Il calcio è un mistero (seconda parte)

di Aldo Gianolio

[tratto da Teste quadre, Aliberti, 2006]

Alberto Contini fu scelto come allenatore della squadra aziendale perché al bar godeva la fama di grande intenditore, prendendo il posto di Ennio Fabris, allora capufficio dell’Ufficio Acquisizioni: era un buon uomo, Fabris, ma non aveva polso e con lui la squadra arrivava sempre ultima. Contini accettò l’incarico di allenatore per pura vanità, come succede per un quarto delle scelte fatte dagli uomini moderni, gli altri tre quarti derivando invece dalla brama di denaro, e anche se a pallone aveva giocato poco e comunque non era mai stato un gran campione portò la squadra aziendale composta per otto undicesimi da brocchi trionfare al prestigioso torneo provinciale delle aziende con la finale giocata allo stadio Malatesta di Casalpiede vinta uno a zero, che ancora oggi viene ricordata in azienda e raccontata ai nuovi assunti.p_20181105_210627
Per prima cosa setacciò l’Aztrapub in cerca di talenti calcistici costringendo quasi tutti i dipendenti a fare un provino sotto i suoi attenti occhi nel campetto dietro viale Cipada: se qualcuno manifestava la minima dote veniva istantaneamente convocato per l’allenamento successivo. Il più bravo di tutti si dimostrò Ottavio Fontanesi, giocoliere funambolico col fiuto innato del gol, che divenne pedina insostituibile della squadra nel ruolo di centrattacco ma che subito dopo la finale, vinta con un suo gol, si sarebbe purtroppo frantumato il ginocchio cadendo nella buca dei meccanici mentre alla mattina alle cinque si stava recando a prendere il suo autobus per iniziare il turno di guida, e fu costretto ad attaccare le scarpe al chiodo. Contini insistette anche con Piumoni e Cacciavillani affinché si presentassero per il provino. Cacciavillani non andò perché non aveva mai preso a calci una palla in tutta la sua vita e nemmeno tifava per alcuna squadra, per non compromettersi, esattamente come faceva con i partiti politici. Piumoni, che invece da piccolo aveva tirato qualche calcio nei campetti adiacenti a Montecùbito quando era tifoso della Juventus, per poi passare all’Inter perché il direttore Romolo Pagliuzzi teneva l’Inter, per poi passare al Milan perché il nuovo direttore Pietro Mordidomano teneva il Milan, esattamente come faceva con i partiti politici, al provino si presentò gonfio e sicuro di sé pensando di essere Sivori solo per avere il culo molto basso come Sivori. Sotto gli occhi esterrefatti dell’allenatore Alberto Contini, Piumoni dimostrò di non saper stoppare, non saper palleggiare, non saper colpire di testa, non saper tirare e non saper dribblare, fu il peggiore di tutti quelli che avevano fatto il provino, una frana, tanto che Contini non lo volle più assolutamente tra i piedi. Ai colleghi Piumoni spiegò che era lui che non aveva accettato di far parte della squadra perché quel tipo pelato col pizzetto, come si chiama? diceva, Gualberto Calzini… Roberto Pompini… insomma quello lì, è un incompetente di prima riga, e la sua squadra, diceva, di sicuro non andrà molto lontano. Continua a leggere “Il calcio è un mistero (seconda parte)”

Il calcio è un mistero (prima parte)

di Aldo Gianolio

[tratto da Teste quadre, Aliberti, 2006]

Per noi, che fra le altre cose ci intendiamo anche di calcio, la più grande formazione della squadra per cui tifiamo, la Juventus, è stata quella della prima partita in assoluto che abbiamo visto allo stadio, anche se in quella stagione, 1961/1962, la squadra non vinse lo scudetto: Anzolin, Garzena, Castano; Sarti, Emoli, Leoncini; Mora, Charles, Nicolè, Sivori, Stacchini. 9788874241422_0_0_300_75
Siamo grandi intellettuali, ma ci piace il gioco del pallone e le ragioni si possono ritrovare in quello che scrive Gian Paolo Ormezzano in
Storia del calcio: «Ritengo di conoscere troppo lo sport per poter conoscere bene il calcio. Il calcio è un mistero, gaudioso o tragico, glorioso o infimo, ma sempre mistero. Su diecimila partite la Juventus batte il Canicattì novemilanovecentonovantanove volte, ma ogni partita dà la possibilità al Canicattì di battere la Juventus. Questo non accade in nessun altro sport di squadra». Il gioco del pallone è democratico, riflettevamo, anche se, dopo questa nostra acuta riflessione, per un momento siamo rimasti titubanti considerando tutto quello di negativo che, sulla democrazia, i più grandi pensatori hanno elaborato, come Jorge Luis Borges in La moneta di ferro: «Diffido della democrazia, questo curioso abuso della statistica» o Henry Miller in L’incubo ad aria condizionata: «I ciechi conducono i ciechi: è il sistema democratico» o Georges Bernanos in Lettera agli inglesi: «La democrazia è la forma politica del Capitalismo» o Noam Chomsky in, se non ci ricordiamo male, Illusioni necessarie, mass media e democrazia: «La democrazia ha bisogno della dissoluzione del potere privato. Finché esiste il potere privato nel sistema economico, è una barzelletta parlare di democrazia. Non si può nemmeno parlare di democrazia se non c’è un controllo democratico dell’industria, del commercio, delle banche, di tutto».

Il gioco del calcio è il più bel gioco del mondo. Punto. E anche il più democratico, se ci consentite l’uso di questa parola, democrazia, ormai senza più significato, nel senso che spesso è solo vuota retorica ed enfasi, come era retorico ed enfatico il comunismo, che non applicava le cose che proclamava, come era retorico ed enfatico il fascismo che applicava le cose che proclamava. Dicono gli anarchici che se c’è da difendere i ricchi tutti i regimi lo fanno, se c’è da dichiarare una guerra, quando sono in gioco gli interessi dei potenti, nessun regime si tira indietro, se c’è da imbambolare i sudditi con delle frottole attraverso l’uso criminoso della televisione, idem con patate. Ci viene il sospetto che quando si vuole opprimere le genti e tirare fuori da loro quello che c’è da tirare fuori, cioè spremerle come limoni, tutto faccia brodo (tranne i dadi da brodo) e a seconda dei casi e dei tempi venga ogni volta applicato il regime più adatto, avendo efficacia la carota o il bastone, lo zucchero per indorare l’amara pillola o l’operazione chirurgica alla brutto dio senza anestesia (nonostante i magazzini dietro la sala chirurgica siano pieni di farmaci anestetici).
L’angoscia, una terribile e asfissiante angoscia attanaglia ogni abitante sensibile del mondo industriale contemporaneo, sia che si trovi in un regime totalitario o in uno democratico, in uno assolutista o in uno illuminato, in uno monarchico o in uno repubblicano, abitanti sensibili del mondo che da sempre sono la minoranza contrapposta alla spensierata maggioranza di quelli che in ogni regime sventolano con vigore bandiere, drappi, stendardi, vessilli e gonfaloni, quelli che applaudono gerarchi, colonnelli, sindaci, dittatori, presidenti, duci, capi di gabinetto, re, tiranni o principi.
Non è un’eresia pensare, come pensano gli anarchici, che la democrazia moderna, dove comanda per postulato la maggioranza, sia una bella presa per il culo, se si considera l’ondivago pensiero di questa maggioranza che dà il potere al primo che si mette a sbraitare su un palco promettendo a tutti mari e monti. Continua a leggere “Il calcio è un mistero (prima parte)”