Sacchi e il Milan: il primo scudetto non si scorda mai

di Giuseppe Di Girolamo

Quello di domenica 15 maggio 1988 è un caldo pomeriggio di primavera. Sono quasi le sei, il sole si sta abbassando all’orizzonte e la sera sta lentamente prendendo il sopravvento. Da Como, dove si sta giocando Como-Milan, giunge nelle case del Paese, attraverso le radioline accese, il fischio dell’arbitro che decreta la fine dell’incontro sul risultato di 1-1. La voce regina di «Tutto il calcio minuto per minuto», quella di Enrico Ameri, annuncia: «Il Milan è Campione d’Italia». Silvio Berlusconi è presidente del Milan da poco più di due anni, Arrigo Sacchi è alla sua prima stagione sulla panchina dei rossoneri, eppure in quell’arco ristrettissimo di tempo, una squadra che per quasi tutti gli anni Ottanta è stata relegata al ruolo di comprimaria, ha colmato il gap che la separa dalle prime della classe, ed è ora sul trono di regina d’Italia, per l’undicesima volta. Sembra un momento importantissimo, di rara intensità e certamente lo è, ma col senno di poi era soprattutto il primo passo sulla luna, per quei pionieri del calcio spettacolo. Una squadra ancora acerba, che molto altro avrebbe avuto da dire e dare, per i seguenti vent’anni, sia a livello nazionale che internazionale, come pochissime altre squadre sapranno fare. Se esiste la storia del calcio, una buona parte l’ha scritta il Milan.

Momento storico

Milano è una città a guida Psi, il sindaco è Paolo Pillitteri. Un celebre spot dell’epoca spiega in pochi secondi la città di quegli anni, tanto che ancora oggi, per sintetizzare con efficacia e puntualità il momento storico in cui la città era calata, la si definisce “Milano da bere”, proprio come recita la frase che chiude quella pubblicità. ramazzottiMilano è ricca, benestante, l’Italia non era ancora pronta a entrare in Europa, ma l’Europa e il mondo erano già entrati a Milano. Certamente era la prima città del Paese che usciva dal proprio comfort domestico e si apriva al concetto di globalità. Era in fase di realizzazione la terza linea della metropolitana, l’ampliamento dell’aeroporto di Malpensa, nonché il terzo anello e la copertura dello stadio San Siro. Milano era diventata anche la capitale delle tv private, per merito o per colpa proprio di Berlusconi che da Cologno Monzese attraverso le sue reti irradia su tutto il territorio nazionale programmi che strizzavano l’occhio alla tv made in Usa: a volte erano programmi discutibili, ma certamente innovativi per l’epoca. A pensarci ora, vi era distonia nel fatto che una delle nuove capitali del globo fosse a conduzione socialista, mentre di lì a pochissimo la cortina di ferro si sarebbe afflosciata su sé stessa. La storia dimostrerà in seguito che non era tutto oro quel che luccicava, ma in quel momento Milano dominava la scena. Tranne che nel calcio. L’ultimo campionato vinto dal Milan è datato 1979, l’Inter vince l’anno seguente, poi per molti anni sarà spesso una contesa tra Roma e Juventus. Ma come si fruiva il calcio a quei tempi? Sky è solo una parola inglese, non un canale tv. Le partite si ascoltano in diretta radiofonica, le immagini sono disponibili sulla Rai solo una volta terminati gli incontri. Alle 18 l’appuntamento è con Novantesimo Minuto di Paolo Valenti, alle 19 c’e Domenica Sprint con Gianfranco De Laurentiis e alle 22 la Domenica Sportiva di Sandro Ciotti. Fine delle trasmissioni. Il lunedì mattina «La Gazzetta dello Sport» è più venduta della Bibbia, mentre per gli appassionati del bar dello sport la sera c’è Aldo Biscardi col «Processo del lunedì». Era considerato un programma trash allora, ma vi prendevano parte firme autorevolissime del giornalismo. Dopodiché, se avevi la fortuna di fare il tifo per una squadra che giocava nelle coppe europee, c’erano le partite del “mercoledì di coppa”, citato come momento sacro di metà settimana della media borghesia, ben rappresentata nei primi due film della serie di Fantozzi. Altrimenti niente più calcio fino a domenica. Ricordo che in quegli anni, il giovedì, alcune squadre di serie A giocavano incontri amichevoli contro piccole squadre di provincia del proprio territorio. Se eri in astinenza da calcio giocato, ti andavi a cercare sul televideo anche il risultato di quelle partite… ah già, probabilmente non sapete cosa sia il televideo. Ne parliamo un’altra volta. Continua a leggere “Sacchi e il Milan: il primo scudetto non si scorda mai”