La Disparition – Il Fantacalcio senza la “e” #2

di Gianvittorio Randaccio

Le dichiarazioni dell’allenatore della FF Glories prima della partita non mi lasciavano tranquillo: «Conosciamo il valore della Disparition, che rispettiamo ma non temiamo. L’esperienza, il talento e la cultura dei miei giocatori ci porteranno a disputare un grande incontro, ne sono sicuro». Parole chiare, all’apparenza, ma che nascondevano una strategia, un piano preciso che, per fortuna, grazie alle mie appassionate letture, sono riuscito a capire in tempo.


Ho scoperto, infatti, che un giocatore tenuto astutamente in panchina dai miei avversari non era il Diego Farias che tutti pensano, ovvero l’attaccante brasiliano dello Spezia, bensì il vecchio e saggio Faria, l’abate che aiuta e istruisce Edmond Dantès ne Il conte di Montecristo. L’abate Faria, travestito da calciatore, nei giorni che hanno preceduto la partita ha spiegato ai suoi compagni che, grazie a delle carte trovate in un antico libro trafugato a casa mia, ha capito qual è il tesoro della Disparition, la chiave per impedire alla mia squadra di andare in gol: «Tutto ruota intorno a Ciccio Caputo,» ha detto Farias «che il presidente della Disparition ha pagato la bellezza di due milioni di scudi romani, tredici milioni di lire di Francia, al cambio del 1829. Bloccate Caputo e La Disparition, scusate il gioco di parole, sparirà». E così per tutta la settimana gli avversari della Glories Fc hanno preparato la partita pensando solo a bloccare Ciccio Caputo (che peraltro ho pagato ottanta crediti, non certo due milioni di scudi romani), trascurando il resto della mia squadra, pensando così di avere vita facile.

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