Il campionato in salotto_Sampdoria-Inter

Dal nostro inviato Gianvittorio Randaccio

Prima di Sampdoria-Inter avevo pensato di scrivere qualcosa su Ciccio Caputo, appena acquistato dai doriani, magari sul fatto che l’anno scorso l’ho pagato ottanta crediti al Fantacalcio, o magari sul fatto che anche il mio vicino di casa si chiama Caputo, anche se non gioca a calcio e, a dar retta alle urla che sento attraverso le nostre pareti confinanti, mi sembra molto juventino e per niente doriano. Improvvisando un po’ avrei potuto immaginarmi un colloquio tra me e il mio vicino, chiedendogli indietro i crediti che avevo speso l’anno scorso oppure perché fingesse di essere il mio vicino quando invece è un famoso calciatore della Sampdoria.
Ma poi ho letto una dichiarazione del portiere dell’Inter Handanovic e ho cambiato idea: il pezzo su Caputo magari lo scriverò per la partita di ritorno. Il buon Samir, in pratica, ha dichiarato che a volte si sente il Bukowski dei portieri, cosa che mi ha stupito molto, in primo luogo perché uno non si immagina che dei calciatori possano leggere dei libri e secondo perché tra tutti gli scrittori che Handanovic avrebbe potuto nominare mai avrei immaginato Bukowski, che mi sembra più un tipo da Gascoigne o da Nainggolan, per citare i primi nomi che mi vengono in mente. Handanovic dice letteralmente che a volte si sente «il Bukowski dei portieri, anche se non bevo e non fumo ma come lui sono un tipo diretto, che va dritto se deve dire una cosa a qualcuno». Certo, questa cosa si potrebbe dire anche di Sgarbi, o di Mughini, forse, ma mi piace l’idea che il portiere dell’Inter si sia lanciato in questo ardito parallelo letterario.

E allora, anche dopo aver visto Sampdoria-Inter, mi sembra di capire un po’ di più perché l’Handanovic degli ultimi tempi a volte sembra distratto e abbia dei cali di rendimento un po’ inconsueti: forse insieme alla borraccia, dietro alla porta, Samir tiene un libro di Bukowski, e ogni tanto, se la palla è lontana, ne legge qualche pagina; magari le poesie, che sono più corte e, anche se ti interrompi per fare una parata, poi non perdi il filo. Immagino che abbinare la letteratura allo sport, contemporaneamente, non sia semplicissimo e magari, se stai riflettendo su un verso, tu non riesca a rimanere concentratissimo e allora la palla ti sfugge e così ciao, ecco la papera.

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Neuro2020 – Girone E – Spagna-Svezia

di Gino Cervi

Anversa (Belgio), 1° settembre 1920

SPAGNA-SVEZIA

Il 1° settembre del 1920 al Bosuilstadion di Anversa scendono in campo le rappresentative di Spagna e Svezia. L’incontro è valido come turno di qualificazione del torneo di “consolazione” tra le rappresentative che si sono disputate la medaglia d’oro ai Giochi della VII Olimpiade. Una formula non poco cervellotica prevedeva che le squadre che non avevano raggiunto la finale, disputassero un “sotto-torneo” per stabilire a chi sarebbe spettato di salire sul gradino più basso del podio e ricevere la medaglia di bronzo. La finale tra Belgio e Cecoslovacchia ebbe però un burrascoso esito: i boemi verso la fine del primo tempo, in svantaggio per 2-0 e con un uomo in meno per un’espulsione, abbandonarono il campo per protesta nei confronti dell’arbitro, il britannico Lewis, accusato di favorire palesemente i padroni di casa. I cechi vennero squalificati e il torneo “di consolazione” dovette assegnare non solo il bronzo, ma anche l’argento.

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Quando Spagna e Svezia s’incontrarono nel primo turno del torneo consolatorio, a voler considerare un momentino la situazione storica – per dirla col Duca d’Auge – bisognava ammettere che la si trovasse assai poco chiara e che resti del passato alla rinfusa si trascinassero ancora qua e là. Il 21 maggio era terminata la Rivoluzione messicana; il 25 giugno, ad Ancona, scoppiava la rivolta dei Bersaglieri, culmine delle tensioni sociali del cosiddetto Biennio rosso; il 13 luglio i fascisti assaltavano e incendiavano a Trieste il Narodni Dom, la Casa del Popolo degli sloveni triestini – e se glielo chiedete se lo ricorda bene ancora oggi Boris Pahor, lo scrittore sloveno triestino che ad agosto compirà 107 anni – ; il 18 agosto il XIX emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America concedeva alle donne il diritto di voto; il 31 agosto, a Komarow, nel corso della guerra sovietico-polacca, si svolgeva l’ultima grande battaglia di cavalleria della storia, come si legge nei racconti de L’armata a cavallo di Isaak Babel’. Una settimana dopo, l’8 settembre, a Fiume Gabriele d’Annunzio avrebbe proclamato la Reggenza italiana del Carnaro.

A complicare maledettamente le cose, il 16 agosto, ad Andernach, in Germania, da padre statunitense, ma di origini polacche, nonché sergente della Terza Armata USA, e da madre tedesca, nasce Heinrich Karl Bukowski che qualche decennio più tardi diventerà il noto scrittore e poeta Charles Bukowski.

Quasi a voler far finta di niente, le rappresentative di Spagna e Svezia si affrontarono in quel 1° settembre, così, per consolarsi, e per rimettersi alle decisioni arbitrali di Giovanni Mauro, dirigente di spicco del movimento arbitrale italiano, già fondatore nel 1911 dell’AIA, Associazione Italiana Arbitri, e figura centrale, negli anni a venire, della Federazione Italiana Gioco Calcio.
Gli svedesi, tra una vodka e l’altra, segnarono al 28’ del primo tempo con Albin Dahl, ma nella ripresa, a colpi di orujo, gli iberici ribaltarono il risultato in tre minuti: al 51’ pareggiò José María Belauste e al 53’ siglò il gol del vantaggio Domingo Goméz-Acedo, entrambi bandiere dell’Athletic Bilbao. A garantire il successo finale ci pensò poi El Divino, ovverossia il portiere spagnolo Ricardo Zamora, allora appena diciannovenne, ma già incantatore di attaccanti.

E se non ci si incantò, si bevve. Lo spiega bene anche il vecchio Chinaski che, anche se forse nessuno lo sa, ha ispirato la famosa pubblicità radiofonica della Stock di Trieste che andava in onda alla fine di Tutto il calcio minuto per minuto:charles-bukowski-e1550484229754

«Se succede qualcosa di brutto / si beve per dimenticare;
se succede qualcosa di bello / si beve per festeggiare;
e se non succede niente / si beve per far succedere qualcosa.»

(Charles Bukowski, Women)

 

Spagna-Svezia 2-1
28’ Dahl, 51’ Belauste, 53’ Goméz-Acedo

Spagna: Zamora, Arrate, Belauste; Félix Sesúmaga, Vallana, Goméz-Acedo; Pagaza, Samitier, Sabino, Patricio, Pichichi

Svezia: Zander, Gustafsson, Nordenskjöld; Wicksell, Lund, Olsson; Bergström, Dahl, Öijermark, Sandberg, Karlsson