La Disparicion – Il fantacalcio senza la “e” #6

di Gianvittorio Randaccio

È successo ancora. L’altra notte ho sognato Alfonso Gatto, di nuovo. Forse dovevo aspettarmelo: questa cosa del fantacalcio senza la “e” mi sta prendendo un po’ la mano e i dubbi e i consigli di un poeta, in teoria, possono sempre far comodo, soprattutto se arrivano da un poeta appassionato di calcio. Ma non mi ricordavo che ad Alfonso Gatto, come già avevo scritto tempo fa, probabilmente il Fantacalcio non sarebbe mai piaciuto, visto quanto era allergico ai voti e alle valutazioni dei calciatori che un poeta consumato come lui non valutava con «bilancine e mezzi punti», anzi, queste erano cose che gli davano il voltastomaco. Gatto avrebbe preferito far esprimere loro, i calciatori: «Bisognerebbe lasciarli parlare di più, tutti, anche i più modesti. Sulle pagelle del bimestre e dell’anno siano essi a scrivere il voto» si auspicava, altro che dover star dietro all’ego spropositato dei giornalisti, a cui piace dare voti «in un modo teatrale e infantile» per «mostrare la propria sensibilità al peso critico, alla frazione di punto e all’arte di spaccare il capello in quattro».

Nel sogno di stanotte, infatti, Alfonso Gatto mi ha detto chiaro e tondo di finirla con questo Fantacalcio, che non è un gioco serio, che devo pensare di più alla poesia e meno alla matematica; semmai ritornare a giocare a calcio, quello vero, appena passa questa sciagura del coronavirus. Io gli ho risposto che non ce la faccio, è più forte di me, appena vedo il tabellino di una partita non posso fare altro che pensare al modulo, ai gol fatti e a quelli subiti, ai bonus e ai malus, cominciando a fare calcoli improbabili, ipotizzando tutte le situazioni possibili e immaginabili.

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Alfonso Gatto e il Fantacalcio

di Gianvittorio Randaccio

L’altra sera sfogliavo qualche pagina degli scritti del poeta Alfonso Gatto, contenuti in La palla al balzo, pubblicato da Limina nel 2006. In questo libro sono raccolti gli articoli sul calcio che Gatto ha scritto a metà anni Settanta per «Il Giornale» di Montanelli: pezzi lucidi, smaliziati, mai banali, in cui si parte dal pallone per arrivare quasi sempre altrove. la-palla-al-balo-1
A un certo punto, come capita spesso quando uno è sdraiato e l’ora è tarda, mi sono addormentato, e ho cominciato un sogno: ho sognato che stavo organizzando un torneo di Fantacalcio, e che avevo bisogno di un partecipante, l’ultimo, per chiudere la lista delle rose. E nel sogno mi rivolgevo proprio ad Alfonso Gatto, di cui ho visto solo qualche foto e di cui mai ho sentito la voce. Pensavo, ingenuamente, che la sua passione calcistica lo avrebbe facilmente portato ad accettare la mia richiesta e che, anzi, mi sarei vantato a lungo con i miei amici per questo colpo: pensate, avrei detto loro, un vero poeta fantacalcista, pronto a tutto pur di vincere per mezzo punto all’ultimo minuto. Ma il sogno ben presto mi riportava all’amara realtà, quella che traspare chiaramente dalle pagine de La palla al balzo. Alfonso Gatto non ne vuole sapere del Fantacalcio, questa cosa dei giornalisti che danno i voti ai calciatori, anzi, gli sta proprio sullo stomaco, fin dagli anni Settanta. «Armati di bilancine e di mezzi punti, gli stessi cronisti si impancano a giudici. Esaurito il proprio chilometrico resoconto critico e narrativo, essi hanno ancora da additare gli ottimi, i buoni, gli insufficienti e i così-così, con l’aria di intenditori che assaggiano il vino con gli occhi e col naso, ma dopo averlo già bevuto»: così scriveva in Voti e pagelle, a pagina trentanove, criticando aspramente la cosa che più piace al fantacalcista, ovvero il voto, il giudizio espresso con un numero, la valutazione matematica, che da sola costituisce l’anima di una partita virtuale. Continua a leggere “Alfonso Gatto e il Fantacalcio”