del Brasile presuntuoso; e quelli di fronte agli azzurri sono uruguagi tanto quanto i protagonisti dei fantastici, epici, mitologici resoconti che ha trovato nella storia dei Mondiali che l’aedo Gian Paolo Ormezzano aveva scritto per il fascicolo speciale di «Famiglia Cristiana», a ritroso perché solo gli ingenui credono che la storia vada in avanti, la storia va sempre da oggi all’indietro. Per fortuna tutto ciò il Piccolo me non lo pensa, in quanto non ancora storico a nove anni e mezzo; è il Gran me che ricostruisce il contesto intellettuale della sfida dell’Olimpico, e a posteriori finalmente la capisce. Continua a leggere “Ciao_L’Italia del Novanta_25 giugno”